Ci vuole coraggio nell’era dei beni comuni

La recensione del professor Vittorio Pelligra all'ultimo libro dell'economista Luigino Bruni. Dal numero 13/2012 di Città Nuova
Le nuove virtù del mercato nell’era dei beni comuni

Una mappa per orientare scelte, per vedere il mercato come luogo di cooperazione. Questa la lettura data dall'economista Vittorio Pelligra all'ultimo libro di Luigino Bruni Le nuove virtù del mercato nell'era dei beni comuni edito da Città Nuova. Una sfida, dunque che chiama a raccolta tutti i soggetti economici, tra cui anche le famiglie.
Di seguito vi riportiamo la versione integrale della recensione apparsa sul numero 13 del 2012 di Città Nuova.


«Ci vuole il coraggio di un autore fuori dagli schemi come Luigino Bruni, per dare alle stampe in tempi di crisi un libro come questo. La sfida è riportare l’economia alla sua più genuina vocazione, ricostruendo quel luogo che è prima di tutto spazio di cooperazione tra gli uomini. Alle virtù che storicamente sono alle radici dell’economia mercantile – intraprendenza, innovatività, prudenza –, occorre affiancarne di nuove, di natura relazionale, come l’idea di dono-gratuità. Sta in questa operazione la parte più originale del discorso di Bruni; da cui discendono un nuovo modello di impresa e imprenditore, di gestione delle risorse comuni, di evoluzione e sviluppo, di vivere civile, di felicità.

«Il mercato può ridiventare luogo di cooperazione e mutuo vantaggio, in contrasto con la caricatura di lotta darwiniana per la sopravvivenza del più forte in cui l’hanno trasformato l’ideologia e la ricerca del profitto a tutti i costi.
Più che un libro, Bruni ci offre una mappa per orientare le nostre scelte, ricostruire i luoghi che stiamo percorrendo e attribuirgli un senso complessivo. Una mappa che indica strade, sentieri da percorrere, un orizzonte a cui guardare.

«È auspicabile che il testo di Bruni venga letto non soltanto da economisti e filosofi, ma anche da chi vuole comprendere quali sono le fondamenta della vita in comune: solo con una accettazione cosciente della nostra vulnerabilità e interdipendenza, infatti, si potrà iniziare a progettare insieme un futuro capace di felicità».

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