È l’ora dell’Italia

Leone d’oro al film francese sull’aborto “L’événement”. Ma la vittoria reale è forse tutta italiana, con Sorrentino e Frammartino. Un’edizione sulla fragilità umana, ben riuscita, nonostante il Covid
Paolo Sorrentino e Filippo Scotti alla 78esima edizione del Festival del filma a Venezia (Photo by Joel C Ryan/Invision/AP)

Forse alla giuria piaceva troppo la rinascita italiana da negare un premio al bellissimo “Qui rido io” di Martone per non esagerare con il Belpaese? Il pensiero viene. Così il Leone d’oro è andato alla regista franco-libanese Audrey Dijwan, 51 anni, per il film sulla ragazza incinta nella Francia anni Sessanta contraria all’aborto e che lei invece affronta. Intendiamoci, il film è interessante, talora anche troppo aspro, e l’interprete Annamaria Vartolomei molto brava. Tuttavia, il premio sa di politicamente corretto perché non siamo di fronte ad un lavoro memorabile.

In effetti, il Belpaese esce in qualche misura vincitore per quantità e qualità di prodotti di artisti giovani o maturi, promesse e conferme della vitalità del nostro cinema in una rassegna imperniata sulla ricerca della pace da parte di una umanità fragile e divisa in sé stessa. Si comprendono allora il premio per la miglior sceneggiatura alla madre egocentrica e frustrata nel film – imperfetto – di Maggie Gyllenhaal “La figlia oscura”, con una grandissima Olivia Colman, quello alla miglior regia al “Potere del cane” di  Jane Campion, storia ambigua di conflitti irrisolti nel duro west tra uomini e donne. E poi il premio come miglior attrice a Penélope Cruz per il ruolo di madre dolente e libera nello splendido film di Almodòvar “Madres paralelas” (che avrebbe meritato di più), mentre miglior attore è stato John Arcilla per il film filippino “On the job: the missing 8”.

L’Italia, come si notava, ha fatto una bella figura. Paolo Sorrentino si è guadagnato il Leone d’argento per l’autobiografico “La mano di Dio”, in cui finalmente libero dagli estetismi che piacciono tanto agli americani – e a lui, per nascondersi –, svela qualcosa di profondo di sé. Non dev’essere stato facile visto che non è riuscito a nascondere la commozione davanti a tutti, lui così pauroso. È possibile che d’ora in poi il suo cinema inizi una fase nuova, forse più “semplice”. Ovviamente, meritato il premio “Marcello Mastroianni” al suo alter ego nel film, il ventunenne Filippo Scotti. Premio speciale della giuria al film “Il Buco” di Michelangelo Frammartino, lavoro quasi surreale carico di umanità fra passato e presente. Indimenticabile la figura del vecchio pastore oltre il tempo. E per l’Italia citiamo ancora il Premio Bresson della Rivista del cinematografo dato alla regista Alice Rohrwacher.

Tutto perfetto dunque? A livello di cinema, la qualità, in generale, e non solo italiana, alta. A livello organizzativo, la grande difficoltà della prenotazione sulla piattaforma che ha impedito ai numerosi giornalisti la visione libera dei film, come notato dallo stesso direttore della mostra, Barbera. Vigilanza comunque ottima, un po’ di glamour, star grandi e aspiranti star minime. Intanto, il cinema gode buona salute. Ed è molto meglio vederlo in sala, che ovattati dentro casa. In sala si respira la settima arte.

 

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