Cristianesimo e questione operaia oggi

Al centro del dibattito promosso dal gruppo di riflessione sindacale Made in the World, un testo classico del pensiero sociale cattolico tradotto e pubblicato da Città Nuova. Attualità e fecondità dell’analisi del vescovo Von Ketteler, nell’intervista al professor Alberto Lo Presti, curatore del testo e direttore di Nuova Umanità
operai

Nel seminario “Liberiamo il lavoro”, promosso dal gruppo di riflessione sindacale Made in the World di cui abbiamo lungamente parlato su cittanuova.it, ha trovato uno spazio di particolare interesse il libro Questione operaia e cristianesimo. Pubblicato nel 1864, ma sempre attuale, come accade ai veri classici, soprattutto grazie alla nuova traduzione curata, assieme a Christina Roth, da Alberto Lo Presti, direttore della rivista culturale Nuova Umanità, docente di scienze politiche presso le università pontificie Gregoriana e Angelicum, oltre che presso l’Istituto universitario Sophia di Loppiano.

 

Il testo di Von Ketteler affronta le conseguenze disumanizzanti dell’economia capitalista cogliendone la radice atea. Da questa prospettiva diventa comprensibile la moderna architettura del potere finanziario sempre più separato dall’economia reale. Apriamo con Alberto Lo Presti un dialogo destinato a rimanere aperto.

 

Perchè è attuale attingere alle fonti della riflessione di Von Ketteler?

«Ketteler fonda il pensiero sociale della Chiesa. Si fa largo fra le concezioni liberali e socialiste per salvaguardare il lavoratore e la sua famiglia dalla minaccia dello Stato onnipotente e del mercato piglia-tutto. Lo fa con erudizione e competenza, rimanendo ancorato nell’orizzonte del cristianesimo. Molte delle sue tesi finiscono nella Rerum novarum. La storia dei decenni successivi gli darà ragione. La storia di questi nostri anni conferma la validità dei suoi argomenti».

 

Cosa è oggi la questione operaia dentro il processo della globalizzazione?

«Ketteler viveva in un periodo in cui si credeva ciecamente nelle conquiste del progresso. Il progresso avrebbe guarito le tragedie delle masse lavoratrici. È un po' lo stesso inganno che oggi aleggia attorno alla globalizzazione. Sembra dipingere un avvenire radioso e pretende, e illude, che le tante sofferenze che oggi affaticano popoli e comunità saranno risucchiate nel vortice virtuoso e positivo del processo di mondializzazione dell'economia e delle relazioni sociali. Così come Ketteler denunciava l'ipocrisia e l'errore di queste concezioni, oggi dobbiamo, con la medesima prontezza, ribadire che le sfide etiche devono essere risolte con scelte eque, con l'incentivazione della solidarietà, con la costruzione di una cultura di condivisione».

 

La posizione del vescovo tedesco quale assetto di potere mise in crisi?

«A seguito de La questione operaia e il cristianesimo di Ketteler si generò l’intensa stagione del contributo della cultura cattolica alla questione sociale ed economica. Basti pensare a figure come Leone XIII, Giuseppe Toniolo, Carlo Maria Curci. Lo stesso De Gasperi attinge a molte tesi di Ketteler e ne presenta il pensiero in modo sistematico. In particolare Ketteler è ostile al centralismo statalista (era di origini nobili, di un'antica famiglia della Vestfalia, e conosceva il valore delle autonomie politiche), è diffidente per i progetti astratti del liberalismo individualista, vede la minaccia alla pace sociale di chi voleva la riorganizzazione socialista dell’economia. Inoltre, è pronto a denunciare i cortocircuiti che consentono alle élite di potere di influenzare la stampa, la scuola, la cultura, con progetti volti alla disgregazione dell’etica pubblica, per edificare l’individuo isolato, perfetto consumatore compulsivo. Le sue note politiche influenzarono – come scrisse Igino Giordani – la concezione politica dei cattolici italiani».

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