Corea del Nord. Missili e venti di guerra

«Il punto più alto prima della crisi». Così il portavoce del ministro degli Esteri della Cina, Hua Chunying, ha definito la situazione nella penisola coreana. Gli spazi del dialogo ancora aperto dopo il lancio dei missili che hanno sorvolato il Giappone  
ANSA/KIMIMASA MAYAMA
Ancora un lancio di missili, finiti in mare, ma dopo aver sorvolato il Giappone, da parte della Corea del Nord. A prima vista, si potrebbe commentare con un «questi cercano proprio lo scontro»: ma le ragioni sono più complesse, e così le possibili conseguenze.
Dopo l’ennesima condanna e l’aumento delle sanzioni, da parte delle Nazioni Unite, sembrava al mondo intero che la linea rossa fosse ormai tracciata, oltre la quale la Corea del Nord non poteva andare. Ed invece così non è accaduto.
Il missile, lanciato due giorni fa e spezzatosi in tre parti prima di cadere in mare (segno della povera tecnologia del costruttore) a largo del Giappone, ha spaventato il mondo intero e le borse asiatiche, con forti cali delle valute. Come reazione, poche ore dopo, aerei sudcoreani hanno sganciato 8 bombe proprio a ridosso della linea demilitarizzata col Nord. Anche questo, un fatto altrettanto grave. Insomma, una provocazione dopo l’altra. La Cina, ieri, nella consueta conferenza stampa governativa del martedì, attraverso il suo portavoce Hau Chunying, ha affermato che «la situazione ha raggiunto i livelli massimi di allerta, prima di una vera e propria crisi». Pechino e Mosca credono sempre che ci sia la possibilità di dialogo e rilanciano il congelamento sia delle esercitazioni congiunte delle forze alleate che si avvicinano troppo al confine con la Corea del Nord, sia il lancio (e le minacce) da parte di quest’ulitmo di missili verso i Paesi confinanti. Washington respinge al mittente la proposta, affermando che continueranno i preparativi per un conflitto armato col Nord.
La Cina ha commentato pure le cosiddette «esercitazioni» degli alleati: «Com’è ancora possibile pensare ad una soluzione pacifica se si susseguono, senza interruzioni, le esercitazioni degli alleati per fare pressione sulla Corea del Nord, oltre alle sanzioni economiche che strangolano il Paese?».
Esiste ancora spazio per un dialogo? Secondo al Russia e la Cina sì, solo che a volerlo devono essere in tanti. La Germania ha già da tempo espresso il suo parere favorevole ad uno stop delle esercitazioni delle forze alleate a largo delle coste coreane. Ma gli Usa hanno fatto orecchie da mercante. C’è chi soffia a favore del vento della guerra, così come ci sono nazioni che non vogliono un escalation delle azioni militari. Ma la guerra non risolve i conflitti, li acutizza solamente.      

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