Cento miliardi da investire bene

Dal Festival nazionale dell'economia civile proposte concrete per un Paese a rischio recessione. Il ruolo della biodiversità bancaria e il confronto con il governo
ANSA/ANGELO CARCONI

twitter-card-3Si salverà l’Italia oppure saremo travolti dalla grande crisi economica peggiore di quella del 2008? Il meraviglioso centro storico di Firenze e la sontuosità di Palazzo Vecchio non hanno potuto scacciare, durante il Festival nazionale dell’economia civile dal 29 al 31 marzo, questo pensiero avvalorato dall’ultimo rapporto del Centro studi di Confindustria che prevede la crescita zero per l’economia italiana. Un quadro così allarmante da far preferire, come afferma il presidente degli industriali Vincenzo Boccia, la caduta di un governo troppo diviso al suo interno per poter dare fiducia.

Ma a gettare acqua sul fuoco ci ha pensato, domenica 31 marzo, il ministro dell’Economia Giovanni Tria intervenendo a conclusione del Festival pur riconoscendo che paghiamo le conseguenze di una frenata dell’economia che «parte dalla Germania» coinvolgendo la parte più produttiva del nostro Paese. La crescita zero è possibile ma si può agire, come ha confermato,sempre al termine del Festival,anche l’intervento rassicurante del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

No a misure restrittive

Che fare? Secondo Tria occorre una manovra correttiva, ma non nel senso di misure restrittive che potrebbero indurre alla recessione. Si tratterebbe di «una scelta illogica che nessuno ci chiede oggi in Europa». Tesi che il ministro ha ribadito lunedì primo aprile in occasione della presentazione del “Rapporto Economico sull’Italia edizione 2019” redatto dall’ Ocse ( Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).

Di fatto tutti gli organi di stampa riportano il giudizio del Rapporto come una bocciatura delle misure del governo, ma il comunicato ufficiale del dicastero conferma,invece, la necessità, condivisa anche dall’ Ocse, «di un significativo rilancio degli investimenti pubblici», specificando che l’introduzione del reddito di cittadinanza è stata valutata come una efficace misura inclusiva di politica economica: «non come uno strumento assistenziale bensì come misura di politica attiva del lavoro».

Se su questa ultima affermazione i pareri dei molti intervenuti al festival di Firenze sono stati diversi, è significativa la nota sulla necessità degli investimenti pubblici per capire quanto potranno collimare con le proposte avanzate da Leonardo Becchetti come direttore scientifico di una manifestazione che ha molte pretese perché non vuole ridursi a una «discussione tra esperti» ma contribuire a dare voce ad un diffuso «movimento sociale e popolare» che vuole coniugare «valore economico, dignità del lavoro e tutela dell’ambiente».

SAMSUNG CSC

Becchetti gioca, grazie ad una forte dose di fiducia maturata sul campo, il ruolo di “ponte” tra il mondo accademico e quello associativo. Conosce bene il rischio di chiudersi nelle “odiose” ricette tecnocratiche e, al contrario, quello di proporre un buonismo incompetente.

Il passaggio del confronto con le istituzioni è, ovviamente, molto delicato. Ad esempio il suo collega Jeffrey Sachs, economista statunitense della Columbia University,  è intervenuto alla kermesse di Firenze attaccando il presidente Donald Trump, per le sue disastrose scelte industriali negazioniste del cambiamento climatico, ma anche il multimiliardario Jeff Bezos, patron di Amazon, che pretende sconti fiscali ed è allergico ai sindacati.

Come è noto, con la leva del “voto con il portafoglio” (che premia l’economia virtuosa) ripetuto in tutti i modi, il professore dell’università di Roma Tor Vergata propone il lato positivo del boicottaggio. Dice in sostanza, ad esempio: “smettete di comprare un libro da Amazon e andate in libreria anche se costa di più”.

Ma cosa propone l’economista a livello macroeconomico? Afferma, ad esempio, che esistono le risorse per far ripartire tanti cantieri chiusi: «In Italia sono disponibili circa 100 miliardi di euro di investimenti stanziati e da impiegare.  Le risorse ci sono, l’Unione Europea le ha messe a disposizione, dobbiamo saperle spendere».

Dove? Innanzitutto, secondo Becchetti e la gran parte degli esperti, con investimenti mirati nelle aree interne del Paese, quelle destinate altrimenti a spopolarsi. E, poi, per colpire il dissesto idrogeologico di un territorio che troppo spesso cade a pezzi.

Investimenti e occupazione

Ma esiste anche il vasto campo dell’innovazione tecnologica ambientale. Secondo Sachs, l’Italia ha tutti i numeri per porsi all’avanguardia in questo settore, al pari dello stato della Florida che punta sui veicoli ad emissioni zero e aziende in grado di utilizzare esclusivamente energie rinnovabili entro il 2030. Abbiamo il sole in abbondanza. Servono scelte politiche coerenti come ha evidenziato, nel suo intervento al Festival, anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Infatti, secondo l’ex generale dei carabinieri forestali gran parte degli studiosi «ci dicono che per ogni miliardo di euro speso per il carbonfossile, si producono mediamente 5 mila posti di lavoro, mentre con la stessa cifra spesa per le energie rinnovabili si producono 15 mila posti di lavoro».

SAMSUNG CSCGli investimenti pubblici dovrebbero indirizzarsi quindi decisamente verso la “green economy” dato che, sempre secondo Costa, siamo il Paese che possiede già la migliore tecnologia in materia. Anche se siamo bravi ad esportarla ma non a svilupparla internamente.

Banche e territorio

Comunque è sulla leva finanziaria che arriva da Firenze il messaggio più forte perché gran parte della capacità innovativa e della creazione di valore avviene tramite fonti di finanziamento strettamente legate ai territori. Il Festival, infatti, è stato promosso, tra gli altri, da Federcasse (Federazione italiana delle banche di credito cooperativo – casse rurali ed artigiane). Un patrimonio di “biodiversità” nel settore del credito da mantenere in vita e far crescere davanti alle grandi banche commerciali e d’affari che hanno altre caratteristiche e obiettivi da raggiungere.

Le realtà rappresentate da Federcasse hanno origine, in gran parte, dall’esperienza capillare sviluppata in Italia, a fine ‘800, dai cattolici sulla spinta della dottrina sociale promossa con l’enciclica Rerum Novarum. Una risposta alle esigenze reali e non speculative dell’economia tuttora valida, come dimostra l’esperienza raccontata, durante i lavori a Palazzo Vecchio, da Bepi Tonello  sulle reti di finanza popolare in Ecuador con il sostegno del credito cooperativo italiano.

Per tali motivi, come propone Leonardo Becchetti, oggi «occorre  modificare l’approccio dell’Unione Bancaria europea favorendo e incentivando lo sviluppo della finanza civile, ovvero quella mutualistica ed etica in particolare».

L’obiettivo che si chiede alle istituzioni italiane è quello di adottare «nuove regole che dovranno ampliare e non limitare la possibilità di finanziare l’economia reale, le imprese e le famiglie, soprattutto quelle che fanno scelte oggettive di inclusione sociale e sostenibilità ambientale».

Come si vede da tali proposte, l’economia civile, intesa seriamente, entra in maniera decisa nel dibattito sulle scelte concrete di politica economica. Non è confinata al mondo della cura delle vittime di un sistema ma vuole agire, come insegnano Stefano Zamagni e Luigino Bruni, per cambiarlo alla radice.

Il primo Festival Nazionale dell’Economia Civile è stato organizzato da Federcasse, la Scuola dell’Economia Civile (SEC) e Nuova Economia per Tutti (NeXT), con il supporto di Confcooperative e delle BCC toscane

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