Come essere autentici

Sono molti i pensieri disfunzionali ma con la consapevolezza, il dialogo interno si può essere autentici.

Come essere autentici con se stessi e con gli altri quando nella nostra mente circolano molte informazioni contemporaneamente. Esse derivano dai diversi canali sensoriali (vista, udito, gusto, olfatto, tatto) e vengono velocemente selezionate per dare senso e struttura all’esperienza. Il risultato finale di questo laborioso meccanismo genera in noi sensazioni, pensieri ed emozioni ed ha un’influenza diretta sulle azioni sia quelle consapevoli che quelle automatiche.

Senza un ordine consapevole o criteri che possano dare senso alla mole di dati che il cervello si trova costantemente ad elaborare, la lettura che la persona fa dell’esperienza può risultare incoerente con i fatti. Ad esempio, se un’informazione attuale richiama in qualche modo un’esperienza passata, il collegamento ai vissuti ed alle reazioni di quell’evento è istintivo e la persona deve intenzionalmente differenziare tra ciò che appartiene al “lì e allora” di un evento e ciò che invece appartiene al “qui ed ora”. Senza questa intenzionalità il comportamento che la persona agisce è un comportamento automatico, indifferenziato.

Imparare a prendere distacco dal modo automatizzato di funzionare del nostro cervello ed a dare significato all’esperienza attuale richiede consapevolezza, tempo e messa a confronto. Si tratta di allenare un certo dialogo interno, la possibilità di verificare la coerenza esistente tra ciò che ci si propone e le azioni che si compiono, la capacità di differenziare tra ciò che appartiene a se e ciò che appartiene all’altro, tra tempo passato e tempo presente, tra diritti e doveri, tra priorità di bisogni e desideri e così via. In un certo qual modo è necessario uscire da una sorta di confusione per cercare il nocciolo di ciò che muove la persona internamente.

Adele ha preparato una torta pasquale salata tipica della sua tradizione, il giorno dopo vuole andare per alcuni giorni a trovare un’amica e decide di portarla insieme ad altri regali per mangiarla insieme. Durante il tragitto ha l’occasione di fare alcune riflessioni: la sua amica è un’abitudinaria, ha gusti alimentari molto diversi dai suoi, può essere che non apprezzerà molto qualcosa di nuovo. inoltre si rende conto che l’occasione della visita all’amica è stato il pretesto per realizzare una cosa che, vivendo lontano da casa e venendo a mancare le occasioni per festeggiare nel suo modo tradizionale, non mangiava da tempo. Capisce d’ un tratto che la torta soddisfa un suo bisogno piuttosto che voler essere un regalo per l’amica. Con queste considerazioni arriva a casa dell’amica. I giorni trascorrono, e l’amica come presagito non degna di molta attenzione il contributo culinario portato da Adele. Adele nota la cosa ma contrariamente a quanto sarebbe accaduto in altri momenti questa cosa non è vissuta da lei come una scortesia o mancanza di apprezzamento nei suoi riguardi come altre volte in circostanze analoghe aveva sperimentato. Aver compreso che il fine della sua azione non era fare un regalo all’amica, neppure mangiare insieme la torta preparata con amore, bensì l’azione stessa del preparare un piatto della sua tradizione (e così potersi esprimere liberamente), ha permesso ad Adele di non rattristarsi. Le due donne in modi differenti hanno potuto esprimere se stesse in libertà. E ciò che Adele tante volte aveva vissuto come mancanza di riconoscimento poteva essere adesso letto come possibilità di essere veri l’uno di fronte all’altro.

La capacità di autoriflessione permette alla persona di contattarsi fin nel profondo per poter differenziare tra ciò che appartiene a sé e ciò che appartiene gli altri; tra un pensiero, intenzione, supposizione, comportamento o pregiudizio; tra un gesto fatto per senso del dovere e la libertà/il diritto di esprimersi per come si è; tra un gesto fatto spontaneamente o uno fatto calcolandone i benefici se non addirittura i vantaggi secondari; tra considerazioni che valgono per il passato e ciò che vale nel qui e ora del presente. Rimanere in contatto con sé stessi permette di essere autentici e protegge da molti equivoci che portano spesso a delle incomprensioni, rimuginii e vicendevoli rimproveri.

 

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