Desaparecidos: la lunga lotta per la verità

Decine di migliaia di famiglie vogliono sapere cosa è accaduto ai loro cari e magari avere una tomba da visitare. Per appurare questi tragici fatti, bisognerà riesumare 200 mila corpi privi di identità

Il termine spagnolo desaparecido ci rimette alla violenza ed alle dittature latinoamericane. Si tratta di persone fatte sparire forzosamente, cancellandone il più possibile le tracce. Se ne contano tra 8 mila e 30 mila in Argentina, alcune centinaia in Uruguay e Paraguay, circa 500 in Brasile, più di 3 mila in Cile. A questo censimento del dolore va aggiunto quello dei Paesi centroamericani, le sparizioni in Perù, in Messico – dove il conteggio oggi supera le 50 mila unità – e in Colombia, provocate durante mezzo secolo di guerra interna, ancora da terminare.

Bisogna mettersi nei panni della famiglia di un desaparecido per comprendere la ricerca a volte sterile di notizie per far verità sul destino di una persona cara mentre attorno ti si fa il vuoto: i tribunali tacciono, le autorità politiche non rispondono, le forze armate respingono ogni sollecito di informazione. Eppure un certo giorno, qualcuno che doveva tornare a casa non è tornato, prelevato non si sa da chi e portato chissà dove. Nessuna informazione, nessun carteggio, nessun documento, non una tomba

La definizione più cinica in merito la diede il dittatore argentino Jorge Rafael Videla: «Il desaparecido è un’incognita. Se apparisse sarebbe possibile affrontare la questione in modo X, se la sparizione si convertisse in certezza della sua morte ci sarebbe un modo Z, ma mentre è desaparecido non ci può essere nessuna modalità. È un desaparecido, non ha entità non è morto né vivo: è desaparecido».

Eppure stabilire la verità dei fatti è fondamentale per sperare di poter chiudere un giorno le ferite di questo capitolo della storia. Lo si è compreso anche in Colombia, dove il processo di pace ha dato vita alla “Giurisdizione speciale per la pace” (acronimo spagnolo Jep), che sta cercando di far luce sulle sparizioni forzate verificatesi durante 50 anni di guerra. Oggi è possibile perché i militari accusati di crimini di guerra che vogliono entrare nel “regime speciale” di amnistia, devono collaborare a fornire indicazioni in merito ai fatti di cui furono partecipi. Da giugno in qua, 160 militari hanno dato indicazioni utili ad accertare i fatti relativi a 400 vittime di esecuzioni stragiudiziali.

Si stanno così localizzando decine di fosse comuni dove queste sono state sepolte. Nel municipio di Dadeiba, la settimana scorsa è stato possibile rinvenire una fossa comune con una cinquantina di corpi. L’Istituto di medicina legale (Iml) ha accertato finora la presenza di resti di una ventina di persone, uomini tra i 15 ed i 56 anni, tra questi alcuni portatori di handicap.

Ma quando si proietta su scala nazionale il lavoro da svolgere, l’Iml stima che si dovranno riesumare circa 200 mila corpi privi di identità. «È una sfida molto grande e dal punto di vista scientifico avremo da lavorarci durante molti anni», ha spiegato Claudia García, direttore dell’organismo, che ha fatto anche leva sul ruolo dello Stato, attraverso il governo, la Jep ed anche una “Unità di ricerca”, prevista dagli accordi di pace. «Perché questo può consentire a migliaia di famiglie di metter fine al loro lutto».

Un contributo prezioso per stabilire la verità sui desaparecido, lo sta poi dando il Movimento nazionale di vittime dei crimini di stato (Movice) che ha cominciato ad ottenere dalla Jep l’azione cautelare per preservare luoghi che potrebbero ospitare fosse comuni. Il Movice riunisce a più di 200 organizzazioni di diritti umani e di vittime di sparizioni forzate, assassinii selettivi e sfollati, e si sta facendo spazio nella selva giuridica che a volte pare fatta apposta per preservare il silenzio, invece della giustizia. Si è ottenuto finora l’intervento della magistratura per preservare 17 siti, mentre le organizzazioni del Movice continuano a presentare denunce in merito a decine di altri.

Non è facile avanzare, perché le colpe e le responsabilità che si celano dietro questi capitoli violenti della storia di vari Paesi si trasformano spesso in cortine di fumo giuridiche o politiche. Ma è necessario, perché la pace non è tale se non è affiancata dalla giustizia e dalla verità.

 

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