Economia di Francesco, ora comincia il bello

Il messaggio finale dei giovani di Economy of Francesco prende concretamente sul serio l’invito di papa Francesco ad operare cambiamenti strutturali. Abolire i paradisi fiscali e contrastare ogni forma di finanza speculativa. Soldi a scuola e sanità, non per la guerra. Banca Mondiale e Fondo Monetario internazionale da riformare
Economia di Francesco e finanza. foto Ap

Cosa è e cosa sarà l’Economia di Francesco? Dopo il grande lavoro di preparazione verso i tre giorni di Assisi (19-21 novembre), il messaggio finale emerso dall’ incontro non è affatto teorico e astratto. Ed esprime l’impegno dei 2 mila giovani protagonisti, in gran parte collegati via web da 115 Paesi assieme a decine di migliaia di persone che hanno potuto seguire parte dei lavori.

Come sappiamo bene, infatti, i concetti di centralità della persona e di scelta a favore dell’ambiente sono facilmente manipolabili retoricamente se, poi, non si passa all’azione concreta.  Ma Francesco d’Assisi sfugge ad ogni classificazione di comodo. Non lo si può prendere come riferimento senza fare i conti con la sua radicalità scandalosa.

Tra i 12 punti messi in evidenza dai giovani troviamo delle prese di posizione di immediata evidenza politica e sociale. Senza mezzi termini si chiede, ad esempio, l’abolizione dei paradisi fiscali in tutto il mondo, la tassazione della finanza predatoria e speculativa, l’istituzione di nuove istituzioni finanziarie e la riforma in senso democratico della Banca Mondiale e il Fondo Monetario internazionale. E poi l’introduzione per imprese e banche, specie quelle più grandi, di «un comitato etico indipendente nella loro governance con veto in materia di ambiente, giustizia e impatto sui più poveri». Con riferimento alla guerra arrivano a dire che «noi giovani non tolleriamo più che si sottraggano risorse alla scuola, alla sanità, al nostro presente e futuro per costruire armi e per alimentare le guerre necessarie a venderle».

Sono istanze e dichiarazioni di impegno ( “non tolleriamo più”) che, a lungo andare, non possono non dare fastidio, se prese sul serio, ad un sistema che, anche nell’anno della pandemia, non vuole cambiare strada.

Nel primo punto del messaggio si chiede alle grandi potenze mondiali e alle grandi istituzioni economico – finanziarie di rallentare la loro corsa sfrenata che «sta asfissiando la terra e i più deboli». Un  capovolgimento di prospettiva necessario perché «l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista» come afferma papa Francesco che ha invitato, nel suo messaggio video ai giovani collegati con Assisi, a non accettare posizioni decorative e subalterne ma a «incidere concretamente nelle vostre città e università, nel lavoro e nel sindacato, nelle imprese e nei movimenti, negli uffici pubblici e privati con intelligenza, impegno e convinzione, per arrivare al nucleo e al cuore dove si elaborano e si decidono i temi e i paradigmi».

A tutte le categorie coinvolte («economisti, imprenditori, lavoratori e dirigenti d’azienda») è richiesto di rifiutare la tentazione di ogni modello  elitario per poter porre la politica l’economia a servizio della vita e non subalterna «ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia».

Papa Bergoglio, nei suoi ricorrenti interventi, considera non più rimandabile un cambiamento radicale del sistema tanto da dire che «non basta puntare sulla ricerca di palliativi nel terzo settore o in modelli filantropici» perché «benché la loro opera sia cruciale, non sempre sono capaci di affrontare strutturalmente gli attuali squilibri che colpiscono i più esclusi e, senza volerlo, perpetuano le ingiustizie che intendono contrastare».

Senza questo cambiamento strutturale si ricade nell’assistenzialismo che è il contrario di una scelta che pone gli esclusi e gli scartati come «protagonisti della loro vita come dell’intero tessuto sociale».

Ma è chiaro, possiamo concludere, che per accettare il livello esigente di questa sfida bisogna superare il dogma degli ultimi decenni condensato nell’acronimo Tina ( there in no alternative: “non esiste alternativa”).

Per Francesco, infatti, «non siamo condannati a modelli economici che concentrino il loro interesse immediato sui profitti come unità di misura e sulla ricerca di politiche pubbliche simili che ignorano il proprio costo umano, sociale e ambientale».

Il programma di lavoro dei giovani coinvolti nel processo avviato ad Assisi si pone nel solco di questa prospettiva. Ribadiscono che «il nostro tempo è troppo difficile per non chiedere l’impossibile», mentre Francesco li invita a «non temete di abitare coraggiosamente i conflitti e i crocevia della storia per ungerli con l’aroma delle Beatitudini».

Qui il testo del messaggio di papa Francesco

Qui il testo del messaggio dei giovani

 

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