Chiara Lubich in collegamento col mondo

Nel giorno del centenario della nascita e della cittadinanza romana, presentato a Roma il volume che raccoglie i messaggi della fondatrice del Movimento dei Focolari in quasi tre decenni

Un “santo viaggio”, come lo avrebbe chiamato lei. E poi un diario, un percorso collettivo prima che individuale e un modo nuovo di unirsi agli altri. Così possono essere definite le comunicazioni, anzi i collegamenti, che Chiara Lubich ha tenuto col resto del mondo, dagli anni Ottanta al nuovo millennio. La raccolta dei messaggi lanciati nelle varie occasioni è racchiusa nel volume Conversazioni. In collegamento telefonico (edito da Città Nuova, 2019), a cura di Michel Vandeleene presentato ieri sera al Piccolo Eliseo di Roma.

A presentare l’opera vi erano Marco Aleotti, regista televisivo RAI, Cesare Borin, IT manager, Cristiana Freni, docente di filosofia del linguaggio presso l’Università Salesiana, Maria Intrieri, docente di Storia antica all’Università della Calabria, Francesco Rutelli, Presidente Anica, Michel Vandeleene, curatore, e Alessandro De Carolis, giornalista di Radio Vaticana che ha moderato gli interventi.

Nell’occasione si riportavano alla memoria due ricorrenze: il compleanno della fondatrice del Movimento, nata a Trento il 22 gennaio del 1920, e la cittadinanza onoraria concessa dall’allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli, esattamente venti anni fa. «Ricordare Chiara – ha detto Rutelli – è commovente. Fra lei e San Paolo vedo più elementi di contiguità. Entrambi sono diventati cittadini romani ed entrambi incarnano l’universalità del cristianesimo e della città di Roma».  Anche la stessa Lubich «ha citato più volte il suo legame con il santo – ha osservato -. Per esempio nei suoi collegamenti da Castel Gandolfo, afferma che nelle lettere di San paolo tutto arrivava all’unità con Dio e con il prossimo».

Mentre l’ex primo cittadino descriveva la figura, dietro di lui scorrevano le immagini della consegna della lupa capitolina, simbolo della città, avvenuta in Campidoglio. Un momento emozionante, come ha ricordato Rutelli, e sentito dalla stessa Lubich che nella Capitale ha visto accogliere e svilupparsi il Movimento dei Focolari.

Sul particolare carisma si sono soffermati gli altri interventi, a proposito della visione che la fondatrice aveva della comunicazione. Moderna e precorritrice dei tempi, Chiara ha sempre creduto nel potere degli strumenti tecnologici per connettere le persone dislocate in comunità lontanissime. «Fin dall’inizio ha avuto un senso elevato della comunicazione – ha commentato l’ingegnere Cesare Borin – intuendo la potenzialità dei mezzi». Il tecnico ha pure ricordato quando nel giardino del Centro del Movimento di Castel Gandolfo fu installata una grande parabola: «Chiara non voleva che la coprissimo con una siepe, la considerava un “monumento alla comunione universale”».

Proprio di comunione ha parlato la professoressa Cristiana Freni, la quale ha analizzato dal punto di vista antropologico il profilo di Chiara che scaturisce dai collegamenti raccolti nel libro. «Essere in comunione non significa stare uno attaccato all’altro – ha spiegato la docente dell’Università salesiana –, ma vivere nell’altro. L’io esce dalla gabbia e va verso la fatica del tu. Per farlo, insegna Chiara, si deve amare l’altro a fondo perduto, anche quando non ci corrisponde. Questo – ha concluso – è il cuore profondo del carisma e del pungolo che Chiara fa negli anni».

Del linguaggio usato da Lubich nei collegamenti ha parlato il curatore del volume, Michel Vandeleene. «Il vocabolario di Chiara fa vedere una persona aperta e tenace. Per esempio la parola dolcezza per lei rimanda all’unione con Dio che definisce ineguagliabile o alla presenza amorosa di Dio in mezzo a noi. Compilando questo indice – ha commentato – sono rimasto colpito dalla visione di Chiara del cristianesimo: una religione positiva, affascinante che non può non avere seguito».

«La ricchezza di interiorità di Chiara non può che trascinare. Si fa l’esperienza di sentirsi presi per mano e coinvolti in un percorso determinato che non può non toccare chi legge e che continua a parlarci – ha osservato la professoressa Maria Intrieri dell’Università della Calabria –. Ci troviamo di fonte a una sorta di diario, un diario comunitario in cui l’esperienza di Chiara risulta legata alla vita dei membri dell’opera. È quindi un diario di viaggio verso la santità, che riscopre nel presente un intimo rapporto con Gesù, Maria e i santi».

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