Che cos’è e come funziona lo spread?

In termini tecnici è la differenza di rendimento tra i  titoli di stato italiani e quelli tedeschi, ma come funziona nella pratica? Cerchiamo di capirlo con un esempio, per vedere come incide sugli Stati e sui cittadini.
La borsa di Francoforte

«Le vostre proposte sono insostenibili, tant’è vero che è aumentato lo spread!». «Macché! È il solito trucco. Quando si vuole ostacolare un governo si drammatizzano le oscillazioni dello spread!».

Per capire la faccenda, pensate di dover scegliere a chi prestare i vostri risparmi di una vita: se alla Romana Tour, brillante impresa turistica, ma molto indebitata, con una frequente rotazione di amministratori delegati e con vari episodi di scioperi del personale che hanno paralizzato l’attività per settimane; o alla Meccanica Bavarese, solida impresa con un buon prodotto, una governance stabile, un’ottima reputazione di puntuale pagatore e un livello di debito moderato (insomma una di quelle imprese che per farle fallire le dovrebbero centrare un meteorite). La durata del prestito sarebbe di 10 anni in ambedue i casi.

Pensate dapprima che il tasso di interesse che vi viene offerto sia lo stesso. Beh, credo che molti molti di noi sceglierebbero di prestare alla Meccanica Bavarese, anziché alla Romana Tour, e mi permetto di pensare che tra gli investitori ci sarebbero anche tanti di quelli che più imprecano contro la vergogna di una finanza che lesina il credito a chi è in difficoltà.

In realtà, però, non c’è nessuna ragione perché il tasso di interesse debba essere lo stesso. La prima ad offrire un tasso più alto sarà proprio la Romana Tour, consapevole che altrimenti non troverà finanziatori. E così li troverà? L’evidenza quotidiana dei mercati finanziari, popolati di gente che non si spaventa del rischio se c’è la possibilità di guadagnarci qualcosa, ci assicura di sì: basta che il tasso di interesse offerto sia abbastanza alto. Va bene, ma quanto più alto? Nessuno può prevederlo di preciso, ma se si lascia fare al mercato (che è un po’ come se si facesse un’asta) un valore salterà fuori. Ecco, quello lì è lo spread tra il debito della Meccanica Bavarese e quello della Romana Tour.

Ora, se il nuovo amministratore delegato della Romana Tour annuncia un piano di espansione che dovrebbe rilanciare l’azienda e per questo chiede nuovi finanziamenti, quando si andrà a fare una nuova “asta” tra i finanziatori, secondo voi, la “carota” che l’azienda dovrà offrire perché qualcuno preferisca dare i soldi a lei anziché alla Meccanica Bavarese sarà più o meno cospicua di prima?

La risposta è, come spesso capita: dipende. Se il piano di espansione è molto convincente, nel senso che i ricavi aumenteranno in misura tale da più che compensare le maggiori spese (anche di interessi), l’azienda apparirà più affidabile e lo spread potrebbe diminuire. In caso contrario, lo spread aumenterà, e allora saranno guai, perché l’azienda si troverà nella situazione di una famiglia che debba ripagare un mutuo di ammontare più grande e per giunta con un tasso di interesse più pesante.

Veniamo al nostro debito pubblico, che è poi quello che ci interessa. Se abbassiamo le tasse ai titolari di redditi medi e alti ed eroghiamo maggiori sussidi a chi è senza altri redditi, le entrate dello Stato italiano aumenteranno vistosamente? Attenzione, non sto chiedendo se riteniate giuste o no queste misure. La risposta è no. Molto probabilmente le entrate diminuiranno o, nel caso più favorevole, aumenteranno di molto poco. Non è difficile allora capire perché lo spread aumenti.

Cerchiamo di capire i numeri in gioco. Un aumento da 130 centesimi di punto percentuale – il livello medio della prima parte di questo anno – agli attuali oltre 200 “punti base” (li chiamano così) significa che, mentre per la promessa dello Stato tedesco di restituire 100 euro tra 10 anni gli investitori sono disposti a dargli oggi 96 euro, per l’analoga promessa dello Stato italiano gli investitori, che prima erano disposti a dargli un po’ meno di 85 euro, oggi gli danno meno di 79 euro. Farsi finanziare a queste condizioni costa caro, e questo pesa su di noi e anche sulle generazioni future.

«Ma i mercati sono manovrati dai poteri forti e dalla speculazione», si obietta. Quanto ai primi, è vero che qualcosa possono fare, ma non così tanto come si crede, perché non è facile convincere la massa degli operatori finanziari ad andare contro il proprio interesse per far contento qualche Grande Vecchio che voglia un’Italia debole e succube. E l’esistenza della speculazione, che potrebbe trovare il modo di guadagnare proprio da un crollo della fiducia nei confronti dell’Italia, mi sembra una ragione in più per non darle buoni pretesti per mettere in moto i suoi pericolosi meccanismi.

Queste considerazioni non sono un argomento per non cambiare, ma per non farlo nel modo più disastroso per tutto il Paese. Nella situazione dell’Italia di oggi, se ci sono buone ragioni per distribuire dei benefici a qualcuno, occorre avere il coraggio di toglierli a qualcun altro che non li merita o li merita di meno.

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