L'esperto risponde / Salute e benessere

Emanuele Caredda

Medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva.

Nel corso della formazione si è occupato di gestione del rischio in ambito sanitario e cultura della sicurezza, di epidemiologia e sanità pubblica e di direzione sanitaria. Tra le ultime esperienze: in trincea in un servizio vaccinale territoriale.

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Salute

Due domande sui vaccini

Riguardo alla necessità di vaccinazione, cosa ne pensa di questi spunti:

Case farmaceutiche. “Vaccini e la vergognosa parzialità della cosiddetta pubblica informazione che pare sponsorizzarli a prescindere – Prima di sottintendere un torto ai genitori contrari si stia ben attenti, se è vero che ci sono case farmaceutiche dannose”.

Sentenza. “Una sentenza shock del Tribunale del lavoro di Milano, firmata dal giudice Nicola Di Leo, ha stabilito l’esistenza di un nesso fra vaccini e autismo. Nel caso di specie, si tratta del vaccino esavalente Infanrix Hexa Sk (contro difterite, poliomielite, tetano, epatite B, pertosse e Haemophilus influenzae di tipo B) prodotto da GlaxoSmithKline, somministrato nel 2006, con tre iniezioni nel primo anno di vita, a un bimbo che ha successivamente sviluppato l’autismo. La famiglia del piccolo aveva presentato nel 2011 una domanda di indennizzo al ministero della Salute”.

Ringrazio anticipatamente

Ringrazio per la domanda e per i numerosi spunti presenti in essa.

Case farmaceutiche.

Trovo che ci sia un’intrinseca contraddizione nel guadagnare denaro (tanto denaro) dalla produzione di farmaci per contrastare le malattie. Tuttavia così è. La contraddizione per me origina dal fatto che considero intrinsecamente insito in ogni persona il concetto di diritto alla salute. L’evoluzione dei sistemi sanitari (occidentali, in primis) ha prodotto questo diritto, sancito anche dalla nostra Costituzione (art. 32), ma che non è così scontato. Anche il nostro Paese si avvia verso una privatizzazione della sanità che contraddice questo principio, ma tant’è…

Le case farmaceutiche, però forniscono pure, in questa intricata rete di interessi ed etica, una fortissima spinta in avanti nella ricerca e nell’evoluzione della scienza, che altrimenti, con i soli soldi pubblici degli Stati che garantiscono diritti enormi, non sarebbero raggiungibili. Il discorso si farebbe lunghissimo e lo interrompo subito, ma sono convinto che non si possa fare a meno di questi farmaci (e quindi di chi li produce).

Riguardo alla produzione dei vaccini, in particolare, il processo produttivo e la ricerca che c’è dietro sono tra le fette meno redditizie del bilancio delle case farmaceutiche, che non può essere comunque interrotta (qui l’etica vince) e che nessuna azienda di farmaci generici (le piccole aziende che vivono della produzione di farmaci il cui brevetto è scaduto) può infatti permettersi.

Pubblica informazione.

Non mi trovo d’accordo che ci sia una vergognosa parzialità della pubblica (?!) informazione. Nella stampa (spesso anche per interesse degli editori e/o delle tendenze) si trova veramente di tutto… purtroppo. Nel caso di Repubblica e dell’articolo che ha virgolettato sulla sentenza del Tribunale di Milano, per esempio, la stampa racconta più di una notizia bomba che della verità e della scienza. Può trovare qui il link di un articolo godibile e fine di un professionista della sanità pubblica, proprio in merito a quella sentenza.

Se, poi, chiedesse a me cosa penso sui genitori contrari (sulle case farmaceutiche ho già espresso il mio) direi non tanto che sono in torto, ma che fanno un torto ai loro figli e alla comunità.

Sentenza.

Il giudice Di Leo si è trovato ad esprimere un giudizio su un caso, per il quale non aveva nessuna competenza scientifica e per il quale, come capita sempre, si è rivolto agli esperti. L’esperto in questione è un medico legale, che ha impostato la sua perizia su elementi di indagine sulla casa farmaceutica e su ipotesi non verificabili sulla genetica (siamo lontanissimi dal “nesso di causalità” tanto invocato nella stampa). Un esperto sì, ma con scarse competenze sui vaccini, almeno sulla base del suo curriculum.

Mi dà da pensare il fatto che se in materia di ortopedia, faccio l’esempio, mi rivolgo ad un esperto in tale materia, perché per la materia di sanità pubblica/vaccinologia mi rivolgo ad un medico legale? Qui si dispone su materie per le quali un medico non vale l’altro, in ogni senso.

L’associazione vaccino-autismo nasce (con frode acclarata e giudicata) per il vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia. Qui si attribuisce tale associazione per il vaccino esavalente e si propone un “nesso causale” (parole pesantissime che anche la scienza fa fatica ad esprimere). La stampa (Ansa, Repubblica) hanno riportato la notizia bomba, con riconoscimento di indennizzo, rivelando che il Ministero non ha fatto ricorso (quindi avvalerebbe?), quando invece il Ministero fece ricorso e non autorizzò l’indennizzo richiesto.

Non si discute del dolore e della ricerca di un colpevole nella sofferenza per la malattia di un figlio, ma in questo caso, dal giudice all’informazione, non è stata fatta una sincera ricerca della verità delle cose.

Sullo stesso tema, vedi qui la precedente rubrica.

 

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I vaccini sono davvero sicuri?

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L’obbligo di vaccinarsi mi lascia interdetto. Ho sentito parlare di possibili controindicazioni anche gravi. I vaccini sono davvero sicuri?      


Proviamo a immaginare  questa situazione: - Scusi, dottore, che cosa ho? - Dobbiamo fare una radiografia del torace per avere un quadro più chiaro e fare la diagnosi. - Ah no no, dottore, la radiografia non la faccio, sa, io non credo nelle radiografie! È questo un discorso che ha del paradossale. Il rischio delle radiazioni è reale, tanto che alcuni non possono sottoporsi a tale indagine, ma non è un fatto di credo. La scienza si basa sulle prove per valutare il proprio operato: nel corso dei secoli tanti scienziati e tante scoperte hanno accumulato evidenze scientifiche e dati, per poter applicare strumenti di diagnosi, terapia e prevenzione. Lo stesso vale per i vaccini, che sono tra i principali strumenti di prevenzione e lotta alle malattie infettive (per le quali talvolta non c’è alcuna terapia). Non è un discorso di fede, ma di dati e prove scientifiche. Qualche volta, chi si occupa di vaccinazioni s’incontra con un credo antivaccinista (in alcuni casi mosso da frodi acclarate, come nel caso dell’associazione vaccino per il morbillo-autismo!). Spesso invece si scontra con una scarsa fiducia nella scienza, nell’istituzione, con la paura che porta all’esitazione e alla scarsa aderenza ai programmi vaccinali. Ma partiamo dall’inizio: cos’è una vaccinazione? La vaccinazione è una stimolazione del sistema immunitario. Fin dal canale del parto il neonato incontra numerosi microrganismi e il suo sistema immunitario in maturazione, insieme agli anticorpi che ha ricevuto dalla mamma tramite la placenta, è preparato ed efficiente per rispondere nel modo adeguato alle infezioni. La vaccinazione sfrutta questo meccanismo, introducendo pezzi di microrganismo, o in alcuni casi il microrganismo intero attenuato (non più capace di dare malattia) o ucciso, per proteggere il bambino (vale lo stesso anche per l’adulto e l’anziano) dall’eventuale successivo  incontro con il microbo capace di dare malattie che possono avere conseguenze gravi. La stimolazione della vaccinazione non è eccessiva se si pensa che nel corso della prima seduta si iniettano circa una ventina di sostanze che attivano il sistema immunitario, mentre normalmente, in una giornata, dall'ambiente esterno un neonato può incontrarne fino a un centinaio. Certamente nessun atto medico è scevro da rischi. Una lastra, un’anestesia generale, una vaccinazione: hanno tutte un tasso di rischio, controindicazioni e precauzioni, ma i loro benefici superano enormemente i rischi. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci dicono che, ad oggi, il 4% delle morti sotto i 5 anni è attribuita al virus del morbillo. Il maggior numero di queste morti è localizzato nei Paesi più poveri, in cui la maggior parte delle persone accorre per il vaccino, perché conosce i morti che queste malattie causano. Nei Paesi ricchi ci siamo dimenticati dei danni delle malattie prevenibili da vaccino, perché abbiamo vaccinato milioni di bambini, per esempio, contro la poliomielite e non vediamo più reparti interi di polmoni d’acciaio. L’oscillazione delle malattie infettive è un fenomeno naturale, ma l’azzeramento ottenuto grazie ai programmi vaccinali ha dello straordinario. Rifacendosi all’esempio di prima, in Europa da circa 40 anni non si vedeva un caso di difterite. Nei due anni scorsi ci sono stati due casi di difterite in bambini (europei non vaccinati) che in un caso ha portato a morte. La morte per difterite (5-10 su 100 contagiati) è una morte atroce, ma dall’introduzione della vaccinazione di massa (1948) non ne avevamo più viste. Le Americhe grazie a piani vaccinali efficaci sono considerate zone polio e morbillo free. L’ambizione dei piani vaccinali globali è quella di eradicare alcune malattie infettive dalla faccia della terra, come è già avvenuto per il vaiolo. È ovvio che per ottenere questo risultato con il morbillo (0,3-1 morto ogni 1000 ammalati), la poliomielite (1 su 1000 dà forma paralitica) ed altre è necessario un programma vaccinale capace di coinvolgere tutti, per il bene di chi, per l’immunodeficienza per esempio, non può vaccinarsi. Alla luce di questo, mentre la maggior parte degli atti sanitari sono rivolti alla singola persona, le vaccinazioni sono un’azione collettiva, per il bene di tutti. Se una persona vuole vivere in una comunità deve sottostare a delle regole e deve rispettare alcuni obblighi. Se non si vuole rispettare tali regole, va bene, ma in questo caso non si dovrebbe frequentare la collettività, mettendo a rischio l’altrui salute, per la paura o per le convinzioni personali. Al di là del dibattito sull’obbligo vaccinale per l’ammissione al nido, vaccinarsi è un dovere nei confronti di chi nella società non può farlo e pure nei confronti di un bene più grande quale l’eradicazione di alcune malattie. L’uomo cerca sempre di sconfiggere le malattie: può farlo per alcune malattie tramite la vaccinazione. Perché questo avvenga però si devono ottenere delle coperture vaccinali elevate, stratificate negli anni, che consentano di raggiugere la cosiddetta immunità di gregge: una protezione collettiva che impedisce che i microbi possano girare e contagiare. In base alla contagiosità del microrganismo esiste una soglia che protegge dalla sua circolazione nella popolazione. Si è stabilito che le coperture capaci di dare l’immunità di gregge debbano essere superiori al 95% per ciclo vaccinale. Invece, nel nostro continente, le coperture scendono drammaticamente sotto il 90% per alcune vaccinazioni. Qualcuno ipotizza che sarà la tragedia del veder tornare malattie che per secoli hanno afflitto le popolazioni a dare la spinta decisiva per un ritorno efficace alle vaccinazioni. Speriamo di contraddire questi profeti di sventura.
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