Carlo Fidanza: No ad una riforma che toglie potere decisionale ai cittadini

Intervista a Carlo Fidanza, responsabile nazionale enti locali di Fratelli D’Italia. L’investitura diretta del premier era prevista nella riforma del 2006 avanzata dal centro destra con criteri di rispetto del voto popolare. La riforma Boschi Renzi altera la rappresentanza e non riduce i costi
fratelli italia

Con le dichiarazioni ultime di Silvio Berlusconi, che ha fatto chiarezza sul No di Forza Italia al referendum, il centrodestra si ritrova unito nella battaglia contro la riforma Renzi-Boschi della costituzione. Sul tema delle primarie interne al centrodestra e di una grande coalizione, le idee sono invece ancora poco chiare. Abbiamo intervistato Carlo Fidanza, di Fratelli d’Italia.

 

Quali sono le ragioni del suo No alla riforma della Costituzione? 

«Voto No perché questa riforma toglie il potere decisionale ai cittadini, espropriandoli della possibilità di scegliere i propri rappresentanti al Senato. È una riforma che centralizza verso lo Stato molte competenze delle Regioni. È una riforma che non riduce in maniera significativa i costi».

 

La coalizione di centrodestra che oggi boccia la riforma è la stessa (al netto di qualche ex alleato) di quella che nel 2005 diede i natali al “Porcellum”, la legge elettorale che la Consulta, con la sentenza n.1/2014, ha dichiarato in parte incostituzionale e che prevedeva liste bloccate. Non è una incoerenza questa?

«Con il Porcellum si poteva votare il partito anche per il Senato: i cittadini alle urne sceglievano i propri senatori attraverso il voto ai partiti. Cosa che non è prevista ora. In questo caso infatti viene abolito il voto: non saranno i cittadini a scegliere a chi dare il voto di lista, ma saranno le segreterie dei partiti, attraverso i consiglieri regionali, a selezionare i senatori. Certo le liste bloccate non sono il sistema migliore, ma in parte permangono anche per l’Italicum. È un vizio che nemmeno Renzi ha sanato».

 

Pensando alla combinazione tra il nuovo assetto costituzionale e l’Italicum, Silvio Berlusconi e altri nel centrodestra parlano del rischio che queste riforme conducano alla condizione dell’“uomo solo al comando”, e di certo questa riforma rafforza il potere del governo. Non sarebbe questa una buona notizia dopo anni in cui ci si è lamentati della fragilità dei governi italiani, di centrodestra e centrosinistra, spesso ostaggio degli alleati minori?

«Intanto, nella riforma fatta dal centrodestra nel 2005/2006, poi purtroppo bocciata dal referendum, il rafforzamento del potere del premier c’era veramente ed era accompagnato da una investitura diretta. Era, infatti, prevista l’elezione diretta del capo dell’esecutivo e il fatto che nel momento in cui il governo perdeva la fiducia del Parlamento andavano a casa tutti: il premier eletto, ma anche quelli che lo avevano tradito, quindi si metteva fine allo spettacolo indegno delle compravendite parlamentari, delle maggioranze che si reggono come oggi nel caso di Renzi su addirittura 240 parlamentari voltagabbana, che hanno cambiato schieramento quasi tutti verso il Pd in questa legislatura. Con questa riforma, invece, il rafforzamento è indiretto e non deriva da una investitura popolare. Quindi con il 20-25% circa dei voti – se dovesse essere mantenuto l’Italicum che è in vigore – il partito che vince le elezioni potrà non solo controllare la Camera, ma anche il Senato, nel caso del Partito democratico, ed avere un ruolo determinante nell’elezione del presidente della Repubblica e di tutti gli organismi di garanzia, pur rappresentando poco più di un quinto degli italiani. È assolutamente sproporzionato quello che viene attribuito al partito che vince rispetto al consenso che ha tra gli elettori».

 

L’Italicum va riformato?

«A seconda del risultato del referendum si va in una direzione oppure nell’altra. Quello che abbiamo chiesto durante la discussione parlamentare sulla legge elettorale come Fratelli d’Italia è stato di abolire le liste bloccate e consentire ai cittadini di scegliere con le preferenze totalmente i propri parlamentari. Certamente il Pd, avendo pensato l’Italicum a propria immagine e somiglianza, temendo oggi l’esito di un ballottaggio incerto, penso che eliminerà il secondo turno. Questa non è una nostra richiesta. Noi chiediamo oltre alle preferenze anche il premio alla coalizione e non al partito, e di consentire che nelle coalizioni ciascuna lista si possa presentare con la propria identità e riconoscibilità, per evitare di dover fare dei listoni che finirebbero per essere un insieme con dentro tutto e il contrario di tutto, senza rispettare di conseguenza l’identità dei singoli partiti».

 

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, in un dibattito televisivo con i premier ha detto “io volevo fare senatori i sindaci e per questo voto no”. Nel nuovo Senato i territori sono male o poco rappresentati?

«Il loro ruolo è inesistente. I senatori scelti dai consigli regionali, e quindi dalle segreterie dei partiti, non faranno altro che seguire la linea di partito e non le esigenze dei territori. Lo fanno poi senza vincolo di mandato. Inoltre sia i consiglieri regionali che i sindaci sono stati eletti con le preferenze nei territori, ma poi li togliamo dal loro lavoro e li mandiamo, una volta a settimana, a Roma per fare un altro lavoro per cui nessuno li ha eletti».

 

Nel centrodestra si teme che in caso di vittoria alle prossime elezioni, approvata questa riforma, il centrodestra non possa governare perché il Senato sarebbe comunque controllato dal Pd, più radicato nei territori. Per il centrodestra potrebbe essere una spinta in più a lavorare a livello locale?

«A prescindere dalla necessità per il centrodestra di rafforzare la presenza nei territori, c’è un problema che riguarda la scelta dei futuri senatori, questo è un meccanismo che cristallizza e consolida una maggioranza al Senato che sarà sempre e inevitabilmente a vantaggio del Pd, che controlla il maggior numero dei consigli regionali e quindi elegge senza alcuna proporzionalità rispetto al voto effettivo dei listini i senatori all’interno dei consigli regionali e persino i sindaci. Questo non è un Senato delle autonomie, ma un Senato dei partiti e della casta perché saranno le segreterie dei partiti a scegliere i senatori senza alcun coinvolgimento dei cittadini. Pensiamo solo al caso dei sindaci. La mia Lombardia ha diritto a mandare a Roma come senatore un sindaco, ma in base a cosa verrà scelto se non in base alla propria appartenenza politica? Non necessariamente sarà il sindaco di Milano, potrebbe essere quello di un comune di mille abitanti magari scelto perché risponde alle logiche interne al partito».

 

Il dibattito sul referendum riapre il capitolo della leadership del centrodestra. Berlusconi annuncia una sua possibile “discesa in campo” dopo il voto e dopo la sentenza della Corte di Bruxelles, da cui spera di essere riabilitato, dice che “Salvini e Meloni senza coalizione sono inconsistenti” e chiude a primarie non regolamentate per legge. Cosa pensa di queste dichiarazioni e come potrebbe consolidarsi il centrodestra?

«Condivido la scelta di Berlusconi di scendere in campo per il no a pochi giorni dal referendum. Considero positivo che abbia fatto chiarezza e si sia schierato apertamente. Purtroppo continua a restare in ostaggio di questa situazione giudiziaria illegittima e gli auguro che venga riabilitato definitivamente. Ciò non toglie che noi di Fratelli d’Italia pensiamo che sia finito il tempo delle investiture dall’alto e delle auto ricandidature, ma che sia il tempo di coinvolgere i nostri elettori nella scelta di chi sarà il nostro alfiere. Del resto ,4 milioni di elettori francesi del centrodestra hanno votato nei giorni scorsi alle primarie scegliendo il loro candidato presidente. Quindi si può fare, è un grande bagno di legittimazione popolare che serve al centrodestra per rigenerarsi».

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