Bottalico: stop all’invio di bombe all’Arabia Saudita

Secondo il presidente delle Acli non è mai troppo tardi per scuotere le nostre coscienze e cambiare la strategia errata che ci sta portando verso la guerra. Intanto il Parlamento europeo ha votato un Emendamento che impegna l’alto rappresentante della politica estera, Federica Mogherini, a promuovere l’embargo di armi desinate ad alimentare il conflitto nello Yemen  
Bombe Ansa Yemen

Nonostante autorevoli pareri contrari, a cominciare dall’ex premier Romano Prodi (“la guerra è l’ultima cosa da fare”, ha dichiarato al Tg3), l’Italia sembra avviarsi decisamente verso la guida della missione militare nel caos libico.

 

In questo clima si attende la decisione della magistratura circa gli esposti per i reati commessi da “noti da indentificare” in violazione della legge 185/90 sul commercio di armi. Il caso, che abbiamo più volte riportato su cittanuova.it, riguarda il transito di bombe verso l’Arabia Saudita. Sulla vicenda abbiamo cercato di avere una risposta dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova che dovrebbe essere competente per l’area geografica interessata anche se la materia riveste una rilevanza che chiama in causa la responsabilità intera del Governo, soprattutto dopo che lo scorso 25 febbraio il Parlamento europeo ha votato con una significativa maggioranza (359 parlamentari a favore contro 212) un Emendamento che richiede alla vicepresidente della Commissione ed Alto Rappresentante della Politica Estera, Federica Mogherini, di lanciare un'iniziativa volta ad imporre un embargo di armi nei confronti dell'Arabia Saudita.

 

Della Vedova, parlamentare di Scelta civica, appartiene al mondo trasversale del partito radicale che non ha finora  rilasciato dichiarazioni sulle  armi indirizzate ai sauditi.  

 

Molto esplicito e chiaro, invece, Gianni Bottalico, presidente delle Associazioni cristiane dei lavoratori che, nel 1990, sono state determinanti nel far approvare la legge italiana che vieta, tra l’altro, l’invio di armi verso i Paesi in guerra

 

Come si spiega questo silenzio generale, presidente Bottalico? Cosa occorre per svegliarsi dal sonno?

 

«Credo che non sia mai troppo tardi per scuotere le nostre coscienze e chiederci come abbiamo fatto a tollerare le guerre ininterrotte, nell'Europa dell'Est e nel Vicino Oriente,  che sono cominciate 25 anni fa con la prima guerra del Golfo».

 

Come siamo arrivati a questo punto?

 

«L'Occidente, segnatamente i neoconservatori americani, hanno sparso instabilità e caos, nell'Europa e attorno all'Europa, hanno prodotto la gigantesca emergenza umanitaria dei profughi di guerra, hanno creato e manovrato il terrorismo “islamico”. Adesso, questi loro disastri gravano sui governi che cercano disperatamente una soluzione».

 

Esiste una strada per uscire da questo vicolo chiuso?

 

«Bisogna sostenere la nuova collaborazione tra Stati Uniti e Russia, che si sta configurando sulla Siria, per impedire la deriva verso un nuovo conflitto mondiale. E qualunque candidato inviso ai neoconservatori dovesse vincere le prossime presidenziali Usa sarebbe già per questo una garanzia di stabilizzazione per i focolai di guerra che ci coinvolgono».

 

Cosa si può dire sulla questione delle armi pesanti inviate dai nostri aeroporti all’Arabia Saudita?

 

«Quando si parla di Arabia Saudita e della sporca guerra che sta conducendo nello Yemen –  che non è classificabile nello scontro sunniti sciiti, in quanto a fianco degli Houti vi sono anche diverse componenti sunnite che combattono il terrorismo di al-Qaeda in Yemen – non bisogna dimenticare che la casa regnate dei Saud è intrinseca all'assetto dei poteri che dominano l'Occidente. Ecco il motivo per cui questo regime non è mai costretto a dare spiegazioni: può permettersi di negare i diritti delle donne, di giustiziare immigrati asiatici, cristiani, esponenti dell'opposizione, di finanziare i terroristi dell'Isis. La vendita di armi italiane all'Arabia Saudita è dunque favorita da questo disordine in cui siamo precipitati».

 

Quindi quali sono le scelte che si impongono alla nostra coscienza?

 

«È chiaro che se non ci si rapporta con il quadro generale, e questo vale in particolare per la politica e per il mondo dell'informazione, poi non si capisce neanche la gravità di questi traffici e non si è coscienti della nostra profonda complicità nelle sofferenze che in questo ultimo quarto di secolo sono state inferte a milioni di nostri fratelli e sorelle. Per queste ragioni l'opportuna iniziativa di Rete disarmo, Opal e Archivio disarmo, e altre associazioni va accompagnata da una incisiva iniziativa politica volta a fermare questa terza guerra mondiale combattuta a pezzi, come l'ha definita papa Francesco, con le necessarie correzioni di strategia della nostra politica estera e delle alleanze di cui l'Italia fa parte».

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