Chiara, Ben e l’idea giusta

Maria Voce Benjamin Barber
Interdipendenza come modo di essere al mondo, e non solo come fotografia della realtà globalizzata: questa la convinzione che unisce quegli spiriti liberi che propugnano con idee, azione e vita una mondializzazione non abbandonata a sé stessa. Basti pensare al Mahatma, a Luther King, a Bonhoeffer, all’appena scomparso W.D. Mohammed e a Chiara Lubich. Penso al politologo Benjamin Barber – Ben per gli amici – che, all’indomani delle Torri Gemelle, lanciò l’idea di una Giornata dell’interdipendenza come aggiornamento della Giornata dell’indipendenza così importante per la coesione degli States. Avviata nel 2002 a Filadelfia, la Giornata ha seguito un tracciato mondiale, passando da Roma a Casablanca, da Parigi a Città del Messico, per atterrare quest’anno nel cuore dell’Europa, a Bruxelles. Nel momento in cui si rianimano antiche rivalità bipolari, mentre le armi tornano a farsi sentire non lontano da noi e quando si reclama un ruolo equilibratore dell’Europa, Bruxelles come sede della Giornata non è una scelta casuale. Nella volontà di incontrare la concreta interdipendenza, talvolta confusa, che si crea nelle città, è positiva la ricerca di legami tra politica e arte, tra accademia e testimonianza , come spiega uno dei fondatori di Solidarnosc, Adam Michnik. Una ricerca che, come sottolinea lord Shikhu Parekh, gandhiano anglo-indiano, unisce non solo esponenti religiosi ma soprattutto personalità della società civile, della laicità. Mentre Cornel West, politologo Usa, noto volto televisivo, dice che l’interdipendenza può ridursi a un inventario di quel che unisce e di quel che divide. Ma non si tratta di fare statistiche, quanto di individuare i luoghi di azione. Quest’anno a Bruxelles viene ricordata Chiara Lubich, che aveva saputo coniugare l’idea di interdipendenza con la fraternità. Il premio attribuitole alla memoria viene ritirato da Maria Voce, nuova presidente dei Focolari. Si ricorda il discorso che la fondatrice fece alla Giornata di Roma, nel 2004, il suo ultimo intervento pubblico. Non sarà forse un caso – dice Maria Voce – che questo sia il mio primo discorso a livello internazionale da quando sono stata chiamata a sostituire Chiara, quasi a raccogliere dalle sue mani il testimone nella corsa verso la realizzazione di questo grande progetto. La presidente ricorda che Chiara era una convinta amica dell’interdipendenza fin dal primo momento. L’idea, precisa Maria Voce, richiama infatti l’ideale per il quale Chiara ha speso la sua vita e che il movimento ha fatto proprio: concorrere a realizzare la fraternità universale, per la quale si attua l’unità della famiglia umana. Ricorda che Chiara qualificò l’interdipendenza con l’aggettivo fraterna. Mostrò come, solo se fraterna, essa comporta la scelta del dialogo rispetto a quella dell’egemonia, la via della condivisione rispetto a quella della concentrazione di risorse e saperi in una sola area del mondo. L’interdipendenza fraterna appare davvero una mutua dipendenza, perché implica che l’affermazione della mia identità non può avvenire né per difesa, né per opposizione, ma si raggiunge attraverso la comunione: delle risorse, delle virtù civiche, delle caratteristiche culturali, delle esperienze politico-istituzionali. L’11 settembre 2001 è presente nelle parole di tutti. La presidente dei Focolari ricorda una frontiera che quel giorno aveva evidenziato, il dialogo tra le fedi: Da chi, se non dalle grandi tradizioni religiose, potrebbe partire quella strategia della fraternità capace di segnare una svolta persino nei rapporti internazionali? . Maria Voce evidenzia come i valori religiosi potrebbero senz’altro tradursi in azioni tali da influenzare positivamente l’ordine internazionale, anche se ciò che manca è che gli Stati facciano proprie quelle scelte politiche ed economiche atte a costruire una comunità fraterna di popoli impegnata a realizzare la giustizia. L’avventura dell’interdipendenza, e di quella fraterna, continua. TRE DOMANDE A BARBER L’interdipendenza a Bruxelles… Siamo andati incontro alla città, cercando le minoranze, incontrando i suoi giovani, cogliendo il suo cuore europeo. Ne è risultato un approfondimento dell’interdipendenza. E l’anno prossimo? La Giornata si terrà a Istanbul, terra interdipendente per antonomasia, tra Occidente e Oriente, tra cristianità e Islam, tra Nord e Sud. Perché il premio a Chiara? Perché lei è stata con noi sempre, di persona o col cuore. Ha incarnato da sempre l’interdipendenza: è stata una donna profondamente cristiana ma che nel contempo ha capito il patrimonio spirituale di ogni religione e di ogni persona umana grazie al suo ideale di fraternità, con un movimento che è in sé l’esempio stesso dell’interdipendenza .

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