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Candela Copparoni

Sono collaboratrice di Città Nuova. Mi sono specializzata in Migrazioni e Mediazione Inter-mediterranea alle Università Ca’Foscari di Venezia e Paul Valéry di Montpellier, con una specializzazione all’Università Moulay Ismaïl di Meknès. Ho collaborato con il team di comunicazione della Sezione Migranti e Rifugiati della Santa Sede, e ho preso parte al Comitato dei Lavoratori Migranti presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU (UNHCHR) a Ginevra. Sono co-autrice del libro Comunicar i marcar la diferència: testimonis de joves periodistes valencianes (Ed. Publicacions de la Universitat de València), e autrice del libro Estelio Caballo: vida y obra de un criollo. Historia de Paraná a través de un migrante de 3ª generación (Ed. La Hendija).

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Contrastare la violenza di genere

Qual è il segnale in codice contro le violenze?

Ho sentito parlare di un segnale in codice contro le violenze, di cosa si tratta? Come bisogna farlo? Marisa

Foto Wikimedia Commons

Questa è un’ottima domanda, come lo è il fatto che si stia diffondendo la voce sull’esistenza di un segnale discreto ed efficace per aiutare le persone che subiscono abusi e si trovano in pericolo.

L’idea è nata in Canada, dalla Canadian Women’s Foundation, durante i primi mesi di lockdown dovuti alla pandemia di Covid-19. La convivenza forzata e l’impossibilità di fuga hanno aggravato la situazione per molte persone vittime di violenze domestiche, principalmente donne, aumentando esponenzialmente le chiamate ai numeri di emergenza per chiedere aiuto. In Italia, il numero antiviolenza e stalking è il 1522.

Tuttavia, ad aprile del 2020 si è percepita la necessità di trovare un modo alternativo per esprimere il bisogno di soccorso, dato che spesso l’aggressore era presente e, davanti ad una richiesta di aiuto, avrebbe potuto reagire più violentemente contro la vittima.

Il segnale prende il nome dell’hashtag #SignalForHelp e consiste in un semplice gesto: alzare la mano come se fosse un saluto, appoggiare il pollice sulla palma e chiudere le quattro dita su di esso. Il messaggio che trasmette sarebbe: “contattami in modo sicuro”.

All’inizio, è stato pensato per poter essere utilizzato durante videochiamate o dirette sui social per avvertire del pericolo imminente la persona con cui si era collegati, in maniera silenziosa e senza lasciare tracce. L’iniziativa si è dimostrata efficace, dato che ci sono stati dei casi di donne raggiunte e salvate grazie al fatto che qualcuno aveva riconosciuto il segnale di allerta.

Ma questo codice silenzioso può divenire utile anche per strada o in altri spazi pubblici in cui non sia possibile parlarne apertamente o sia difficile farlo. Infatti, lo stigma culturale molte volte rende complicato comunicare le situazioni di abuso e le silenzia.

Perciò è fondamentale conoscere questo segnale contro la violenza, ma anche sapere come agire, perché trattandosi di realtà con un grande peso emotivo, spaventose e travolgenti, frequentemente ci può trovare impreparati.

In questo senso, la fondazione canadese per le donne ha formulato un piano di azione per spiegare come rispondere al segnale di aiuto offrendo un supporto libero da pregiudizi, che è possibile scaricare dal sito web www.canadianwomen.org.

Inoltre, un ulteriore strumento è il mini corso online, disponibile sempre sulla pagina web di Canadian Women’s Foundation. Si tratta di una breve formazione, divisa in 6 moduli di 10 minuti ciascuno, che permette di acquisire le abilità comunicative e comportamentali per saper cosa fare davanti ad una situazione di maltrattamento. Oltre al materiale fornito, ci sono anche delle simulazioni con esempi pratici che invitano le persone ad agire, mettendosi alla prova di fronte ad un possibile caso di abuso e ad un’emergenza.

Pertanto, essere ben formati in materia ci aiuterà ad attuare i comportamenti giusti con maggior consapevolezza e sicurezza, rafforzando la risposta comunitaria ad una piaga sociale come la violenza di genere. Quindi, ricordate che, se vi dovesse capitare di vedere una persona che alza la mano e racchiude il pollice con le altre dita, è un segnale di allarme ed un appello di intervento sicuro e rispettoso legato ad una situazione di abuso.

Così, essendoci preparati previamente, se ce ne accorgiamo sapremo come offrire l’aiuto richiesto, ed eventualmente chi contattare per mettere al sicuro la persona che subisce le violenze.

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