Big fish

Tim Burton è un autore davvero originale. A volte ama rischiare, con opere estrose oltre ogni aspettativa. Big Fish. Le storie di una vita incredibile è una di queste, strutturata come un puzzle di racconti, simili a favole, espressi con lo stile delicato del piacevole Edward mani di forbice, diverso da quello preoccupante de Il pianeta delle scimmie di tre anni fa. La sceneggiatura, tratta da un romanzo di Daniel Fallace, presenta un padre anziano, abituato a raccontare all’infinito le avventure della propria vita, arricchite con fantasia sfrenata, ed un figlio, divenuto adulto, che gli si oppone, dicendosi stanco delle sue menzogne e desideroso di conoscerlo nella sua vera identità. Il cast, di prim’ordine, è formato di attori scelti per le capacità espressive adatte ad atmosfere fiabesche, oscillanti tra poesia e stranezza, talvolta umoristiche e mai violente, anche se permeate, a tratti, dalle paure infantili su streghe e boschi oscuri. Tra le scene più riuscite ci sono quelle del circo, ripreso nel suo fascino magico, con un gigante buono e un padrone sinistro, un buffo licantropo. E quelle del fiume, le cui immagini accompagnano tutto il film e simboleggiano il percorso della vita: il grande pesce misterioso, libero e solitario, è immagine del padre stesso. Il problema del rapporto tra desiderio filiale di aderenza alla realtà ed esigenza paterna di fantasia appartiene a Burton stesso. Sensibile, come tutti gli artisti, cerca di attingere forza dall’immaginazione nelle situazioni concrete della vita, altrimenti sentite come aride. L’autore, nel mostrarci la fedeltà del protagonista alla propria moglie, preferita alla donna solitaria, assomigliante alla strega, ci mostra che questa volta punta alle energie più pure della propria creatività, prediligendo i toni sereni a quelli cupi. Questo fatto e la generosità del figlio, che per amore al genitore morente gli racconta un passaggio all’altra vita, ricco di immagini simboliche e simile al finale di Otto e mezzo di Fellini, indicano un modo giusto di rapportarsi all’immaginario. Regia di Tim Burton; con Ewan McGregor, Albert Finney, Helena Bonham Carter, Danny De Vito. Raffaele Demaria

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