Bombe sullo Yemen, azione legale internazionale

Conferenza stampa a Roma per annunciare la denuncia penale promossa dal Centro europeo per i diritti umani e costituzionali con sede a Berlino, assieme a Rete italiana disarmo e alla ong yemenita Mwatana. La posta in gioco
Guerra Yemen

Mercoledì 18 aprile, presso la sala stampa estera, si è svolta la conferenza sulle responsabilità italiane nelle stragi in Yemen, promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo (RID), insieme all’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR) e alla ong yemenita Mwatana Organization for Human Rights.  Tale iniziativa ha fatto seguito alla denuncia depositata il 17 aprile presso la Procura della Repubblica di Roma, nei confronti dei dirigenti di RWM Italia S.p.A. e degli alti funzionari dell’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali d’Armamento (UAMA), coinvolti rispettivamente nella produzione e autorizzazione all’export delle bombe destinate ai membri della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita nel conflitto in Yemen.

Bonyan Jamal, attivista dell’ong Mwatana, ha fornito un quadro emblematico del conflitto in corso: «Questi anni di guerra hanno portato nello Yemen morte, sofferenza, colera e povertà. Secondo le organizzazioni per i diritti umani gli attacchi aerei sauditi e governativi, a partire da marzo 2015, hanno causato oltre 2000 morti civili tra cui 581 bambini 230 donne. Chiedo a Paesi come Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Spagna, Francia e Italia di fermare la vendita di armi e di investigare sugli attacchi condotti contro i civili».

Come sottolineato da Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo: «Nonostante le violazioni segnalate in Yemen, l’Italia continua ad esportare armi verso i membri della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita. Ciò è contrario alla Legge italiana n.185/1990, che vieta l’esportazione di armi verso Paesi in conflitto armato, alle disposizioni vincolanti della Posizione comune dell’Unione europea 2008/944/PESC e alle prescrizioni contenute nel Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT)».

Sul ruolo dell’Italia è intervenuto anche Giorgio Beretta, analista presso l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sSicurezza e difesa (O.P.A.L.): «Negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un’esplosione dell’export di armamenti da parte dell’Italia. Più del 50 per cento di queste esportazioni va a finire in Medioriente, cioè nelle zone di maggior tensione. La commessa da 411 milioni di euro che l’azienda RWM Italia S.p.a. si è aggiudicata per la vendita di bombe all’Arabia Saudita e che l’Italia ha autorizzato, è pluriennale, dunque l’esposto che abbiamo presentato alla magistratura ha senso dato che può fermare un export in atto».

Secondo Francesca Cancellaro, legale presso lo studio Gamberini, «le condotte dei funzionari dell’UAMA e dei dirigenti di RWM Italia S.p.a. sarebbero idonee a configurare un reato di abuso di ufficio per violazione grave della normativa interna e sovranazionale. Sarebbe ipotizzabile anche un concorso in omicidio nell’attacco aereo che l’8 ottobre 2016 ha colpito il villaggio di Deir Al-Hajari, uccidendo sei civili. Il codice di serie visibile sull’ordigno rinvenuto indica chiaramente che il prodotto è stato fabbricato da RWM Italia S.p.A., in particolare è stata usata una bomba guidata. Gli attacchi intenzionalmente diretti contro civili che non partecipano direttamente alle ostilità, si verificano di frequente nel conflitto in Yemen e costituiscono crimini di guerra. Pur essendo notorie le ripetute violazioni dei diritti umani non abbiamo ravvisato il rispetto dei peculiari doveri di prudenza e cautela richiesti dal nostro ordinamento a chi opera in determinati settori produttivi».

Tra i rappresentanti delle altre realtà promotrici dell’iniziativa si segnalano Riccardo Noury di Amnesty International, Paolo Pezzati di Oxfam Italia e Nicoletta Dentico di Banca Etica. Il giornalista di Città Nuova Carlo Cefaloni, ribadendo la piena adesione manifestata dal Movimento dei Focolari in Italia, ha messo in guardia dal rischio di fermarsi alla mera denuncia: «Occorre avviare processi che coinvolgano ampi settori della società civile per riaffermare il realismo della fraternità. In questo senso abbiamo promosso, con la rete Net One, un seminario di giornalismo di pace che si terrà il 5 e 6 maggio nella città di Iglesias».

Individuare prospettive alternative ad un’“economia che uccide” coinvolgendo sindacati, istituzioni e cittadini per liberare i lavoratori dal ricatto fra occupazione e salvaguardia dei diritti umani e rispondere alla propria coscienza: è il percorso intrapreso dal Comitato Riconversione della RWM in Sardegna, che è intervenuto alla fine della conferenza stampa, con un rappresentante da tempo attivo sul territorio, Angelo Cremone, per testimoniare la costruzione di percorsi di pace e non di morte con un ponte ideale di solidarietà tra l’Italia e lo Yemen.

Alla conferenza hanno partecipato molte delle testate italiane ed estere, a cominciare dal britannico The Guardian e dalla Ard, la radio televisione pubblica tedesca, nonostante la concomitante attenzione sui tentativi di formazione del nuovo governo che da Palazzo Chigi dovrà decidere, tra l’altro, se fermare, o meno, i carichi di armi destinati a Paesi in guerra, in conformità alla costituzione repubblicana che ripudia la guerra.

QUI il caso esposto sul sito di Rete dsarmo

 

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