Coronavirus, il calcio tenta la ripartenza

La Figc, di concerto con il governo, prova a mettere a punto un progetto condiviso per concludere i campionati nonostante il coronavirus: il mondo del calcio italiano, però, resta diviso.

Mentre basket, pallavolo e rugby hanno già detto basta, con la fine anticipata delle rispettive stagioni agonistiche di ogni livello, il mondo del pallone prova ad abbozzare una ripartenza dopo lo stop legato all’epidemia di coronavirus. Non sarà facile, ma il presidente della Federazione Gabriele Gravina è stato chiarissimo: «Lo stop sarebbe un disastro, non sarò io il becchino del calcio italiano”.

Il protocollo della Figc                                                                                                                                                            Tutto parte dal protocollo redatto dalla Commissione medico-scientifica della Figc, presieduta dal professore Paolo Zeppilli: il documento, visionato dallo stesso Gravina, è stato poi inviato al ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e a quello della Salute Roberto Speranza. Il dossier in questione sarà al centro del super-vertice convocato mercoledì prossimo dallo stesso Spadafora, al quale parteciperà in video-conferenza tutto il mondo del calcio: ci saranno infatti i presidenti di Lega A, Lega B, Lega Pro, Dilettanti e delle Associazioni calciatori, allenatori e arbitri, oltre a una delegazione della commissione medica della Figc.

Il protocollo fa riferimento a una data ben precisa: quella del 4 maggio, giorno in cui il governo nazionale dovrebbe far scattare in tutto il Paese l’ormai famosa “Fase 2”, quella successiva al totale lockdown. Sarebbe una sorta di D-Day, durante il quale le squadre potrebbero tornare a radunarsi, effettuando all’interno di locali precedentemente sanificati uno screening completo che prevede due tamponi a distanza ravvicinata, oltre ai test sierologici: gli atleti precedentemente positivi sarebbero anche sottoposti a valutazioni polmonari e cardiovascolari. Le varie squadre vivrebbero ovviamente in un luogo chiuso (i vari centri d’allenamento), iniziando le attività in maniera frazionata. L’allenamento in gruppo potrebbe avvenire solo in un momento successivo. L’obiettivo, in linea di massima, è quello di ricominciare col calcio giocato tra fine maggio e inizio giugno. Le problematiche, però, non mancano affatto.

Il calcio si divide                                                                                                                                                                       Il mondo del calcio, anzitutto, arriva a questo vertice più frazionato che mai. Se da una parte tutte le grandi del massimo campionato spingono per una ripartenza, c’è un vasto schieramento di provinciali che propendono nettamente per una fine anticipata della stagione. Portavoce di questa posizione è il presidente del Brescia Massimo Cellino che, fra l’altro, ha raccontato di aver contratto il coronavirus: «È assurdo – ha detto – che si discuta se giocare o meno. Mi imbarazza l’insensibilità del governo».

La divisione esiste anche tra leghe diverse. Il presidente della terza serie Francesco Ghirelli ha infatti proposto la fine anticipata delle competizioni, ipotizzando l’assegnazione della promozione alle prime tre classificate dei gironi, più una quarta pescata tramite sorteggio tra le partecipanti ai playoff. Il suo omologo della Serie B Mauro Balata ha però bollato senza mezzi termini le precedenti proposte come “irricevibili”, sottolineando la necessità di individuare percorsi condivisi.

Le oggettive difficoltà legate alla ripartenza                                                                                                           Oltre alle preoccupanti divisioni interne alla federazione, dove ciascuno sembra badare soltanto al proprio orticello, bisogna anche sottolineare le grandi difficoltà di realizzazione a livello pratico del protocollo redatto da Zeppilli. Punto uno: i test sierologici per rilevare gli anticorpi del coronavirus dovrebbero essere validati il prossimo 29 aprile dagli esperti della Protezione civile. Come faranno le squadre di Serie A ad avere già entro il 4 maggio (data indicata per la ripartenza) gli esiti di circa 1400 test tra giocatori e staff? Anche l’obbligo di tenere le squadre in ritiro per un mese non sarà di facile attuazione: in Serie A solo 10 società su 20, come sottolinea il quotidiano La Repubblica, hanno infatti una foresteria a disposizione.

Senza dimenticare poi il problema di natura etica, di grande rilevanza: è giusto che le squadre abbiano a disposizione un elevato numero di tamponi che invece potrebbero essere destinati a categorie ben più a rischio come, in primis, gli operatori sanitari? Sono tanti i quesiti aperti: provare a risolverli tutti già nel super-vertice di mercoledì prossimo pare impresa assai ardua.

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