Contro il pizzo servono coraggio e sostegno

Il caso di due imprenditori di Palermo: hanno denunciato gli estorsori, ma hanno subito un calo nelle vendite. Un appello alla società civile
tribunale
«Anni fa questo non succedeva…». Sembra essere questa la frase che ben esprime la meraviglia di una città come Palermo che sta cambiando ogni giorno, seppur tra tante contraddizioni. Ma qual è il motivo della piacevole sorpresa? Alcuni giorni or sono due imprenditori palermitani, vittime del racket, hanno testimoniato in un’aula di tribunale riconoscendo i propri estorsori.

 

Francesco Di Paola, proprietario di una gioielleria, e Antonino Giuliano, titolare di un biscottificio, hanno deposto in aula raccontando la loro storia e spiegando come vive chi è vittima dell’estorsione.

 

Sembrerebbe una storia del tutto normale ma… vi ricordate una delle regole del giornalismo? Non fa notizia il cane che morde l’uomo, quanto piuttosto il contrario, cioè l’uomo che morde il cane. E qui la notizia è che due imprenditori, di due diverse zone della città, con onore e dignità (e mai questi termini sono stati perfettamente aderenti alla realtà!) hanno naturalmente testimoniato in un’aula di giustizia.

 

Quand’anche fosse ritenuta irrilevante questa deposizione, bisogna dire che è accaduta in una città, Palermo, nella quale fino a qualche tempo fa, come hanno scritto in un comunicato stampa congiunto il comitato Addiopizzo e l’associazione antiracket Libero Futuro, «non si incontravano imprenditori cosi dignitosi e coraggiosi. Ma oggi continua il loro comunicato – accade sempre più spesso. Due storie diverse, in due diversi quartieri della città, che si sono concluse nel modo migliore, anche grazie al lavoro impeccabile delle forze dell’ordine e della magistratura che hanno dimostrato ancor una volta di saper tutelare chi denunzia».

 

E qui però torniamo nuovamente su di un tema più volte trattato: i due negozianti stanno infatti pagando anche un prezzo, in termini economici, per il coraggio dimostrato. Infatti, a seguito delle loro denunce, hanno subito un calo nelle vendite.

Cosa possono fare oltre quello che hanno già fatto? Adesso tocca alla società civile palermitana, a tutti i cittadini dimostrare concretamente e nei fatti, attraverso il consumo critico, che questi due imprenditori vanno premiati per il loro coraggio e non soltanto incoraggiati dal punto di vista morale e civile.

 

Di Paola e Antonino fanno parte della lista degli imprenditori che aderiscono al circuito del Consumo critico di Addiopizzo, che conta ormai ben 650 aderenti. Ma è importante che tutti i commercianti adottino il metodo della denunzia collettiva perché oggi è l’unico metodo per sconfiggere definitivamente il racket.

 

Legacoop e SicilConad hanno ritirato il marchio Conad a Carmelo Lucchese.   «Coerentemente con il proprio codice etico ed il proprio protocollo di legalità – hanno scritto in un comunicato – stanno procedendo ai provvedimenti conseguenti», che comprendono anche  «l’espulsione dalla cooperativa».

Lucchese, infatti, proprietario di un supermercato Conad a Belmonte Mezzano, avrebbe chiesto l’aiuto del boss di Bagheria, Giuseppe Scaduto, per l’acquisto del magazzino. Da qui l’espulsione.

 

L’obiettivo di sconfiggere definitivamente il racket e il malaffare oggi è concretamente realizzabile, e lo dimostrano questi avvenimenti positivi che però  dobbiamo imparare a riconoscere e a sostenere.

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