Covid-19, tra morte e luce

Una corsia Covid-19. L’incontro con le parole di Chiara Badano. Il racconto di una psico-oncologa, esperta di medicina palliativa. Tratta dalla rivista Città Nuova di giugno 2020.

Mi è successo all’improvviso in una giornata lavorativa ordinaria, per quanto possa risuonare opportuno l’aggettivo in questo periodo così strano, confuso e ancora così inquietante di pandemia da Covid-19. Per ancorarmi a dimensioni di valore, dalle quali attingere nutrimento, spesso vado in cerca di stimoli che mi rassicurano quando mi parlano di uno sguardo che veda più lontano sulle cose essenziali della vita. Ieri, uno talmente potente che ha avuto una funzione inaspettatamente detonante. Un semplice messaggio su WhatsApp, apro il link  e leggo: «Sono uscita dalla vostra vita in un attimo. Oh come avrei voluto fermare quel treno in corsa che mi allontanava sempre di più. Ma ancora non capivo. Ero troppo assorbita da cose insignificanti, futili, passeggere. Un altro mondo mi attendeva, e non mi restava che abbandonarmi. Ma ora mi sento avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco mi si svela…»

Leggere queste poche, ma così significative parole di Chiara Luce Badano, mi ha tolto in un attimo, da davanti, il buio del vuoto e dell’ignoto del morire e mi ha spalancato una porta dentro la quale ho sentito la spinta ad entrare: una sensazione profonda e fortissima…qualcosa di travolgente spingeva e cercava strada. Chi era con me, rimasto in silenzio comprendendo che cosa mi stesse accadendo, ha visto i miei occhi riempirsi di lacrime dietro la mascherina chirurgica, accessorio integrato di questi giorni di Covid-19.

In quegli istanti di piena, si è immediatamente acceso in me il ricordo del mio “quasi morire” e ho rivissuto in un attimo la mia angoscia di morte, vissuta in solitudine in terapia intensiva nove anni fa. È arrivato il famigerato insight, quello di cui parliamo sempre noi psicologi e dentro al mio pensiero si è accesa “la luce”. Ho sentito nel profondo che quelle parole lette poco prima in modo quasi distratto mi hanno aperto il solco di una domanda profonda: parole e traiettorie di pensiero illuminate possono aiutarti a vivere il tuo morire nella condivisione di uno stesso sguardo?

Ho sentito subito che, nel mio “quasi morire”, io di una traiettoria come quella avrei avuto tanto bisogno.

Non mi era mai capitato di pensare e sentire così il “passaggio del morire”. Quell’allontanamento progressivo dalla vita e dalla relazione descritto dalle persone che ho incontrato in quasi vent’anni di cammino in cure palliative. È di molti l’angoscia per quel movimento di perdita continua che incombe e procede inesorabile senza potersi fermare.

Ma nelle parole di Chiara Luce Badano ho sentito che lei, in questa parte di viaggio verso il suo morire, si è messa in ascolto e ha sentito “Altro”, ha guardato “Oltre” e ha capito, Lei ha visto! La possibilità di accendere una nuova luce in quel tratto di buio le ha permesso di vedere la parte successiva del ponte e le ha permesso di affidarsi ad «uno splendido disegno», ancora sconosciuto ma abbastanza chiaro da far sentire il suo benefico indirizzo.

Il mio pensiero è andato immediatamente al letto dei morenti in solitudine di questi giorni così duri e impietosi e ho umilmente sperato che, nel loro solitario passaggio, potessero essere almeno accompagnati – in questo periodo di addio impossibile – almeno da luci come questa che sanno tenere per mano e condurre di là.

Mi piace immaginare che, nel freddo del loro letto di ospedale privo di presenza affettiva, la voce delicata di qualcuno possa raggiungerli e donare loro una luce come quella.

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