Centrafrica: Touadéra rieletto in un Paese diviso

Nella Rca continuano i disordini e gli attacchi al governo del rieletto presidente Touadéra. Sul terreno una coalizione di gruppi armati e milizie locali si scontra con truppe centrafricane sostenute dalla missione Onu appoggiata da aerei francesi, militari russi e ruandesi e mercenari della Compagnia Wagner.
People cast their votes for presidential and legislative elections, at the Lycee Boganda polling station in the capital Bangui, Central African Republic Sunday, Dec. 27, 2020. President Faustin-Archange Touadera and his party said the vote will go ahead after government forces clashed with rebels in recent days and some opposition candidates pulled out of the race amid growing insecurity. (AP Photo)

La Repubblica Centrafricana (Rca) è tornata al centro dell’attenzione dallo scorso dicembre. Lo spettro della guerra civile e persino del caos incombe su questo Paese dell’Africa centrale (il doppio dell’Italia come superficie e meno di 5 milioni di abitanti), con la formazione di nuovi gruppi di ribelli e diffusi attacchi alle città, prima e dopo le elezioni presidenziali del 27 dicembre scorso.

Anche la consultazione elettorale è stata molto contestata, perché poco più della metà della popolazione ha potuto votare, quella dei territori controllati dal governo. Il presidente uscente Faustin Archange Touadéra è stato rieletto senza sorprese lunedì 4 gennaio. Ha ottenuto il 53,92% dei voti espressi, secondo i risultati dichiarati dall’Autorità elettorale nazionale (Ane). Ha vinto di fronte ad un’opposizione dispersa tra sedici candidati, il secondo è stato l’ex primo ministro Anicet Georges Dologuélé con il 21,01% dei suffragi.

L’affluenza dichiarata è stata del 76,31%, ma è stata calcolata sulla base di circa 910 mila aventi diritto al voto, mentre i cittadini registrati secondo i dati nazionali sono 1,8 milioni. È sulla base di questa decisione che è stato riconosciuto un secondo mandato al Capo dello Stato uscente: Touadéra era stato infatti eletto la prima volta nel 2016. Ma il suo controllo del Paese non sembra per adesso andare oltre la capitale, Bangui. Diverse città sono infatti cadute nelle mani di milizie e gruppi armati che sciamano nel Paese nonostante la presenza di forze Onu e di militari stranieri che sostengono il Governo.

Le autorità centrafricane hanno chiesto l’intervento della Missione Onu (Minusca) e delle forze francesi, a seguito del deterioramento della situazione di sicurezza: «Sopraffatti dall’intensità dei combattimenti, abbiamo dovuto fare appello alle risorse aeree e terrestri della Missione delle Nu nella Repubblica Centrafricana e alle forze francesi di stanza a Boali (95 km a nord-ovest di Bangui)», ha detto Marie-Noëlle Koyara, ministro della Difesa centrafricano.

Più di 12.500 Caschi blu Minusca sono attualmente dispiegati in tutto il Paese, affiancati da soldati russi che sostengono il governo nazionale. Nei giorni scorsi il Rwanda ha inviato rinforzi alle proprie truppe già integrate nelle forze Onu, mentre nel Paese sono arrivati anche altri combattenti russi: si tratta di mercenari della Compagnia Wagner.

La città di Bouar è stata nuovamente oggetto di un violento attacco ma le forze armate centrafricane sostenute dai Caschi blu hanno affrontato le forze del Pcc (una coalizione di gruppi armati di recente costituzione). Il portavoce del governo ha assicurato che i ribelli sono stati cacciati dalla città.

Ma Bangassou, una città di 30 mila abitanti, 750 km ad est della capitale Bangui, è stata invece occupata dai miliziani del Pcc. La quarta città del Paese, Bambari, circa 380 km a Nord-Est di Bangui, era caduta già a dicembre nelle mani dell’Unità per la pace (Upc), uno dei tanti gruppi armati che complessivamente occupano più di due terzi del Paese.

Nella parte Ovest della capitale sono ripresi i combattimenti sulla National Road 1, l’asse vitale che collega Bangui alla città di Boali, situata a circa 60 chilometri da Bangui, e prosegue fino al Camerun.

Tuttavia, a più di due settimane dall’annuncio dell’offensiva, i gruppi armati sono avanzati molto poco, secondo la missione Onu e le autorità del Paese, di fronte allo spiegamento delle forze di sicurezza e di centinaia di rinforzi pesantemente equipaggiati atterrati in Centrafrica: principalmente mercenari russi e soldati ruandesi.

Qua e là, i gruppi armati hanno attaccato e occupato anche altre piccole città più o meno lontane da Bangui, centri minori dove le autorità locali si erano installate sotto la protezione della Missione Onu.

Il 19 dicembre una coalizione dei principali gruppi armati che occupano i due terzi del Paese aveva giurato che avrebbe preso “il controllo dell’intero territorio”. Faustin Archange Touadéra, appena rieletto, ha subito denunciato un “tentativo di colpo di stato” da parte di François Bozizé, il generale ed ex presidente estromesso nel 2013, la cui candidatura alle ultime presidenziali era stata invalidata dalla Corte costituzionale due settimane prima della consultazione.

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