Diplomazie di vario tipo

In Vaticano riuniti gli ambasciatori del più piccolo Stato del mondo. Ai piedi della croce, non dei potenti
Nunzi Vaticano © Michele Zanzucchi 2015
Mentre a Bratislava i capi di Stato della Unione europea cercano la quadra e un'impossibile soluzione reale (e non di facciata) al problema degli immigrati provenienti dal Sud del mondo, un altro incontro diplomatico passa sotto silenzio o quasi: in Vaticano sono riuniti i 106 nunzi apostolici, cioè gli ambasciatori del papa.

 

 

Il card. Parolin ha dato il tono: «Stare accanto alle croci del mondo». Una missione stupendamente evangelica, che manifesta la "potente-impotenza" di chi è cristiano sul serio. Il primo scopo della diplomazia vaticana non è quella di "influenzare" il corso della vita con l'arte della politica, ma accompagnare la sofferenza del mondo, e casomai usare la propria influenza per alleviare queste sofferenze.

 

 

Questa è la diplomazia che ci piace. Non a caso le tre relazioni non sono legate alle strategie geopolitiche ma alle radici dei problemi: la prima intitolata «Il mondo oggi – La Chiesa oggi – Il Papa Francesco» è stata affidata al preside dell' istituto universitario Sofia, mons. Piero Coda. La seconda, su «Genesi e fattispecie della cultura del gender: come affrontarla», al reverendo Robert A. Ghal, professore associato di etica fondamentale presso la Pontificia università della Santa Croce; la una terza conferenza viene presentata dal card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, sul tema «Dialogo interreligioso, rapporti con l'islam». Relazioni Chiesa-mondo, Gender e Islam, cioè tre elementi che potranno influenzare nel bene o nel male il futuro dell'umanità. Niente meno.

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