Cittadella: un ponte intitolato a Chiara Lubich

Sabato 11 settembre il ponte di Riviera Ospedale a Cittadella è stato intitolato a Chiara Lubich. Tra gli ospiti dell'evento, il Prof. Antonio Maria Baggio.

Le intitolazioni a Chiara Lubich di vie, ponti e piazze sono “innumerevoli”: nel senso letterale della parola non si contano più ed anche per questo non fanno più notizia.

Eppure l’intitolazione a Chiara di un ponte pedonale a Cittadella ha avuto aspetti che vale forse la pena raccontare. Era ospite dell’evento il Prof. Antonio Maria Baggio, nato a Cittadella e molto vicino a Chiara Lubich soprattutto come membro della “Scuola Abbà”, il centro internazionale di studi sorto per sviluppare un pensiero a partire dal carisma di Chiara e, in particolare, dai contenuti della sua esperienza mistica. Da questa esperienza sono sorte nuove prospettive teoriche in molti campi del sapere, non solo teologici e filosofici, ma anche di immediato interesse sociale: basti pensare all’economia civile e di comunione e alla politica della fraternità.

La città, dunque, intitola alla fondatrice dei Focolari il ponte pedonale che, passando sopra il fossato che circonda le mura, collega l’Ospedale al grande parcheggio sotto le maestose mura medievali. È un luogo un po’ iconico/caratteristico della città, caro a chi scrive per averlo percorso mille mattine arrivando al lavoro…

Il ponte intitolato a Chiara Lubich a Cittadella

E Baggio introduce Chiara Lubich in modo originale, quasi inedito.

Nel 1943 moriva a Londra Simone Weill e giusto un anno prima ad Auschwitz era morta Edith Stein; sono gli anni in cui una giovane suora albanese, che sarebbe diventata fraterna amica di Chiara, stava maturando la vocazione che l’avrebbe portata ad essere madre Teresa di Calcutta. Il ’43 segna l’inizio della vicenda pubblica di Chiara Lubich. Una corrente di genio femminile percorre tutto il Novecento e si manifesta così anche nel ’43, anno terribile di quel secolo.

Era l’anno in cui Maritain pubblicava “Cristianesimo e democrazia” e Sartre “L’essere e il nulla”; l’anno in cui uscì “La società aperta e i suoi nemici” di Karl Popper. All’interno della dura realtà della guerra, molti cercavano nuove strade; ma «nelle loro parole – sottolinea Baggio – queste donne mettono in gioco la loro stessa esistenza. Alcune, come Edith e Simone, sacrificandosi subito, altre dando la vita lungo i decenni successivi, con la stessa radicalità». In tale contesto s’avvia la vicenda di Chiara Lubich che avrebbe cambiato la vita di centinaia di migliaia, forse milioni, di persone.

E qui Baggio parla della sua personale vicenda nella città natale. «Per noi giovani negli anni ’60, che nel loro modo erano anche tempi di guerra, di rivolta, di contestazione radicale, l’incontro con Chiara Lubich è stato quello che ci ha orientato, che ci ha fatto capire che esistevano alternative al prendere in mano le armi o le siringhe, come molti dei nostri compagni hanno fatto. Ci ha insegnato ad essere costruttivi, a riconoscere il bene che esiste, a creare il bene nuovo. È stato l’incontro col bene che ciascuno di noi era chiamato a fare: in questo senso, una vocazione che ci ha mostrato uno scopo. L’incontro con Chiara e con altri testimoni ha salvato una generazione che, per buona parte, correva il rischio di consegnarsi all’autodistruzione».

I partecipanti alla cerimonia di intitolazione del ponte a Chiara Lubich

E Chiara «ha casa a Cittadella», dice Baggio, ed ecco il senso dell’intitolazione; «ha casa in una comunità antica, relativamente alla storia del Movimento dei Focolari». È una comunità di persone che accolsero prestissimo il messaggio evangelico dell’unità e si misero a viverlo. Erano famiglie, genitori con i loro figli; primi adepti, questi, del Movimento Gen che stava nascendo allora. Antonio Maria Baggio nomina con affetto e riconoscenza questi “padri e madri” che chiama «eroi», alcuni presenti, molti ormai nell’altra vita, ed il pubblico applaude un po’ commosso. Dirà alla fine: «Abbiamo fatto cose anche grandi nel mondo, ma le spalle su cui poggiamo sono quelle di questa comunità».

L’ingegnere progettista del ponte, successivamente, fa un racconto interessantissimo di come fu concepita l’idea difficile di un ponte nuovo da accostare alle mura medievali, delle difficoltà incontrate, delle fasi varie della costruzione. Poi il saluto del sindaco, la benedizione del parroco e lo scoprimento della targa all’inizio del ponte.

C’è un po’ di commozione in giro, c’è un’aria serena, un ineffabile clima di famiglia. Si percepisce bene come questo non sia un evento solo dei Focolari ma un evento della città, in un pieno spirito di “uscita”. I bambini corrono e giocano contenti sotto le mura e anche le oche, celebri abitanti del fossato, presidiano il ponte e sembrano comprese dell’importanza dell’evento.

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