Cuba e l’aria che tira

Anche Raúl Castro, esce dalla scena politica lasciando ogni incarico formale. Appaiono nuove generazioni di leader che dovranno gestire un futuro non facile
(AP Photo/Ariana Cubillos, File)

Che a Cuba si respiri aria di cambiamento non ci sono dubbi. La decisione di Raúl Castro, 90 anni a giugno, di lasciare la conduzione del Partito comunista ha un valore simbolico, come la ebbe la scomparsa cinque anni fa di suo fratello Fidel. Alla guida, almeno ufficiale, dell’isola non ci sarà più un Castro.

Bisognerà però vedere quali cambiamenti seguiranno e se questi saranno forieri di buone nuove.

Da quando ha preso in mano le redini, Raúl ha prodotto cambiamenti di rilievo: è stato dato maggiore spazio all’attività privata, ultimamente anche alla vendita di carne e latticini, prodotti fino a poco tempo fa riservati allo Stato; i cubani possono accedere agli hotel – prima riservati agli stranieri – e possono viaggiare di più anche all’estero; possono acquistare un’auto o una casa. Sono state allentate le maglie degli investimenti stranieri, anche quelli provenienti da fuoriusciti cubani residenti negli Stati Uniti (tra i maggiori avversari del regime).

Ma Raúl ha anche aperto una finestra importante sul mondo, consentendo l’acquisto di apparati elettronici e l’accesso a internet, che era riservato ai burocrati del partito. Un regime può raccontare quello che vuole finché alla gente non è consentito di sapere cosa accade fuori dai confini nazionali. Sempre più cubani sanno cosa sia realmente la democrazia, come si viva in essa, cosa significa potersi esprimere liberamente senza finire arrestati, scrivere, cantare, comporre poesie, votare, scegliere il proprio stile di vita, dove abitare, la professione e il modo di come condursi in società sono sempre più alla loro portata attraverso la rete, senza che esista dietro un’esegesi pilotata dall’onnipresente partito. Ed è molto probabile che questa finestra aperta sul mondo sarà uno dei motori di cambiamento. Non a caso, da quando è stato ampliato l’accesso alla rete anche la critica al regime ha conosciuto un incremento. È il caso del Movimento San Isidro, sorto nel 2018, formato da centinaia di artisti stanchi di dover dipendere dal riconoscimento del partito per poter svolgere la loro attività.

I fratelli Fidel e Raul Castro Photo: Jose Goitia/dpa

Il confronto con la realtà esterna sarà decisivo, come oggi lo è il confronto con la realtà nazionale: l’isola è sotto scacco economico, con un aumento dell’inflazione che erode i redditi. Dopo il supporto sovietico è sparito anche quello del Venezuela e l’economia stenta a riprendersi, dopo la caduta dell’11% del pil dell’ultimo anno, con in più le complicazioni sorte dalla pandemia di Covid 19. Prima di presentare la sua rinuncia all’VIII congresso del Partito comunista, Raúl ha criticato l’incapacità dell’economia nazionale di rispondere alle necessità del Paese.

Pesano le vecchie quanto inutili sanzioni internazionali di fatto imposte da Washington. Durante la gestione Trump, oltre ad annullare il processo di normalizzazione aperto dal presidente Obama, vennero emesse nuove sanzioni, che il Dipartimento di Stato (il Ministero degli Esteri) statunitense si dedicava poi a “prescrivere” ad altri governi di applicarle, Europa inclusa, minacciando rappresaglie commerciali in caso di “inadempienza”. Ne è seguito un calo generale degli investimenti e, almeno per il momento, non pare ci si possa attendere un cambio sostanziale da parte della Casa Bianca. Biden ha già detto che non è una sua priorità modificare l’attuale status, forse obbedendo più alla necessità di non aprire un altro fronte interno con i falchi repubblicani, che sarebbero ben felici di poter accusare il presidente di simpatie comuniste.

Resta allora la carta della comunità internazionale, che avrà maggiore spazio di manovra per mettere fine ad un isolamento che non ha senso.

Certo, Cuba non è un esempio di rispetto dei diritti umani. Non lo è l’ostinazione del regime a non concedere le libertà elementari di qualsiasi sistema che voglia essere democratico. Il timore che i cubani diano le spalle al socialismo esprime abbastanza compiutamente l’immensa contraddizione del regime.

Ma diciamo anche che se il criterio per mantenere relazioni internazionali dovesse essere solo lo standard dei diritti fondamentali, i governi di Turchia, Egitto o Arabia Saudita sarebbero i primi a dover ricevere il cartellino rosso, insieme a vari altri. Il mondo è cambiato dopo la caduta del Muro di Berlino, bisogna che tutti ne prendano atto.

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