Campania, le contraddizioni della seconda ondata

Dopo aver superato bene la prima ondata la Campania affronta la seconda con affanno, tra atti di grande generosità e di grande eroismo.

La Campania, da un punto di vista sanitario, aveva superato abbastanza bene la prima ondata di Covid, anche se le conseguenze sul piano economico e sociale erano state disastrose, in una regione il cui Pil era già di gran lunga inferiore a quello nazionale. La mancanza di lungimiranza di quest’estate, la cronica “allergia” alle regole dei napoletani, la carenza di strutture sanitarie adeguate e soprattutto la frammentarietà delle decisioni hanno fatto sì che la cosiddetta seconda ondata si abbattesse violentemente su di essa, soprattutto su alcune province.

Ordinanze e rettifiche, anche tra loro contrastanti, si sono succedute di giorno in giorno, le porte delle scuole si aprono e si chiudono, come quelle dei supermercati, con differenze sostanziali tra comune e comune. Gli esercizi commerciali, fino all’ultimo, non sapevano se il giorno successivo avrebbero potuto aprire o no, con gravi conseguenze per la vita di numerose famiglie. Una scritta posta su un negozio chiuso rappresentava bene l’animo con cui le persone devono sopportare questa situazione, a fronte di ristori inadeguati: «Non esistono attività commerciali non essenziali perché chi ha aperto quel negozio e lo gestisce lo fa per sopravvivere».

In questa regione, dominata dalle contraddizioni, la pandemia ha agito come una cartina da tornasole, mettendo in luce tutto il meglio e il peggio di un popolo che non lascia mai che le difficoltà della vita gli scivolino addosso, ma le combatte o le sfrutta. Solo così si può spiegare perché nei giorni più duri di ottobre e novembre la cronaca abbia riportato episodi di grande generosità o di grande egoismo.

E così tutti abbiamo conosciuto il tampone sospeso della Sanità, arrivato dopo il caffè, la spesa e il “panaro”. Sono stati, altresì raccontati episodi di altruismo, realizzati da persone già aduse a questa vita come la Comunità di Sant’Egidio, la Caritas, le parrocchie, le diocesi e gli enti benefici, oppure da singoli cittadini o imprenditori che hanno sfornato pizze per i poveri e gli operatori sanitari, portato spese, donato fondi o beni di prima necessità. C’è chi cuce mascherine, chi dona tablet, chi telefona agli anziani soli, chi racconta fiabe online ai bambini. La fantasia, che da sempre caratterizza il popolo napoletano, ha suggerito anche azioni davvero originali.

Allo stesso tempo, però, la città e la regione si sono distinte per la cattiveria e il malaffare. Gli usurai stanno facendo affari d’oro sulla pelle degli ultimi, senza avere il minimo scrupolo. Le bombole per l’ossigeno (vuote) vanno a ruba e vengono vendute al mercato nero, come fossero oggetti di lusso. Le autoambulanze private si muovono solo per cifre stratosferiche. Il ticket del caro estinto sta conoscendo un aumento esponenziale. Per non parlare dei falsi tamponi, dei finti gel disinfettanti e delle mascherine taroccate.

Anche la politica locale non è stata da meno e ha dato il peggio di sé, imitando quella nazionale. In Italia, purtroppo, non si pensa (o lo fanno in pochi) a rinunciare al proprio interesse personale, pur di realizzare il bene comune. Nessuno ha seguito l’esempio del Portogallo e della Nuova Zelanda, dove le opposizione hanno deciso di supportare le decisioni del governo nella lotta al coronavirus. Allo stesso modo, in Campania, i massimi organi istituzionali continuano a lottare tra loro, con atteggiamenti conflittuali, decisioni opposte e battibecchi mediatici che lasciano interdetti i cittadini e non aiutano a superare le gravi problematiche connesse a questa pandemia.

I casi positivi aumentano, diminuiscono e ri-aumentano senza che se ne capiscano le cause; di conseguenza l’indice RT e il rapporto tamponi-positivi sono altalenanti. Gli ospedali, già in affanno prima del coronavirus, sono allo stremo; dovunque mancano gli operatori sanitari. Numerose persone continuano ad andare in giro senza ragione, senza mascherina e senza distanziamento.

La speranza è che, quanto prima, la buona volontà dei singoli e le rette pratiche dei pochi enti pubblici e privati che si stanno distinguendo positivamente possano contribuire alla sconfitta di questo nemico subdolo e invisibile.

 

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