Eccoci Plutone

Dopo un viaggio di nove anni, la sonda New Horizon incontra il sistema binario formato dai minipianeti Plutone e Caronte. Un unico passaggio ravvicinato a tutta velocità (14 luglio ore 13,50), senza possibilità di correggere la traiettoria dalla Terra. La storia avventurosa dell’ex “nono pianeta del Sistema Solare”
Plutone

Plutone è un pianetino piccolo, molto piccolo. Più piccolo della Luna. Eppure ha una storia piena di sorprese. Lo cercavano fin dagli inizi del Novecento: il famoso pianeta X oltre l’orbita di Nettuno. Fu scoperto nel 1930, ma la definizione di “nono pianeta del Sistema Solare” rimase sempre precaria. Sarà perché è piccolo, o perché la sua orbita è strana, “eccentrica”, cioè giace su un piano diverso da quello di tutti gli altri pianeti.

 

Comunque sia, quando la sonda New Horizons fu lanciata nel gennaio 2006, Plutone era ancora un pianeta a tutti gli effetti, l’unico a non essere mai stato osservato da vicino. Appena qualche mese dopo, però, l’Unione Astronomica Internazionale, tra molte polemiche, lo retrocesse a pianeta-nano, espellendolo dalla comunità dei grandi pianeti (per fortuna che la sonda era già partita, altrimenti con questi continui tagli di budget chissà!).

 

In effetti Plutone è proprio strano: negli anni si è scoperto che la sua luna principale, Caronte, è in realtà un altro pianeta-nano, che non gli gira intorno. Formano invece, insieme, un sistema binario, per cui orbitano intorno a un centro di massa esterno a entrambi. Sono una coppia di minipianeti, quindi, che fanno parte della cosiddetta Fascia di Kuipert, un anello di detriti ghiacciati, che gli astronomi considerano il serbatoio delle comete del Sistema Solare. E come tutte le coppie, anche Plutone e Caronte hanno una scia di piccolissime lune − Stige, Idra, Cerbero e Notte – che gli orbitano intorno, tutte scoperte dalle potenti lenti del telescopio spaziale Hubble.

 

Ma la storia non è ancora finita. Come in ogni thriller che si rispetti, non poteva mancare la suspense finale: dopo nove anni di avvicinamento, la sonda New Horizon viaggia a tutta velocità (in effetti è la sonda più veloce che l’uomo abbia mai spedito nel cosmo) e non ha carburante per frenare ed entrare in orbita intorno a Plutone. Quindi sarà un unico passaggio ravvicinato (a 14 mila chilometri di distanza), a tutta velocità. Alle 13,50 del 14 luglio (ora Europa centrale) la sonda sarà alla minima distanza dal pianeta (nella foto, l'immagine ripresa da New Horizon l'11 luglio 2015).

 

Siccome i messaggi per arrivare dalla sonda alla Terra impiegano quattro ore e mezzo, non sarà possibile correggere da qui la traiettoria della navicella, per cui o la va o la spacca. Gli scienziati e gli astronomi sono tutti col fiato sospeso, sperando di aver indovinato i dettagli della missione. Se tutto va bene avremo per la prima volta fotografie ravvicinate e informazioni sulla composizione dell’atmosfera di Plutone. E chissà che la storia di questo minipianeta non ci riservi ancora qualche sorpresa, magari facendolo tornare alla dignità di pianeta maggiore?

 

New Horizon dopo il flyby, l’incontro ravvicinato con Plutone, continuerà la sua corsa negli spazi siderali addentrandosi nella Fascia di Kuipert, con la speranza di imbattersi in altri pianetini o comete.

 

Un’ultima curiosità: la sonda porta con sé nello spazio un piccolo contenitore con le ceneri di Clyde Tombaugh, il fortunato giovane astronomo che, nel 1930, scoprì per primo il misterioso pianeta X.

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