Congo, ancora scontri nell’Est del Paese

Il Nord Kivu, dove è stato ucciso l’ambasciatore italiano Attanasio, è da decenni al centro di contese e lotte fra gruppi armati e governativi. La presenza di un forte contingente Onu (Monusco) anziché svolgere azione di peacekeeping sembra piuttosto scatenare le proteste di parte della popolazione  
Congo, repubblica democratica AP Photo/Justin Kabumba

Congo. La fine della spirale di violenza che ha attanagliato l’Africa centrale in generale, e la Repubblica Democratica del Congo (Rdc) in particolare, non è purtroppo imminente. È così nell’est del Paese, nella regione del Nord-Kivu dove hanno perso lavita l’ambasciatore Attanasio, il carabiniere Iacovacci e il loro autista congolese Milambo, è di nuovo in prima pagina per le tensioni e le incursioni armate.

Per due giorni nel fine settimana 10-11 aprile, manifestanti appartenenti a due diversi gruppi etnici vittime dalla violenza di gruppi armati e contrari alla presenza dei caschi blu dell’Onu nella Rdc orientale, si sono scontrati in un quartiere a nord di Goma, spingendo le autorità a varare un immediato coprifuoco.

La polizia è intervenuta per disperdere i manifestanti e riportare la calma. In una dichiarazione del governatorato della provincia del Nord Kivu, le autorità riferiscono di 10 morti, 34 feriti e una ventina di case date alle fiamme.

Le autorità della città di Goma hanno vietato tutte le manifestazioni dopo la rabbia dei residenti contro i massacri di civili ad opera di bande armate e la contemporaanea inerzia dei militari della missione Monusco, delle Nazioni unite.

«Questa mattina (martedì 13 aprile) il bilancio delle vittime è salito a dieci morti e 34 feriti negli scontri tra un gruppo armato e la polizia», ha detto Charly Nzanzu Kasivita, governatore del Nord Kivu.

Gruppi di pressione e associazioni di cittadini manifestano dal 5 aprile per denunciare l’inerzia della Missione delle Nazioni Unite in Congo (Monusco) di fronte ai massacri di civili nel territorio di Beni, nel nordest, tra la regione del Nord Kivu e il confine con l’Uganda.

“Denunciamo le violenze tra civili in seguito alla morte di due giovani uccisi dalla polizia a Buhene nel territorio del Nyiragongo”, ha scritto lunedì uno degli organizzatori di queste proteste, membro del Movimento di Lotta per il cambiamento (Lucha).

La violenza tra i giovani, che ha coinvolto le loro comunità, è stata innescata dall’uccisione di un motociclista della comunità Kumu (una comunità etnica che vive nel territorio del Nyiragongo, a nord di Goma) durante le proteste contro i peacekeepers dell’Onu. I Kumu hanno incolpato di questa uccisione e degli scontri che ne sono seguiti la comunità Nande, che vive soprattutto a Beni e Butembo, due territori da cui provenivano molti partecipanti alla manifestazione.

Non è la prima volta che i caschi blu della Monusco vengono accusati di inattività, per la loro indifferenza o per il loro estraniamento. Qualche anno fa l’ex presidente Joseph Désiré Kabila ha minacciato di porre fine al loro mandato. Ad oggi è la forza più importante dell’Onu, costituita da oltre 16 mila uomini.

La violenza dei gruppi armati nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo esaspera le popolazioni che si trovano tra l’incudine dell’esercito congolese, che commette anche abusi, e il martello dei gruppi armati provenienti soprattutto dall’Uganda (Adf e Lra) ma anche dal Ruanda.

 

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