Il Dream Team colpisce ancora

La Nazionale italiana di basket con sindrome di down si è laureata ieri per la seconda volta consecutiva campione del mondo. Portogallo sconfitto in finale 36-22.
Tratta da Facebook "L'umiltà di chiamarsi Minors".

Nella pallacanestro contemporanea l’appellativo di Dream Team fa tornare in mente la squadra che, con tutta probabilità, è stata la più forte nella storia di questo sport. Un salto nel tempo che ci proietta indietro di 27 anni, quando ai Giochi olimpici di Barcellona gli Stati Uniti decidono per la prima volta di formare una rosa di giocatori professionisti provenienti dalla NBA. Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird, Scottie Pippen, John Stockton, Karl Malone tra gli altri componevano una selezione da urlo. Non è un caso che l’allenatore di quella squadra, Chuck Daly, abbia pronunciato una frase storica: «È come se Elvis e i Beatles uscissero insieme». Anche il movimento cestistico italiano, con orgoglio, può vantarsi di avere il proprio Dream Team, capace di scrivere ieri un’altra grande pagina di storia.

Il riferimento è alla nazionale azzurra di basket con la sindrome di down che ieri, a Guimaraes (Portogallo) ha acciuffato il secondo titolo mondiale consecutivo. Il gruppo guidato da Giuliano Bufacchi e Mauro Dessì ha strapazzato in finale i padroni di casa con un eloquente 36-22. L’indiscusso premio di uomo partita va assegnato a Davide Paulis, esordiente in finale e autore di ben 28 punti: l’altro atleta capace di superare la doppia cifra è stato il lusitano Lopes, fermo a quota 10. I parziali dei quattro mini-tempi evidenziano come il terzetto azzurro abbia scavato il solco decisivo per aggiudicarsi la gara nei primi due parziali, vinti 14-6 e 8-2. Nella seconda metà di gara c’è stato l’orgoglioso ritorno dei ragazzi guidati da Duarte Sousa e Antonio Lopes che, però, ha evitato soltanto che l’Italia acquisisse un margine ancora maggiore.

Si tratta di un trionfo totale, dato che nelle due sfide del girone gli azzurri avevano riportato altre due vittorie. La prima, all’esordio, era giunta contro la Turchia per 26-11: top scorer, ancora una volta, quel Davide Paulis che è anche alfiere dell’Atletico Aipd Oristano, laureatosi quest’anno campione d’Italia. Il secondo appuntamento ha visto l’Italia incrociare il Portogallo, in quella che ormai è una grande classica della categoria C21 (riservata cioè ad atleti con sindrome di down): il successo, ancor più netto, aveva visto gli atleti italiani prevalere con un eloquente 40-4.

Questi straordinari ragazzi meritano a pieno titolo l’appellativo di Dream Team: da tre anni, infatti, sono loro a dettare legge a livello continentale e internazionale. Un ciclo apertosi con la vittoria agli Europei del 2017 e proseguito poi con la doppietta mondiale nel 2018 e 2019. Risultati sensazionali che hanno spinto il presidente del movimento paralimpico italiano Luca Pancalli a congratularsi con loro. «Applausi a scena aperta», ha commentato il dirigente azzurro sul suo profilo Twitter. «Orgoglioso dei nostri ragazzi – gli ha fatto eco il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico – che sono un superbo esempio di talento e passione».

Gli artefici del successo di Guimaraes sono Emanuele Venuti, Andrea Rebichini e Alessandro Greco dell’Anthropos Civitanova Marche, Alessandro Ciceri della Briantea 84 Cantù e Antonello Spiga, compagno del già citato Davide Paulis all’Atletico Oristano. Proprio il presidente dell’Anthropos, Nelio Piermattei, ha dichiarato tutta la sua felicità per il risultato conseguito ieri. «Ci dà entusiasmo per continuare il nostro percorso – ha detto su cronachemaceratesi.it – ponendoci sempre nuovi obiettivi. Alessandro, Andrea ed Emanuele ci rendono orgogliosi del loro essere campioni nella quotidianità, contagiandoci col loro mix di entusiasmo e gioia e, in occasioni come queste, regalandoci l’ulteriore soddisfazione della vittoria sportiva».

 

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