Dialogo interreligioso, intervista all’imam Ataul Wasih Tariq

Papa Francesco incontra i co-fondatori della Fratellanza Giudeo-Musulmana dell'Argentina insieme al referente della Comunità musulmana Ahmadiyya italiana.
Foto dell'Associazione The Ahmadiyya Muslim Jama’at Italia e di https://batimes.com.ar/news/argentina/inter-faith-group-of-religious-leaders-meets-pope-francis-at-vatican.phtml

Nei giorni scorsi i co-fondatori della Fratellanza Giudeo-Musulmana dell’Argentina, insieme all’imam Ataul Wasih Tariq della Comunità Musulmana Ahmadiyya italiana, sono stati ricevuti in udienza da papa Francesco nella bblioteca privata del Palazzo Apostolico.‎

Il  gruppo interreligioso era composto dal direttore della stazione radio ebraica latinoamericana Radio Jai Miguel Steuermann; dal presidente della comunità musulmana Ahmadiyya dell’Argentina, l’imam Marwan Gill; dal rabbino ortodosso Saul Bonino della comunità Chafetz Chaim e dall’imam Ataul Wasih Tariq, rappresentante della comunità Ahmadiyya Italia.

Imam Tariq come è nata l’idea di questo incontro in Vaticano?
È stata, in realtà, un’impresa di solidarietà tra le minoranze religiose, ebraiche e musulmane, più popolose dell’Argentina.

Era la prima volta che incontrava Papa Francesco?
Sì, in questi anni ho letto diverse Encicliche e scritti del Papa e sono rimasto sempre colpito dal suo forte e contagioso impegno per il dialogo interreligioso. Durante l’udienza ernoa impressionanti sia la sua profonda preoccupazione per l’odio e ciò che genera nel mondo; sia la sua immensa gioia nel vedere musulmani, ebrei e cristiani dialogare insieme.

Come si è svolto l’incontro?
La nostra delegazione ha spiegato come l’idea sia nata all’interno del programma Radio Shalom-Salam, un dialogo ebraico-musulmano, proposto ai radioascoltatori ogni domenica per oltre un anno e mezzo, e come da lì ha promosso attività che “sinergizzassero” i gruppi all’interno della società argentina in modo più ampio. 

Papa Francesco in udienza ha benedetto la Vostra delegazione che ha definito come una “necessaria iniziativa di dialogo e di incontro”, mentre continuano a esserci numerose guerre in corso. Ci potrebbe raccontare qualcosa di quel momento?
Il Sommo Pontefice ha elogiato il nostro impegno, insistendo sul fatto che rappresentiamo “la via da seguire, facendo le cose insieme, non discutendo”, riaffermando il suo impegno per la cooperazione con altri leader religiosi. Come ha sottolineato l’imam Gill: “il papa ha avuto un grande impatto sul dialogo interreligioso durante il suo periodo come arcivescovo di Buenos Aires. Ha lasciato un’importante eredità alle comunità religiose e laiche, affinché si impegnassero a lavorare costantemente per migliorare le relazioni tra le  diverse fedi”. L’Enciclica “Fratelli tutti” è un’ispirazione non solo per i cattolici, non solo per le diverse confessioni cristiane, ma per i credenti di ogni religione.

Nel corso dell’udienza ha sottolineato quanto sia importante nel dialogo saper accettare la diversità e le convinzioni teologiche degli altri, ma soprattutto la necessità di lavorare mano nella mano per il miglioramento delle nostre società e per lo standard morale dell’umanità”.

Al Santo Padre nel corso dell’udienza sono state presentate anche  la storia e i vari progetti di pace della Comunità Musumana Ahmadiyya portati avanti nel mondo. Potrebbe raccontarci qualcosa di questi progetti?
La nostra comunità ha promosso nell’arco di questi anni varie campagne in tutto il mondo, come Muslims for Life, nel corso della quale abbiamo donato più di 10mila sacche di sangue, infondendo nuova vita a 30mila americani.

In Italia abbiamo promosso, sino ad oggi, due campagne, la prima “Musulmani per la pace”, il cui messaggio sottolinea come l’Islam sia del tutto estraneo al terrorismo; la seconda campagna “Musulmani per la lealtà” che ha lo scopo di insegnare ai musulmani − tramite riferimenti coranici e profetici − il senso del dovere, dell’amore e della lealtà nei confronti del paese in cui vivono.

Crediamo che il vero Jihad sia quello di proteggere le libertà e i diritti di tutti gli esseri umani, di proteggere tutte le sinagoghe, i templi, le chiese e le moschee. Ecco perché, oltre che in altre occasioni, durante la recente mostra della Sacra Sindone di Torino, rivolta soprattutto ai pellegrini cristiani, abbiamo offerto la nostra disponibilità a proteggere la chiesa e la sacra reliquia. Lo abbiamo fatto non solo in nome della nostra amicizia calorosa e fraterna con il responsabile della mostra, ma come dovere inderogabile di tutti i musulmani, prescritto dal sacro Corano, nel capitolo 22 versetti 40 e 41. In tali versi il Corano ha menzionato come ultime le moschee, in un elenco di luoghi religiosi che dovrebbero essere protetti dai musulmani.

So che Papa Francesco ha ricevuto diversi doni dalla Vostra delegazione: “La crisi mondiale e la via per la pace” di Hadhrat Mirza Masroor Ahmad Leader mondiale della nostra comunità, la traduzione del Corano in spagnolo e da Lei l’ultima traduzione del Corano in italiano.
È stato un momento molto toccante, come quando ci si trova in famiglia per una ricorrenza particolare, c’è stato uno scambio di doni reciproco. Nel salutarci Papa Francesco ha consegnato a ciascuno di noi le copie autografate de “Il Documento della Fratellanza universale”, dell’Enciclica “Fratelli tutti”, di “Ritorniamo a sognare – la strada per un futuro migliore” e alcune medagliette… in particolare  ha scritto una dedica nell’Enciclica “Fratelli Tutti” per il Leader della Comunità Musulmana Ahmadiyya Hadhrat Mirza Masroor Ahmad.

Imam Tariq puoi dirci lo specifico della Vostra comunità?
L’Ahmadiyya Muslim Jama’at è una comunità religiosa internazionale, attualmente presente in oltre 200 paesi nel mondo, fondata nel 1889, a Qadian, in India, da Hazrat Mirza Ghulam Ahmad.

Siamo conosciuti in tutto il mondo per il nostro motto “Amore per tutti, odio per nessuno” e  uniti sotto un unico leader, carica attualmente ricoperta da sua santità Mirza Masroor Ahmad, autore anche del libro “La crisi mondiale e la via per la pace” [4], dove sono raccolte le sue conferenze e le lettere ai leader mondiali sugli autentici e pacifici insegnamenti dell’Islam.

La nostra fede si basa sull’assunto che il Corano sia l’autorità fondamentale ed eterna per i musulmani e crediamo che il profeta Muhammad (che la pace e la misericordia divina siano con lui) sia il sigillo dei profeti. Noi crediamo che l’Islam – al pari delle altre religioni rivelate − sia venuto per assicurare i diritti e le libertà dell’umanità e per costruire una società pacifica.

Nel consegnare al Papa l’ultima traduzione del Corano in italiano Gli ha mostrato il versetto sulla cooperazione alle buone azioni (Il Sacro Corano, Sura 5, v. 3)…
È stata l’occasione per assicurare il nostro costante impegno, come Cocmunità L’Ahmadiyya Muslim Jama’at[5],  nel lavorare per la pace a livello internazionale e il papa con un gran sorriso mi ha risposto: “Tu sei il mio prossimo quindi continueremo a incontrarci”.

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