Coronavirus, ripartono gli allenamenti sportivi

Da oggi sono autorizzati gli allenamenti individuali, anche per gli atleti che praticano sport di squadra. Il via alla Serie A di calcio, però, è tutt’altro che scontato

La svolta in Italia, nella pandemia da coronavirus, è arrivata con una circolare di ieri del Viminale. «È consentita, anche agli atleti di discipline non individuali, come a ogni cittadino – recita la nota del Ministero dell’Interno – l’attività sportiva individuale in aree pubbliche o private, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri e rispettando il divieto di ogni forma di assembramento».

Si tratta di una novità importante rispetto al testo del Dpcm dello scorso 26 aprile, in cui si restringeva il campo d’azione soltanto agli atleti di discipline sportive individuali e di riconosciuto interesse nazionale. Questa ulteriore apertura giunge sulla scia della presa di posizione da parte di alcune regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio e Sardegna) che hanno sostanzialmente autorizzato il ritorno agli allenamenti anche per coloro che praticano sport di squadra, purché avvengano in forma strettamente individuale e all’interno delle strutture dei singoli club.

Ritorno al calcio giocato? Il ministro Spadafora frena
Parlare di un preludio di quello che sarà il prossimo ritorno in campo della Serie A, però, è ancora prematuro. Proprio il ministro dello sport Spadafora ha tenuto a precisare alcuni concetti cardine, in un post apparso sul suo profilo Facebook nelle scorse ore. «Leggo cose strane in giro, ma nulla è cambiato rispetto a quanto ho sempre detto sul calcio: gli allenamenti delle squadre – puntualizza Spadafora – non riprenderanno prima del 18 maggio e della ripresa del campionato per ora non se ne parla proprio. Ora scusate, ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, etc) che devono riaprire al più presto».

Un intervento duro che tende a ribadire la linea già tracciata alla fine dello scorso mese: la ripresa del massimo campionato, quindi, resta legata all’approvazione del protocollo tecnico-sanitario della Figc. Trovare una sintesi su questo documento è condizione necessaria affinché Governo e Federazione trovino poi un ulteriore accordo sulle tempistiche del ritorno al calcio giocato. In caso contrario, come dichiarato dallo stesso Spadafora, sarà l’esecutivo Conte a decretare lo stop definitivo ai campionati, sulla scia del modello francese.

Le squadre di A, intanto, iniziano ad organizzarsi
Se per gli allenamenti collettivi bisognerà attendere il prossimo 18 maggio, tutte le società della massima serie italiana si stanno organizzando per tornare al lavoro il prima possibile. La riapertura dei centri sportivi agli allenamenti individuali, oltre ad evitare che atleti professionisti debbano recarsi in parchi pubblici o arrangiarsi in altro modo per riprendere l’attività, consentirà agli staff medici e ai tecnici delle squadre un monitoraggio completo di ogni calciatore. Elemento necessario, quest’ultimo, per poi dirigersi verso una ripresa in tutta sicurezza.

Atalanta, Bologna, Inter e Sassuolo hanno comunicato che già a partire dal 5 maggio i tesserati potranno utilizzare i campi a disposizione per proseguire l’attività individuale. La Lazio, società che finora ha spinto più delle altre per tornare alla ripresa delle ostilità, aprirà le porte del centro di Formello a partire da giorno 6. La Juve, dal canto suo, ha ufficialmente richiamato in Italia tutti i calciatori stranieri, precisando che le strutture societarie sono già a disposizione degli atleti che già si trovano in Italia. Il 7 maggio, invece, sarà la Roma ad aprire il centro sportivo di Trigoria a «visite mediche e allenamenti individuali». La macchina-calcio inizia dunque a muoversi, in attesa che Governo e Federazione trovino il tanto atteso punto d’incontro per tracciare le linee guida della ripartenza.

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