L'esperto risponde / Psicologia

Ezio Aceti

Laureato in psicologia, consigliere dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, esperto in psicologia evolutiva e scolastica, ha pubblicato per Città Nuova: I linguaggi del corpo (2007); Comunicare fuori e dentro la famiglia (nuova ed. 2012), Crescer(ci) (2010); Mio figlio disabile (2011); con Giuseppe Milan, L’epoca delle speranze possibili. Adolescenti oggi (2010); Educare al sacro (2011); Mio figlio disabile (2011); Nonni oggi (2013); Crescere è una straordinaria avventura (2016); con Stefania Cagliani, Ad amare ci si educa (2017).

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I bambini e l’anno nuovo

Li abbiamo riempiti di regali… ma quali parole dire ad un bambino e ad una bambina ad inizio anno? Cosa augurare ai nostri figli? Pietro

In questi giorni i bambini si sono trovati “immersi” in qualcosa di diverso dall’usuale, le vacanze di Natale. Questa diversità dovrebbe essere determinata dall’evento più bello per i Cristiani: la nascita di Gesù. E sono sicuro che per molti è stato così!

Spesso però, oltre ad essere un momento di gioia e di condivisione con i propri famigliari, queste vacanze possono avere creato un certo disorientamento di fronte ai tanti regali da parte dei propri cari. Il rischio è quello di “mercificare l’amore” in base al regalo più o meno costoso, facendo perdere loro il vero significato del dono.

Sappiamo che il bambino ha bisogno d’altro. O meglio, sappiamo che il regalo dovrebbe manifestare altro: il legame d’amore dei cari, insieme alla gioia di vivere e allo stupore della novità. È questo che dobbiamo comunicare ai bambini. È questo l’augurio più bello per il nuovo anno. E allora… come dirlo, come comunicarlo?

Prima ancora delle parole però, è importante sapere che il bambino recepisce le cose e le parole in modo differente da noi. I bambini infatti ci vedono come l’assoluto. Si fidano di noi. Prendono tutto quello che diciamo loro in modo serio. È per questo motivo che l’influenza dei genitori e degli educatori è enorme.

Nonostante le fatiche e lo scoraggiamento che potrebbe caratterizzare il nostro pensiero di fronte alle tragedie che la televisione e i mass media ci propinano, è importante agevolare nel bambino la voglia di vivere, di creare, di aprirsi verso il mondo e le persone. I bambini hanno tutta la vita davanti a loro e le parole dei grandi dovrebbero incoraggiarli verso il meglio.

La loro inesperienza viene compensata dal desiderio di migliorare e dalla gioia di vivere. Comunichiamogli tutto il nostro bene. Chiediamo scusa per i momenti difficili. Incoraggiamoli verso il bene. Soprattutto utilizziamo il TU. Il TU è il segreto in mano nostra che inviterà loro ad attingere nel loro profondo dove alberga l’innocenza e l’amore.

Possiamo dire: «Ti auguro tutto quanto c’è di bello e di buono. Sono sicuro che tu te la caverai e saprai fare bene. Trova ogni settimana un momento in cui pensare dentro di te ciò che ti sembra meglio, anche nei momenti tristi e difficili».

In questo modo aiuteremo i nostri bambini a scoprire le grandi ricchezze presenti nel loro intimo. Ricchezze che li aiuteranno a dare un significato più profondo e vero a quello che vivono. E, per i credenti, nell’intimo di ciascuno c’è la voce di Dio che soffia e illumina ogni cosa.

Buon anno a tutti.

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Prendere su di sé l’ansia del bambino

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Mia figlia di 4 mesi quando è in braccio a un estraneo piange, perché? Angela di Treviso


La domanda mi dà l’opportunità di accennare brevemente a ciò che un bambino vive nei primi mesi di vita. Se potessimo rivivere l’esperienza che fa ogni bambino nel primo anno della sua esistenza, scopriremmo quanto l’amore e l’attaccamento al Bene siano i cardini basilari della vita. Prendiamo ad esempio il momento della nascita. Grandi psicologi infantili come Winnicott, Montessori, Klein e Dolto, sono concordi nel ritenere questo evento come un momento carico di angoscia dovuta al passaggio dal pianeta caldo e accogliente dell’utero materno al mondo esterno, che costringe subito il neonato al respiro. Il respiro è talvolta drammatico, un bruciore che entra nei polmoni perché il neonato non sa respirare e l’aria all’inizio… “brucia”. Quando il bambino manifesta disagio col pianto, allora subito qualcuno lo accoglie, qualcuno prende la sua angoscia e lo accudisce. È importante che questo momento avvenga alla presenza della persona che sarà il “tutto” per il bambino: la madre. Questo prendere su di sé l’ansia del piccolo è il prototipo di ogni amore, di ogni cura. Un’attenzione e una cura che da questo momento accompagnerà il bambino in tutti i momenti della vita. In particolare l’allattamento e la soddisfazione della fame gli faranno sperimentare il piacere. È grazie a questi momenti, e al continuo appagamento degli istinti del bambino, che la madre rappresenterà il Bene. Sì, il Bene che pian piano il bambino porterà dentro di sé. Come ha affermato lo psicoanalista Franco Fornari (1921-1985), è un «bene che si può prendere e dal quale si può essere presi, cioè un prendere insieme, un con-prendere». Grazie al riflesso ereditario presente nel bambino, cioè quell’automatismo biologico che lo porta ad introdurre in sé stesso la realtà esterna, la madre verrà portata dentro di sé, come fonte di ogni bene. È stato lo psicologo John Bowlby (1907-1990) a descrivere in modo sistematico l’importanza della presenza di una madre Buona. Sosteneva che «l’attaccamento è parte integrante del comportamento umano, dalla culla alla tomba». La teoria dell’attaccamento, inserita nell’ottica sistemica, etologica ed evoluzionista, propone un nuovo modello psicopatologico, in grado di dare indicazioni generali su come la personalità di un individuo cominci ad organizzarsi fin dai primi anni di vita. L’esperienza del piacere produce nel bambino la nascita di un fantasma buono, di una presenza buona. Quando poi il piccolo si impadronisce della percezione del mondo esterno, specialmente con lo sviluppo della visione, egli cerca, per così dire, una presenza buona interna in un qualcosa che sta fuori di lui: la madre, il seno della madre. Succede poi che, soprattutto dopo un po’ di mesi, quando è con estranei il bambino prende coscienza dell’assenza della madre e piange in modo disperato. Occorre rispettare i tempi del bambino, il quale sperimenterà che la madre va e viene, che la madre compare e scompare, e che i momenti di abbandono verranno successivamente ricompensati con la presenza. Man mano che crescerà troverà alcuni oggetti che sostituiranno la madre: l’orsacchiotto di peluche, il ciuccio, il bambolotto. Saranno i giocattoli a sostituire la madre, accompagnando il bambino verso luoghi o persone sconosciute.  
Psicologia

La morte dei nonni

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I miei figli adorano i loro nonni e ciò mi rende felice… ma mi chiedo, e poi? Quando non ci saranno più? Una mamma


Se i nonni non ci fossero bisognerebbe inventarli! Oggi sono sempre più importanti, non solo per il sostegno economico che possono offrire a figli, ma soprattutto per il supporto psicologico ed emotivo che assicurano ai nipoti. È stata Melania Klein (1882-1960), psicoanalista infantile discepola di Freud, a sostenere in modo determinante il ruolo dei nonni. Ella affida loro un compito importante: dare un apporto significativo alla costruzione di un mondo interiore dei bambini buono e gratificante, lontano dagli inevitabili conflitti che legano genitori e figli. I nonni, infatti, attraverso le loro relazioni positive con i nipoti, contribuiscono in modo determinante a una percezione positiva della vita. In più aiutano i bambini a controllare le emozioni contrastanti che possono percepire durante i momenti di frustrazione. I nonni rappresentano anche la continuità degli affetti, il tempo che passa e che testimonia l’amore disinteressato che gli uomini sono in grado di donare. I bambini infatti percepiscono la disponibilità dei nonni come un eden dal quale trarre tutto quanto possibile, e comprendono che la vita è fondamentalmente buona per cui possono interiorizzare il mondo come esperienza gratificante e sicura. [caption id="attachment_60607" align="alignleft" width="195"]Nonni oggi (Città Nuova editrice) Nonni oggi (Città Nuova editrice)[/caption] Certo, tutti noi sappiamo che in realtà non è proprio così, ma abbiamo gli strumenti per comprenderlo mediante una logica razionale. Siamo infatti in grado di scegliere il bene anche quando vediamo bene e male convivere intorno a noi. Il bambino, invece, con la sua logica egocentrica, fa fatica a comprendere le due facce della medaglia e percepisce le cose o come tutte buone o come tutte cattive. Ecco allora i nonni che, con le loro cure e la loro disponibilità disinteressata, contribuiscono a donare ai bambini una percezione positiva della vita. Da parte loro, naturalmente, i nonni devono essere in grado di superare ed elaborare il senso di esclusione che talora possono avvertire, quando magari vengono un po’ emarginati. Devono accettare la differenza generazionale con i propri figli e all’occasione farsi da parte, per permettere a figli e nipoti di avere una loro relazione autonoma e responsabile. Quando invece la vita dei nonni arriva al tramonto, è importante che i genitori non lascino i nipoti senza spiegazione, per timore di chissà quale sofferenza. I nipoti hanno il diritto di sentire che i nonni vivono nel loro cuore perché i genitori hanno mantenuto viva la loro partenza da questo mondo. Ecco perché i genitori possono sempre dire ai bambini, anche se piccoli: «Il nonno è morto, lo vuoi salutare?». Vedrete che i bambini risponderanno: «Sì». Ho visto alcuni nipoti baciare la fronte fredda della nonna e dire «Ciao nonna, ciao». Vi garantisco che quella nonna vivrà per sempre nel loro cuore, e continuerà a vigilare su di loro mediante l’incoraggiamento emotivo che continuerà a farsi sentire.
Psicologia

Il tempo dei bambini

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Oggi non abbiamo più tempo, ogni cosa ci scivola addosso. Solo i bambini sembrano viverlo ancora in modo intenso… non sarà che dobbiamo ridiventare bambini? Alfredo


Ho provato a immaginarmi come vive il tempo un bambino. Probabilmente ragionerebbe cosi: «tutto è bello, tutto è importante, tutto è vita, tutto è me. Ogni avvenimento per me è unico, eterno, come se ci fosse solo quella cosa li. Cinque minuti per me sono come cinque ore. Quando piango mi sento disperato, come se non finisse mai il mio dolore. Quando rido mi sento come nella piena felicità, fino a farmi male la pancia dal troppo ridere». Infatti provate a dire a un bambino agitato: «Adesso vai nella tua stanzetta e stai lì cinque minuti per calmarti», vedrete che dopo venti secondi il bambino vuole uscire dalla stanza per ritornare da voi. Gli studi sulla prima infanzia testimoniano che i piccoli sono completamente immersi e radicati nell’istante presente. Ecco perché Gesù ci ammonisce dicendoci di essere come bambini, cioè di essere pienamente fiduciosi dell’amore del Padre che ci ama ora, nel tempo, come fossimo unici. Il prima e il dopo, per i bambini, hanno valore in quanto sono vissuti nell’istante che sta trascorrendo. Il tempo vissuto dal piccolo è strettamente collegato alle risposte d’amore primarie che la mamma offre. Donald Winnicott, il famoso psicologo infantile, si riferisce alle preoccupazioni primarie che la madre esprime quando il bambino piange o ride, ritenendo tutto ciò come risposta immediata alle sollecitazioni del piccolo. Quante volte abbiamo visto piccoli dapprima piangere in modo disperato per un giocattolo che si è rotto, e subito dopo ridere a crepapelle per il solletico della mamma sotto il piedino. Il piccolo infatti, per la sua incapacità di collegare gli eventi, per la sua memoria ancora vergine, per la sua totale dipendenza dall’adulto, percepisce le cose e gli avvenimenti come eterni, infiniti, perenni e li vive con tutto se stesso, con la serietà profonda che le cose meritano. Questo vivere il tempo come assoluto può aiutarci a considerare le cose e la vita nel loro vero significato: opportunità per vivere fino in fondo e per dare senso a ciò che facciamo. Aveva ragione Simone Weil, la famosa filosofa francese, quando affermava che la realtà più intelligente fra gli esseri umani è l’attenzione, perché in questo modo si è sempre fuori di sé e concentrati nel presente, con le persone e le cose. Del resto anche la famosa pedagoga italiana Maria Montessori, quando parlava del bambino, diceva che questi era il padre dell’umanità, perché costringe noi a essere veri, autentici, disponibili alla sua innocenza totalmente vissuta nel presente. E la mistica buddista e il sufismo islamico ci insegnano a considerare l’attimo presente come prezioso e unico per vivere in armonia con noi e con il creato. In questo modo, il tempo assume i colori dell’eternità e si tinge di storia vissuta facendoci comprendere quanto sia importante non sciuparlo. Se cerchiamo invece di averne la massima cura, mediante la nostra volontà, e di viverlo in donazione, realizziamo lo scopo principale per cui ci è stato dato il tempo: costruire la famiglia universale.
Psicologia

Degrado tv

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Il talk show “L’isola dei famosi” mi sembra un grande imbroglio, cosa ne pensa? Uno spettatore tv


Sì. Ci risiamo con l’ennesimo spettacolo illusionista e falso: è degradante se proprio “i famosi” ci presentano banalità e frivolezze di ogni genere. Il pensiero egocentrico si esalta, presenta il peggio di sé in una allegoria narcisista che buca gli schermi e comprime i cuori. Alla fine di ogni puntata il risultato è sempre lo stesso: nausea, tristezza e sfiducia verso l’essere umano. Tanto che alla fine si salva chi è riuscito a eliminare tutti. Insomma è più bravo chi riesce a eliminare tutti gli altri. D’altronde è proprio la filosofia di fondo che è menzognera, e costringe le persone a esprimere il peggio di sé. Forse sono eccessivamente critico, ma è ora di finirla di lamentarci del degrado espressivo e comunicativo del giovani e della loro superficialità quando noi adulti presentiamo loro spettacoli così degradanti. Quanto sono vere le parole del grande filosofo Paul Ricoeur quando, prevedendo quello che sarebbe successo, nel futuro diceva: temo che arriverà il tempo in cui non ci sarà più il bene e il male, dove lo stesso tempo dedicato al Grande Fratello sarà uguale a quello dedicato al problema della fame nel mondo. Per fortuna papa Francesco ci ricorda sempre l’essenziale, cosa è veramente importante per la vita. I giovani lo stanno ad ascoltare perché, nonostante i tentativi di addormentare le loro coscienze, l’anelito di verità e di luce alberga sempre nel loro cuore
Psicologia

Il mondo a rotoli?

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La depressione è la prima malattia d’Europa. Lo scoraggiamento per come va il mondo sembra essere sempre alle porte. Come se ne esce? Cosa possiamo fare? Laura    


Luciano Manicardi, priore della comunità di Bose, dice una cosa bellissima: «La crisi che stiamo vivendo è paragonabile alle doglie di un parto. Ci sono le donne, c’è la sofferenza, ma c’è anche il bambino che può nascere». Bisogna dare un senso diverso alla crisi. Di fronte a questa fatica, a queste ferite, bisogna saper intravedere il nuovo, il bello che avanza. E non si tratta di essere utopisti, si tratta semplicemente di essere intelligenti. Infatti, se guardiamo bene le statistiche, non è vero che tutto va storto, che tutto è depressione. In qualsiasi Paese o città d’Italia succedono metà cose belle e metà brutte. Se fossimo un po’ oggettivi, dovremmo fare un telegiornale con metà notizie positive e metà negative. E poi chi ha detto che la realtà è quella che vediamo? La realtà vera è quella che noi facciamo esistere, che noi possiamo far risorgere. Se io appena conosco una persona nuova cerco di intravedere i suoi lati positivi, spiegandole tutto quello che ha di positivo, creo un circolo virtuoso: la persona darà il meglio di sé e si creerà il circolo dell’amore. Se invece io rilevo il negativo si crea il circolo vizioso, si va in depressione, si continua a parlare di quello che va male. Insomma il modo migliore per uscire dalla depressione, è quello di affrontare la realtà con un atteggiamento diverso, l’atteggiamento che aveva il più grande santo dell’educazione, san Giovanni Bosco. Lavorando con i carcerati, lui non vedeva il negativo che avevano, vedeva il positivo, e da questo positivo ha fatto nascere le scuole professionali, ha fatto nascere un’opportunità per tutti. Così anche noi, di fronte a questo mondo, possiamo dare il nostro contributo lavorando per il positivo e per la pace.
Giovani

I nostri ragazzi, nati per amare

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Il mio bambino sta cambiando (crescendo?). È diventato più taciturno e sgarbato. Quando si guarda allo specchio non “si piace”. Sono un po’ preoccupata… sentendo quello che combinano gli altri adolescenti! Una mamma


Teniamo conto che questa è l’età in cui si modificano il corpo, le idee e anche i sentimenti dei ragazzi. I maschi in particolare non sanno ben interpretare ciò che sta avvenendo e provano interiormente tensioni molto forti. Si struttura così una piccola ansia del crescere che si traduce spesso in comportamenti eccessivamente vivaci nel gruppo di coetanei, con gesti, spinte, linguaggi e modi di fare smodati e talvolta volgari. I comportamenti di gruppo aggressivi e smodati dei preadolescenti sono il sintomo che qualcosa sta avvenendo in loro; ma sono anche lo specchio di una fragilità che è tipica della figura maschile, non in grado di dar voce alle emozioni e ai sentimenti dovuti ai cambiamenti. Nell’adolescenza assisteremo poi ai classici comportamenti di molti maschi che da una parte sono aggressivi e prepotenti, dall’altra incapaci di esprimere quello che provano, con il conseguente disorientamento dei genitori (spesso le madri) che non sanno più cosa fare. E gli adulti cosa fanno? Cosa propongono? Basta guardare il mondo televisivo che tende ad esasperare l’aspetto fisico delle persone, presentando corpi appariscenti e perfetti, quasi sempre in totale disarmonia con il significato vero del corpo. Sono persone in mostra: corpi che testimoniano non la coerenza della vita, ove le idee corrispondono ai gesti e alle azioni, ma corpi “spezzati” di persone dissociate. Per non parlare dei filmini porno che girano sui cellulari, dove tutto è falso: dalle prestazioni sessuali dei maschi, all’apprezzamento femminile di certi modi di fare violenti maschili. Occorre anche constatare come il mondo degli adulti oggi sembri troppo concentrato su di sé per potersi occupare con calma delle problematiche che si affacciano per la prima volta nei fanciulli che crescono. Da parte dei genitori bisogna evitare sia un’eccessiva drammatizzazione, con conseguente aumento dell’ansia e della insicurezza, sia un’eccessiva banalizzazione, considerando infantili i problemi che i ragazzi e le ragazze pongono. Occorre invece presentare il cambiamento (fisico e psicologico) come una splendida opportunità di crescita e maturazione che può aiutare il fanciullo a raggiungere maggior autonomia e indipendenza dai genitori. E siccome il rapporto con l’aspetto fisico è parte integrante della personalità, ogni qualvolta vi rivolgete al ragazzo, ricordatevi che è fondamentale l’idea che avete di lui, idea che deve essere positiva e incoraggiante. Per il ragazzo in crescita le impressioni e i commenti delle altre persone su di lui sono di fondamentale importanza per la costruzione della sua identità. Quindi i genitori devono gratificare con pertinenza gli aspetti positivi e ammonire, senza drammatizzare, per quelli negativi. Soprattutto occorre avere la pazienza di seminare senza fermarsi al negativo dei nostri ragazzi, per vederli invece nel loro dover essere, come li vedeva e li vede Gesù: persone in grado di amare perché nate per amare. Ricordiamoci: i nostri ragazzi sono nati per amare. Per amare sempre.
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