Con il mondo nel cuore

Immigrati
Le squadre in campo sono pronte per il fischio d’inizio. Giovani ragazzi del Camerun, della Serbia, del Marocco, della Romania, della Tunisia, dell’Albania, dell’Italia. Capisci subito che è una partita diversa dalle altre, con qualcosa di speciale. Il lancio di un dado ricorda il regolamento condiviso: Tratta gli altri con rispetto perché ciascuno è importante! e Dai il meglio di te. Gli osservatori richiamano i giocatori quando la segnalazione non viene osservata. E alla fine, se non ti ricordi il punteggio, non riesci ad intuire chi ha vinto e chi ha perso perché sui volti leggi le stesse espressioni di esultanza. Perdere non vuol dire sempre essere sconfitto. Perché giocare significa partecipare alla stessa partita della vita e sentirsi dentro un destino comune, spiega sorridente Igor Stephane, vice-presidente dell’Associazione studenti non comunitari. Culture: i luoghi dell’incontro. È la sfida che la città di Reggio Emilia ha raccolto nel 2005, rilanciandola fino al 2008. Tre anni sui sentieri dell’accoglienza e della solidarietà, tre anni sulle strade della conoscenza reciproca per intrecciare relazioni di amicizia tra persone di cultura, tradizione, lingua, religione differenti. È lo Spirito che indovina i segreti dell’amore e indica con quale luce rivelarli. Sì, perché a Reggio Emilia ci sono tutti i colori del mondo. La presenza di immigrati, infatti, è del 13 per cento circa in rapporto alla popolazione residente in città e l’intera provincia ha il tasso più alto dell’Emilia Romagna. Vivo a Reggio Emilia da diversi anni e credo sia possibile essere protagonisti di rapporti sinceri anche tra persone di culture diverse. È possibile andare al di là della paura e della chiusura. Per noi è stato così e vorrei che i media raccontassero come siamo riusciti a realizzare un modello positivo di convivenza, spiega Bouchraa, presidente della Casa della cultura islamica di Reggio Emilia. Volevamo essere nella città con il mondo nel cuore. Un cuore capace di allargarsi su un orizzonte sempre più vasto, racconta Annamaria. Hanno iniziato in due, a sognare in grande: Angela e Annamaria. Poi sono arrivati Mimmo, Consolata, Bouchraa, Igor Stephan, Carla, Jean. Alcune delle persone coinvolte fanno parte di Solidarietà, un’associazione di volontariato impegnata dagli anni Novanta in azioni umanitarie in Croazia, Serbia, Albania, in campo medico, educativo e di ricostruzione del territorio e che ha promosso il progetto di intercultura. Racconta Angela: In missione ho iniziato l’incontro con l’altro nella conoscenza e nel rispetto del suo bisogno, della sua ricchezza, della sua diversità. L’altro cresce dentro di me e ridefinisce continuamente la mia identità. Cerco di accogliere anche l’incomprensione perché ri- manere nella relazione vuol dire dare e ricevere, perdere e ritrovare. In uno spazio di silenzio che attende mentre si offre. Tante le altre associazioni che stanno partecipando: la Casa della cultura islamica, Solidarietà evangelica in Emilia Romagna, Rescue mission 2000 e l’Associazione studenti non comunitari. Il progetto è finanziato dal centro servizi volontariato Dar voce, in collaborazione con il comune e la provincia di Reggio Emilia e con la regione Emilia Romagna, mentre l’organizzazione delle attività è gestita in modo autonomo da tutte le associazioni coinvolte. Ma è stato difficile partire? All’inizio c’era tensione e ci studiavamo a vicenda… – ricorda Consolata – Nella lontananza c’è sempre la diffidenza, ma se ci si guarda negli occhi da vicino, cadono tutti i sospetti. Imparando a mettere in comune le piccole cose, ci siamo accorti che dovevamo cercare la comunione delle nostre anime e non l’uniformità delle scelte di vita. Entrare nella storia dell’altro non significa soltanto seminari di studio, spazi di dibattito tra donne, workshop giovani, conferenze, ma anche cene, partite di calcio, telefonate, feste, gite, visite alle famiglie. Significa aprire le porte delle case. Così, si è moltiplicata la gioia per la cittadinanza italiana di Abdelillah, si è spezzata la difficoltà di Jean nel trovare la casa per la sua famiglia, si è raccolto il desiderio di fare un volantino per le donne musulmane con Manar. Ci sono stati anche momenti in cui il dialogo è stato messo a dura prova. Come nell’autunno del 2007, quando a Reggio Emilia vengono arrestati 4 terroristi. Il gruppo risponde con una tavola di confronto e con la ferma condanna del terrorismo da parte di tutti. Qualche tempo prima, era stata la volta delle vignette satiriche che avevano suscitato tante proteste. Intorno al fuoco della casa di Giampaolo e Anna, abbiamo capito le motivazioni di certe reazioni così forti, suggerendo tuttavia la prospettiva evangelica del perdono ai nostri amici feriti dalla vicenda , ricorda Carla. Si susseguono in un girotondo di ricordi, gli episodi più spiritosi e le storie più toccanti. A Loppiano, dopo avere visitato la comunità, tutti i presenti del gruppo si dividono per la preghiera, ciascuno nel proprio spazio, secondo il proprio credo, anche se con una promessa nel cuore e sulle labbra: Ora ci dobbiamo separare, ma noi pregheremo per voi, voi pregherete per noi. Uniti nel Dio che unisce. Consolata racconta che si è commossa quando Asma ha detto durante la visita al monastero di Bose: Io, qui, non ho nessuno. Ora sto ritrovando la fiducia perché voi siete la mia nuova famiglia. Il momento più divertente? Per Igor Stephane quando abbiamo deciso di mangiare insieme! La serata gastronomica è stata una lezione di vita. Nel piatto che non avevamo mai visto ci siamo spaventati. Negli altri sguardi, l’identica inquietudine. Poi assaggiandolo, ci siamo accorti che era buono. E abbiamo riso dei nostri pregiudizi. Non è il mio e neppure il tuo, ma il nostro: è una realtà nuova quella che nasce dalla relazione, è una verità più grande che comprende la verità di tutti e nella quale ciascuno può ritrovarsi. Nella reciprocità si realizza ciò che siamo chiamati ad essere: persone liberate dall’Amore.

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