Dopo le tragedie ritroviamo rapporti più umani

Mentre ancora si piange per la morte di Fabiana, uccisa a quasi 16 anni dal suo fidanzatino, ci si interroga sulle cause di questo e di altri efferati "femminicidi". Esiste un modo per reagire? Forse occorre semplicemente tornare all’umano, alla relazione ai legami veri e autentici, con progetti di vita a lungo termine, ove il sacrificio, la norma, l'amore sono ingredienti indispensabili per qualsiasi convivenza
Violenza contro le donne

Corigliano Calabro piange Fabiana, sua cittadina di 16 anni uccisa in modo efferato da un altro ragazzo adolescente per motivi “apparenti" di gelosia. Ma con lei, Fabiana, ci sono Carolina, Chiara…: un elenco che non sembra avere fine, di ragazze colpevoli solo di essere femmine.

Le emozioni che fluttuano in noi sono le più disparate: rabbia, vergogna, tristezza, disgusto. Ma è necessario tentare di elaborare quanto è capitato, anzi dobbiamo in qualche modo farlo per due motivi di fondo. Primo per dare il primato alla ragione e al pensare umano che deve sempre poter comprendere anche le più aberranti azioni, come espressione del male che alberga purtroppo sempre nell’intimo dell’uomo. Secondo per poter trasformare anche i drammi più evidenti in azioni concrete e proposte valide per far sì che tutto ciò non accada più.

Se minorenni arrivano a compiere delitti in questo modo sembra che la coscienza e il senso di colpa e di vergogna non esistano più. Per cercare di dare una spiegazione analizzeremo tre prospettive:

a) il male e la sua “banalità”

b) le generazioni che crescono sempre più fragili

c) educatori e genitori in crisi

a) Il male e la sua banalità. Blaise Pascal ( 1623-1662 ), il famoso filosofo francese, cosi scriveva nel suo libro “Pensieri":  “L’uomo molte volte è una bestia, altre è un angelo". È proprio cosi: a volte gli esseri umani compiono azioni che non sembrano appartenere alla categoria dell’umano. Hanna Arendt  (1906-1975), nel suo libro “La banalità del male”, descrivendo le attività atroci del nazismo, testimonia come quel tipo di cultura burocratica , autoritaria e feroce abbia permesso che anche l’ultimo dei comandanti dovesse eseguire ordini disumani e che ciò fosse ritenuto giusto, indipendentemente dalla sua coscienza.

Così in tutti questi casi di femminicidio e di tragedie quasi sempre la donna (e anche molte minorenni ) subisce la crudeltà di uomini e maschi minorenni che, incapaci di gestire le emozioni di gelosia, delusione , ecc., si scagliano contro di lei quasi come se la coscienza fosse spenta o assopita, a testimonianza che , anche in una società permissiva come la nostra, il male spesso la fa da padrone, col rischio di farci abituare a ciò che accade.

Le generazioni di ragazzi oggi crescono sempre più fragili, nel senso che sono spesso in balia delle emozioni, incapaci di gestirle e di comprenderle nel vissuto quotidiano come energia che può rafforzarli.

Gli studi testimoniano come oggi unmaschio di 14 anni cognitivamente sia ben strutturato, mentre emotivamente sia piccolo, come un bambino di 7 anni, mentre nelle femmine il gap è di gran lunga inferiore. Le dipendenze emotive (gioco, sesso, droga, alcool, shopping, ecc.) sono lì a dimostrare come l’emotivo prenda il sopravvento a spese della ragione e della giustizia.

Sembra che manchi un progetto di vita di fondo, che si cerchi di vivere alla giornata, passando da una emozione all’altra e se queste sono negative, non si riescono a controllare perché sembra che tutto finisca.

La società del tutto e subito paga sull’altare dell’umano la sua stessa solidità, rischiando di finire in un imbarbarimento diffuso.

Quando in televisione i dialoghi sono degli sproloqui, quando il linguaggio scurrile e volgare viene così sovraesposto da considerarlo normale, quando il “duro" di turno o l’urlatore o urlatrice si mette in mostra come fosse il/la vip più titolato/a, il male fa breccia e, nella sua tragicità , si veste di banale, come se non causasse tragedie.

Educatori e genitori in crisi: è questo il grido d’allarme che ormai da ogni parte proviene, come richiesta di aiuto, sostegno, per non rischiare di impazzire e di soccombere sotto il disagio che dilaga, il male che si fa strada.

Occorre allora tornare all’umano, alla relazione ai legami veri e autentici. Occorre tornare all’educazione che contiene progetti di vita a lungo termine, ove il sacrificio, la norma e la regola sono ingredienti indispensabili per qualsiasi convivenza. Riportiamo l’uomo all’uomo.

L’essenza dell’essere umano è la relazione che deve essere caratterizzata da amore, sacrificio, conoscenza, attenzione.

Occorre perdere tempo nello stare insieme, riprenderci il tempo che la televisione ci ruba, ritornare alla piazza del paese per trovare l’amico, le persone, i compaesani e stringere dialoghi, relazioni, sostegni reciproci.

Diffondiamo in tutti i modi la cultura dell’altro come indispensabile per me e la cultura del sacrificio per un bene più grande come base del vivere insieme. Occorre una politica dell’incontro, ove le famiglie si trovino e abbiano spazi di condivisione e dialogo

Occorre un accordo generazionale, ove i grandi testimoniano ai giovani la bellezza del vivere sacrificandosi per il bene comune. Questo è quello che occorre fare, indipendentemente dall’emotività che ci prende.

In questo modo, trasformeremo la precarietà in solidità e riprenderemo le radici dell’esistenza.

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