L'esperto risponde / Famiglia

Ezio Aceti

Laureato in psicologia, consigliere dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, esperto in psicologia evolutiva e scolastica, è nella redazione del giornalino Big Bambini in giro. ha pubblicato per Città Nuova: I linguaggi del corpo (2007); Comunicare fuori e dentro la famiglia (nuova ed. 2012), Crescer(ci) (2010); Mio figlio disabile (2011); con Giuseppe Milan, L’epoca delle speranze possibili. Adolescenti oggi (2010); Educare al sacro (2011); Mio figlio disabile (2011); Nonni oggi (2013); Crescere è una straordinaria avventura (2016); con Stefania Cagliani, Ad amare ci si educa (2017).

Vedi tutti gli esperti
Pediatria

Lo sviluppo del linguaggio nel bambino

Mio figlio Luca, di 20 mesi, non parla molto e quando vuole qualcosa fa qualche gesto o mi chiama con qualche semplice parolina. Ho visto altri bambini della sua età che già si esprimono con diversi vocaboli. È tutto normale? Mi devo preoccupare? Margherita

Uno dei principali studiosi dello sviluppo del linguaggio è stato il grande psicologo sovietico Lev Semenovic Vygotskij (1896-1934), che considerava lo sviluppo della psiche guidato e influenzato dal contesto sociale e dalla cultura, che provoca continue stimolazioni nel bambino.

Grazie a strumenti come il linguaggio e altri stimoli, il bambino conosce sempre più il mondo e le cose che lo circondano. Generalmente le tappe principali dello sviluppo linguistico si collocano tra 8 e 36 mesi di età. Vi sono bambini però che iniziano a parlare più tardi.

Occorre tener conto che nella maggior parte dei casi il fenomeno è normale, purché siano presenti i prodromi del linguaggio, come la comprensione, l’elaborazione e la produzione.

In seguito la competenza linguistica di base si espande e si perfeziona, soprattutto per quanto concerne l’ampliamento del vocabolario, l’uso delle regole morfologiche e sintattiche e la riorganizzazione grammaticale, indispensabile per passare dal livello della semplice frase a quello del discorso e della riflessione.

Le tappe più importanti però sono le prime due: l’inizio della comprensione delle parole e l’inizio della produzione delle parole. Queste tappe di solito si raggiungono nei primi 18 mesi e sono indispensabili per verificare le capacità del bambino che, ripeto, nella stragrande maggioranza dei casi è del tutto normale.

L’inizio della comprensione di parole è collocabile fra gli 8 e gli 11 mesi e questa tappa è fortemente influenzata dal contesto. Il bambino, di solito, è in grado di rispondere in modo appropriato soltanto a semplici ordini come “batti le mani, fai ciao”: se questi stimoli sono ripetuti e il bambino risponde sempre correttamente, significa che la comprensione elementare delle parole è acquisita.

Già nel secondo anno di vita la comprensione aumenta sensibilmente: generalmente il bambino passa da una comprensione di 60 parole a 10 mesi a circa 200 parole a 16 mesi. Nello stesso periodo il bambino comincia a produrre le parole, dapprima come ripetizione durante il contesto, poi anche senza il contesto.

Questa produzione di parole è diversa da bambino a bambino: vi sono bambini che arrivano a produrre entro i venti mesi almeno 50 parole, e altri più precoci che arrivano a produrre anche 500 /600 parole.

L’ultima tappa di base importante per il linguaggio è la combinazione di parole, che caratterizza la struttura minima nucleare della frase. Naturalmente, oltre alle capacità del bambino, sono molte le variabili che entrano in gioco durante lo sviluppo del linguaggio e tutte hanno la loro importanza nel facilitare la padronanza, da parte del bambino, delle parole e delle varie combinazioni.

I genitori possono favorire questo parlando al bambino in modo affettuoso, carico di emotività, o leggendo al bambino i giocattoli (sì, un giocattolo si può leggere e può essere la fonte di racconti e storie fantastiche che sviluppano nel bambino la fantasia, il desiderio del racconto e la creatività).

Il bambino allora comprenderà sempre più che la parola è frutto di attenzione, di amore, di cura. In fondo il vero significato del linguaggio dovrebbe essere di facilitare sempre più i rapporti, il dialogo fra le persone, la gioia di stare insieme. Ecco perché penso che Dio abbia dato all’uomo il linguaggio: per esprimere, ad una sola voce, la molteplicità delle bellezze racchiuse nelle diverse parole.

 

74Risposte
Visualizzazioni
Educazione

Vale la pena amare?

Leggi la risposta

«Cerco di insegnare a mio figlio ad amare, ma a scuola trova solo bulli. Forse era meglio se gli insegnavo a combattere…» (Giorgio). «Chi ama è un debole perché non ha il coraggio di sfidare le ingiustizie e risulta solo un buonista» (Giovanni). (due papà alle prese con i loro figli) Bambini


Carissimi lettori, sapete cosa vi dico? Vi dico che mi sono stufato di queste continue critiche all’amore e all’altruismo. Mi sono stufato di essere preso in giro solo perché ritengo che l’amore e la relazione di reciprocità siano alla lunga vincenti. Affermo questo non tanto per una faciloneria illusoria del bene e dell’amore, ma per una riflessione profonda e, spero, intelligente, sulla grandezza e potenzialità della relazione d ‘amore come base fondamentale del futuro e della speranza, come sostegno indelebile al progresso umano e sociale. Mi sono stancato di quanti ritengono che il papa o i grandi santi o i personaggi umani più altruisti, siano persone speciali, o deboli, o buonisti, o di un’altra razza, quasi diversa da noi esseri umani. No, smettiamola per favore di essere ignoranti! Tutte queste persone sono state soprattutto intelligenti. Con l’intelligenza dell’amore che altro non è che la radice, la luce, la forza del pensiero umano. Se potessimo sintetizzare in una frase la storia dell’umanità, di ieri, di oggi e probabilmente del futuro, potremmo dire: tutto è come “il mare in burrasca”.   Mare Tutto ciò che è stato creato è paragonabile alla profondità del mare. C’è una legge creativa e generativa che accompagna tutte le cose, tutti gli eventi, ed è sempre la stessa: è la legge dell’amore. Questa legge fa sì che tutto quanto esiste sia orientato verso l’amore, la perfezione, la luce, lo Spirito come realtà e anima pura di tutto, come vertice gioioso di tutto. È una legge che porta lentamente verso la perfezione, la bellezza, la purezza. Questa legge presenta tre norme che sono una esplicitazione della stessa legge: Tutto è relazione amorosa: tutto è una relazione con tutto e gli esseri umani sono chiamati a comporre queste relazioni come in una grande famiglia. La famiglia allora, intesa come legame amoroso con tutto, è insita in ciascuna persona e in ciascuna cosa. A testimonianza di questo citiamo solo due grandi pensatori. Emmanuel Levinas (1906-1995) filosofo francese di origine ebraica, afferma: «Non c’è più l’Io, perché è l’altro che mi fa esistere». L’altro pensatore è il grande mistico spagnolo San Giovanni della Croce che dice: «Dove non c’è amore, metti amore e troverai amore». Il vero genera gioia e il falso tristezza: quando incontriamo persone autentiche o quando ci sforziamo di essere sinceri, proviamo in noi una gioia profonda e veniamo attratti da queste persone. Tutto questo ci fa sentire di appartenere a Qualcuno che è la fonte del vero e del bello. In ciascuno c’è un terzo orecchio che ci apre al trascendente. Nelle varie epoche storiche il trascendente è stato sempre presente (magari con vari nomi) e ha rappresentato il mistero desiderabile di ciascuno, magari in una terra promessa, in una felicità futura, in una giustizia universale, in un paradiso per l’uomo. In tutti i popoli questo trascendente è stato considerato come il desiderio più grande, il bene assoluto verso cui tendere. Il grande poeta e filosofo spagnolo Fernardo Rielo (1923-2004) afferma: «L’essere umano è una creatura finita aperta all’infinito». Tutto questo è il mare, la legge iscritta nell’umanità verso la quale il mondo si muove: l’amore specchio della Verità dell’amore di Dio.   In burrasca La burrasca è la storia che si evolve. Guerre, contrasti, ingiustizie, rendono agitato il mare. Quando c’è burrasca c’è molta agitazione e presi dallo spavento e dalla paura cerchiamo di contrastarla, usando però i sistemi sbagliati. Anche la burrasca ha le sue leggi: si alimenta col vento e diventa sempre più forte; più la si contrasta con la forza, più aumenta la sua minaccia. Questa è la regola della burrasca della storia che, alimentandosi con le ingiustizie, con i poteri e con il male, porta nel proprio vortice la barca verso la deriva… e noi, spaventati, vorremmo fermarla, ma con altre ingiustizie perpetuiamo gli stessi errori, continuando a far girare la barca all’interno della burrasca. Siamo stolti se pensiamo che la legge del più forte, del bullo, del potere possa vincere. Ma non ci siamo ancora convinti? Guardando infatti retrospettivamente la storia ci accorgiamo come i prepotenti, i dittatori, i dominatori siano tutti finiti male, e vengono ricordati come persone che hanno remato contro l’umanità. Cosa aspettiamo, che la Barca affondi? Per fortuna la barca è sorretta dal mare (Dio scrive leggi d’amore eterne, indipendenti dalle varie burrasche). E allora cosa fare?   Papa Francesco: la bonaccia Non ci siamo ancora convertiti all’amore. Pensiamo ancora che amare sia tipico dei deboli, degli indifferenti, di quelli che non sanno cosa fare. No, l’amore si veste delle armi della battaglia, con la denuncia delle ingiustizie, con la misericordia del tenace, con la saggezza e l’umiltà, ma anche con la consapevolezza del bambino che confida nell’aiuto di chi ci ha creati, che ha scelto di illuminarci e accompagnarci. Occorre combattere con le armi dell’amore la burrasca di questa storia che viviamo. Papa Francesco ci ha indicato il cammino: le periferie, le miserie, gli ultimi, la coerenza, l’accoglienza. Il giubileo della misericordia ci ha dato questo slancio. Se fossimo intelligenti non dovremmo fare altro che prendere il largo, per gettare le reti dove Dio in noi, illuminandoci, potrà conquistare i cuori induriti all’amore. Ma forse non ci crediamo? Sì, forse non ci crediamo, perché per credere occorre l’umiltà di chi si inginocchia di fronte al bambinello del presepe, per scoprire l’innocenza della luce e la forza del niente amoroso. Ma se faremo cosi, statene certi, vinceremo, perché abbiamo dalla nostra parte la realtà più intelligente che esista: Dio sapienza e intelligenza infinita.
Pagina 13/ di 13
Simple Share Buttons