Bombe sullo Yemen: le risposte di due ministri

Tutto in regola, secondo i titolari di Difesa ed Esteri, in risposta all’interrogazione di Luca Frusone (M5S). Verso l’Arabia Saudita non esiste alcun embargo. Nessun accenno alla risoluzione contraria votata dal Parlamento europeo. Prosegue, intanto, l’inchiesta della magistratura per la violazione della legge 185/90 che vieta l’invio di armi nei Paesi in guerra  
Gaentiloni ansa

Dal marzo del 2015 il conflitto nello Yemen continua a mietere migliaia di vittime. Seimila, molti civili, secondo le Nazioni unite. La cosa è nota. Rainews ha riportato, ad esempio, a metà agosto, la notizia che «la coalizione militare araba guidata dall’Arabia Saudita ha effettuato un bombardamento che ha colpito un ospedale da campo sostenuto da Medici senza frontiere (Msf) nel nord dello Yemen, nella località di Abs. 11 morti tra cui un membro di Msf e almeno 20 feriti», aggiungendo la «condanna dell’Onu arrivata tramite dichiarazione del segretario generale Ban Ki Moon».

 

Come riportato e commentato su Citta Nuova, l’Italia non ha ritenuto di dover interrompere l’invio verso l’Arabia Saudita di bombe prodotte in Sardegna dall’azienda Rwm Italia che fa parte del gruppo tedesco Rheinmetall.  Secondo Rete disarmo, tali omissioni configurano un’ipotesi di reato per violazione della legge 185/90 che vieta l’invio e il transito di armi verso Paesi in guerra e/o che violino i diritti umani.

 

Dopo numerosi esposti alla magistratura, la procura di Brescia ha dato notizia di aver iniziato le indagini, ma la vicenda si sta arricchendo di particolari perché la ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha risposto il 12 ottobre 2016 ad un’interrogazione sollevata sul tema dal deputato Luca Frusone del M5S, per ribadire che «l’Arabia Saudita non è oggetto di alcuna forma di embargo, sanzione o restrizione internazionale, di ONU o di Unione europea, nel settore delle vendite di materiale e di armamento».

 

Questo per confermare la legittimità dell’esportazione di bombe da parte della «ditta Rwm in Arabia Saudita in forza di una licenza rilasciata in base alla normativa vigente» anche se questo, continua il ministro, «certamente non vuol dire che il Governo non sia preoccupato per quello che sta avvenendo nello Yemen». La stessa tesi è stata sostenuta dal Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: rispondendo all’interrogazione avanzata sempre dal deputato Luca Frusone, del M5S, ha fatto notare che comunque il volume delle transazione di armi con l’Arabia Saudita vede l’Italia, con i suoi 700 milioni di euro, non certo in prima posizione. Infatti, senza citare gli Stati Uniti, nel triennio 2012-2014 ci precede la Francia con oltre 5 miliardi di euro, il Regno Unito con 2,2 miliardi e la Germania con un miliardo e 900 milioni di euro.

 

Entrambi i ministri, nelle loro dichiarazioni, non hanno fatto cenno alla Risoluzione  approvata dal Parlamento europeo il 25 febbraio 2016 che chiede all’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione, Federica Mogherini, di «avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita».

 

A questo punto, ferma restando l’azione autonoma della magistratura, resta da capire se in coscienza la maggioranza dei parlamentari italiani ritengano comunque prevalente quanto dispone la legge 185/90, a prescindere dalla presenza di embargo dell’Onu e o dell’Ue che tarda ad arrivare, davanti al conflitto in Yemen, considerato dall’ONU, come ricorda Rete disarmo, «una delle più gravi crisi umanitarie di questi anni».

 

La traccia delle forniture delle bombe aeree dall’Italia all’Arabia Saudita è oggetto di uno studio approfondito dell’Osservatorio (OPAL) di Brescia, che è stato alla base di un’inchiesta del programma televisivo “Le Iene” trasmesso sulle reti Mediaset.

 

Quanto ai rapporti con la petromonarchia saudita, la ministro Pinotti aveva dichiarato lo scorso 12 ottobre che si è recata in visita di stato in quel Paese per discutere di «lotta al terrorismo internazionale, perché, come forse voi saprete, l’Arabia Saudita fa parte della coalizione anti Isis; si è discusso anche dei conflitti in atto ed è stato portato il punto di vista italiano, che certamente ha punti di differenza, e anche su alcune questioni notevoli, con quelli del Governo dell’Arabia Saudita; e si è discusso di sicurezza marittima, nella quale l’Italia è leader».

 

Nel consueto gioco delle parti previsto nelle interrogazioni dei parlamentari, prendendo atto della risposta della Pinotti, il deputato Frusone, assieme al riferimento alla nascita e finanziamento del cosiddetto Stato islamico, si è meravigliato di «come si possa parlare di lotta al terrorismo con l’Arabia Saudita mentre gli spediamo le bombe usate nello Yemen».

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