Dalla televisione di massa alla massa in televisione: il caso «tv verità»

In molte trasmissioni televisive compaiono parenti che si erano perduti e che si incontrano “in diretta”, persone che vengono a raccontare i loro drammi davanti alle telecamere, coppie che risolvono i loro problemi coniugali affidandosi al giudizio del pubblico. Questo è un nuovo genere di TV: molto la chiamano «TV verità». È limitativo dire che ha successo perché rapisce la componente di pettegolezzo di molti teledipendenti. In realtà, questo genere televisivo nasconde delle precise esigenze, rivela patologie del sociale allarmanti. È una televisione che sta provando a colmare anche l’ultimo iato esistente fra pubblico e mezzo comunicativo: la socialità umana, si diceva fino a poco tempo fa, non sarebbe mai potuta diventare un prodotto televisivo. Ora, con l’emergere della «TV verità», anche questa ultima barriera sembra scardinarsi. Nel presente contributo si è intesa promuovere un’analisi sociologica del fenomeno, una descrizione storica del nuovo genere televisivo, una valutazione etica e deontologica delle programmazioni esaminate.

 

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