Demenziarte

Ci sono band e cantautori che hanno fatto dell’ironia, dell’intrattenimento teatrale, nonché della grande professionalità, il loro carattere distintivo. Personaggi come Lillo e Greg, Elio e le storie tese, oppure gli Skiantos, Gaber, Petrolini… Attualmente il piatto piange…
Lillo
Lillo e Greg

«So’ Lillo!». La maggior parte degli italiani avrà sentito e letto questa espressione un po’ dappertutto in questo periodo, dai social ai bambini in casa. A pronunciare la frase diventata tormentone dopo la messa in onda di LOL, chi ride è fuori è stato Pasquale Petrolo in arte Lillo, per molti un personaggio televisivo, per altri molto di più. Lillo, da sempre in coppia con Greg, è infatti autore e cantante del progetto musicale Latte e i Suoi Derivati, formatosi agli inizi degli anni ’90 dalle ceneri di un format fumettistico.

La mia adolescenza è stata permeata della loro musica, tra amici ci si passavano i dischi e si cantavano le loro canzoni a scuola. Quel fascino un po’ sboccato, vicino al linguaggio più semplice degli adolescenti e intriso di ironia, a volte anche più ambiziosa delle frivole volgarità. Oltretutto, avevano dalla loro il fatto di saper mettere in scena uno spettacolo dal vivo trascinante e spensierato, il prodotto di un duo dal piglio marcatamente teatrale accompagnato da una band di tutto rispetto (tra cui Paolo Di Orazio, primissimo collaboratore di Greg).

Quando non si ascoltavano i Latte e i Suoi Derivati però, si dava spazio ad altro. Neanche a farlo apposta, nello stesso programma che ha visto protagonista Lillo, ha brillato anche un altro “personaggio”: Elio. Un altro volto noto della televisione italiana, direte voi. E soprattutto un signor musicista, aggiungerei io. Un’altra testa che mi ha affascinato profondamente ai tempi della scuola e che ancora seguo con interesse. Sì perché la musica degli Elio e le Storie Tese era di un livello inarrivabile, sia musicalmente che concettualmente. Si rimaneva incantati dalla psichedelia delle composizioni (soprattutto se si sapeva suonare uno strumento), si rideva alle lacrime ascoltando i testi o semplicemente andando ai loro concerti. E anche in questo caso, il teatro è stato un ingrediente fondamentale. Il saper improvvisare, intrattenere il pubblico, dare i giusti tempi alla musica e alla comicità; caratteristiche che li hanno resi il progetto di “rock demenziale” più longevo della musica italiana. Quarant’anni di album e concerti memorabili (a cominciare dall’episodio citato ultimamente che li vede censurati sul palco del concerto del Primo Maggio 1991), frutto delle menti geniali di un gruppo di musicisti di altissimo livello legati dall’amore per Frank Zappa. E molto altro.

Innegabile ispirazione per gli Elii e veri pionieri del rock demenziale furono sicuramente gli Skiantos, la band del compianto Freak Antoni, un altro faro di intelligenza nel mondo della musica italiana. La band, rispetto a quelli che sarebbero stati poi i discepoli del genere, aveva un taglio decisamente più punk, figlio anche dell’esplosione dello stesso nell’Inghilterra fine anni ’70. I testi dissacranti e le esibizioni dal vivo scosse dalle bislacche improvvisazioni di Freak Antoni avevano conquistato quella parte di popolazione più attenta ai temi sociali, spesso trattati con stimolante trasporto e vera partecipazione da parte del leader della band, considerato successivamente uno dei simboli dell’impegno sociale bolognese anni ’70 insieme a gente come Dalla, Guccini e Pazienza.

È importante capire il contesto in cui si andarono a formare gli Skiantos, perché li rende personaggi attivi di una narrazione complessa, soprattutto dal punto di vista politico. Quello che fino ad allora poteva essere considerato accostabile a questo filone demenziale proveniva da musicisti come Fred Buscaglione e la sua ironia in chiave swing, Riz Samaritano e Clem Sacco (più vicini al rock’n’roll) o gli Squallor, dall’approccio più (neo)melodico.

Tutto questo senza dimenticare l’ispirazione in forma teatro-canzone di personaggi come Petrolini prima, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci poi.

Il rock demenziale è uno di quei generi che andrebbe esplorato con più attenzione, qualora non lo si conosca abbastanza. Sicuramente, è un modo altamente efficace di comprendere come muta il nostro senso dell’ironia riguardo gli eventi che coinvolgono la nostra società quotidianamente.

Ormai orfani anche di Elio e le Storie Tese, aspettiamo con ansia arrivi presto qualcuno ad aprire una nuova strada al rock demenziale, nell’era post Covid del politicamente corretto, a ricordarci di prendere la vita un po’ più alla leggera. Perché quando si scherza, bisogna essere seri.

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