Caso Stamina, processo per Vannoni

Venti persone rinviate a giudizio. Truffa e associazione le accuse per l'ideatore del metodo e per il vicepresidente di "Stamina foundation" Mario Andorlina. Conivolti anche neurologi, biologi e medici
Davide Vannoni

Fa impressione la lettura dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari, con cui il Pm Guariniello, nel contesto della lunga inchiesta della procura di Torino sul caso Stamina, rinvia a giudizio ben venti persone. Oltre al professore di filosofia Davide Vannoni, promotore del discusso metodo e creatore della “Stamina foundation”, e al suo vicepresidente Mario Andorlina, indagati per associazione a delinquere e truffa (il primo anche per esercizio abusivo della professione medica), si profila il processo anche per neurologi, biologici, otto medici degli Spedali Civili di Brescia e per un membro dell’Aifa.

Figure che avrebbero contribuito a mettere in piedi una vera e propria truffa, svoltasi in un arco di tempo pluriennale e tutt’ora in corso, consumatasi attraverso gravissime violazioni dei più basilari princìpi di sicurezza e dignità dei malati.

Il fascicolo parla esplicitamente di «danni alla salute dei pazienti», indebitamente trasformati in cavie, quando sottoposti alla metodica Stamina senza i necessari controlli e protocolli di sicurezza. Per loro «non ci sono stati miglioramenti nella salute», ma numerosi e significativi eventi avversi. Altrettanto esplicita è l’accusa, rivolta alla «associazione per delinquere promossa da Davide Vannoni», di aver creato un clima di tensione sociale e falso allarme nei confronti delle istituzioni, facendo credere che vi fossero «elevate possibilità di guarigione dalla loro malattia a seguito del trattamento con cellule staminali».

E mentre si dichiara non stupita dalla lettura del fascicolo, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ricorda il lavoro delle due Commissioni ministeriali, una delle quali aveva già prodotto un parere di totale inaffidabilità e infondatezza del metodo (lavoro poi vanificato da una sentenza del Tar del Lazio).

Fra le tante considerazioni possibili, leggendo le parole del Pm viene spontaneo pensare alle proteste di piazza, agli episodi di disperazione e ai gesti estremi, come il dissanguamento in pubblico di due fratelli ammalati, nel tentativo di chiedere al governo un decreto di urgenza per l’autorizzazione al trattamento.

Le conseguenze, quando si specula sulla sofferenza, possono davvero superare le peggiori attese, trascinando centinaia di persone verso la disperazione e la solitudine, presi nel vortice di chi non ha scrupoli a fomentare illusioni, false speranza e rabbia.

E forse, in attesa delle due verità, processuale e scientifica, spetta a tutti noi il compito più impegnativo. Quello di ripartire, di riallacciare i nodi di un dialogo fatto di trasparenza vera e di rapporti autentici, fra semplici cittadini, addetti al settore e membri delle istituzioni. Puntando a rigenerare la fiducia reciproca, che l’unica, vera cura capace di evitare il ripetersi di un altro “caso Stamina”.

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