Etiopia: l’esercito interviene nel Tigrè

Il Governo etiopico ha deciso di intervenire militarmente nella regione vicina al confine con l’Eritrea, da anni percorsa da rivendicazioni autonomiste. Il premier etiope Abiy Ahmed, che ha autorizzato l’intervento militare, aveva ricevuto lo scorso anno il Nobel per la pace proprio per la sua opera di mediazione con il Tigray People's Liberation Front.
AP Photo/Marwan Ali

Dalla settimana scorsa, l’Etiopia è in prima pagina su tutti i media africani, e non solo. Di fronte a continui dissensi interni, rivolte, scontri protratti negli anni tra diverse etnie, il governo etiope ha deciso di contrastare con la forza militare ogni inclinazione a staccare la regione del Tigrè dal resto del Paese.

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed sta cercando di ripristinare l’autorità del governo federale in questa regione controllata dal Tigray People’s Liberation Front (Tplf), che sfida da mesi lo Stato etiope.

Sabato 7 novembre il Parlamento federale ha votato per revocare il Parlamento regionale e l’esecutivo del Tigrè, annunciando un intervento militare in questa regione del nord del Paese, che minaccia la secessione.

In un comunicato, l’amministrazione del Tigrè ha definito la decisione “uno scherzo”, accusando il primo ministro Abiy Ahmed di voler installare i suoi “burattini” nella regione. Mentre l’amministrazione del Tigrè accusa Addis Abeba di “cercare la guerra”, afferma che le scelte del Tigrè rimangono la pace e il dialogo, aggiungendo che «gli sforzi per la pace continueranno fino all’ultimo minuto».

I deputati federali etiopi avevano inoltre confermato fin da giovedì 5 novembre lo stato di emergenza, decretato il giorno prima per sei mesi nel Tigrè dal governo federale. Il provvedimento era stato emanato mercoledì mattina dal premier Abiy Ahmed, poco dopo l’annuncio di aver avviato operazioni militari contro le autorità della regione.

Secondo la Costituzione etiope, lo stato di emergenza conferisce al Governo «tutti i poteri necessari per proteggere la pace e la sovranità del Paese, nonché per mantenere la sicurezza e l’ordine pubblico», e lo autorizza a sospendere «alcuni diritti politici e democratici».

Redwan Hussein, portavoce del comitato di emergenza etiope, ha affermato: «Questo conflitto non contrappone la regione del Tigrè al governo federale. Si oppone ad un gruppo molto piccolo con interessi particolari, che contribuisce a destabilizzare l’ordine nazionale e minaccia il controllo dell’ordine politico etiope. Il governo federale deve quindi fare tutto il possibile per mantenere l’ordine e garantire il rispetto della Costituzione, e quindi liberare il popolo del Tigrè».

Ė comunque molto difficile avere un’idea precisa della situazione sul campo, tanto più che la rete Internet sembra essere stata interrotta nella regione.

Secondo una fonte umanitaria della regione di Amhara, sabato scorso 3 combattenti sono stati uccisi e altri 35 sarebbero stati feriti. I cortei funebri dei combattenti uccisi hanno completamente congestionato le strade che portano a Gondar, l’antica capitale imperiale dell’Etiopia, nella regione a nord del lago Tana.

Il premier etiope Abiy Ahmed, che aveva ricevuto lo scorso anno il Premio Nobel per la pace proprio per la sua azione di riconciliazione con il governo autonomo del Tigrè, ha annunciato mercoledì l’avvio dell’intervento militare come reazione dovuta per contrastare gli attacchi contro alcune basi militari dell’esercito federale etiopico.

L’escalation militare fa purtroppo temere un nuovo conflitto che potrebbe minacciare la fragile stabilità raggiunta lo scorso anno nel secondo Paese (dopo la Nigeria) più popoloso del continente africano, con oltre 100 milioni di abitanti.

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