Berlusconi fuori dal Parlamento. Si chiude un’epoca

Entrato da deputato, nel marzo 1994, ne esce da senatore dichiarato decaduto, dopo diciannove anni e otto mesi di permanenza ininterrotta, di cui dodici ricoprendo la carica di presidente del Consiglio. Ha assicurato che rimarrà sulla scena politica ma da domani, tuttavia, si volta pagina e avremo altro cui pensare, come commentano già i lettori
Berlusconi durante il comizio in via del Plebiscito

E’ doverosa una premessa. In calce al precedente articolo che preannunciava l’evento della votazione in Senato sulla decadenza di Berlusconi, fra gli altri erano stati postati questi commenti da parte di due lettori. Il primo (Massimo): «Vorrei sapere se esiste un altro Paese ove un condannato in tutti i gradi di giudizio possa ancora "far comizi" e lanciare anatemi. Per favore: caliamo un velo pietoso su questa persona e non ne parliamo più. Almeno su Città Nuova». Il secondo (Paolo): «La misura è colma. Vent'anni dietro a questo signore che ha inculcato, specie alle giovani generazioni, il culto del potere (nel senso del fare ciò che si vuole) e che ha scompaginato la storia dell'Italia. Abbiamo altro cui pensare. Voltiamo al più presto pagina».

In altri termini: un invito pressante a non parlarne più, almeno su questo quotidiano online. Condivido questo senso di stanchezza. Quanto accaduto ieri in Senato è un evento di portata storica che chiude un’epoca, e non ci si poteva certo esimere dal parlarne.

Mercoledi 27 novembre 2013, ore 17.50.  L’Assemblea di Palazzo Madama conclude le votazioni sui nove ordini del giorno presentati da Forza Italia e Nuovo Centrodestra in contrapposizione alla relazione della Giunta per le immunità, illustrata dal presidente Stefàno, che avanzava la proposta di dichiarazione di decadenza di Berlusconi dal seggio senatoriale, in conseguenza della condanna definitiva passata in giudicato nel processo Mediaset.

Con 192 voti favorevoli, 113 contrari e 2 astenuti (che si sommano ai contrari), si è messa la parola “fine” ad una permanenza quasi ventennale nelle istituzioni rappresentative del nostro Paese da parte del ‘Cavaliere’ (così appellato per via della nomina a Cavaliere del Lavoro conferitagli dal presidente Leone nel 1977).

A prendere il suo posto in Senato sarà il primo dei non eletti in Molise per il Pdl, Ulisse Di Giacomo.

Seduta rovente in Senato, com’era scontato. Per la vivacità della dialettica politica che ha caratterizzato gli interventi dei senatori, ma senza (quasi) mai – ne va dato atto – sfociare in manifestazioni di intolleranza o mancanze di rispetto sul piano personale, con poche eccezioni (i giudizi espressi sui senatori a vita da parte di FI o valutazioni espresse da esponenti del M5S). Ed in assoluto, rispettoso silenzio si è chiusa la seduta, dopo la lettura del risultato del voto data dal presidente Grasso.

Il senatore Berlusconi non era in aula.  Si trovavasul palco della manifestazione dei sostenitori di FI che si svolgeva in contemporanea davanti a Palazzo Grazioli, dove parlava di un «colpo di Stato» che si stava consumando e di «un giorno amaro e di lutto per la democrazia». Ed in segno di lutto le senatrici di FI partecipavano alla seduta di Palazzo Madama vestite di nero.

Cosa lo attende da domani.  In base alla legge Severino è incandidabile per i prossimi sei anni. Per effetto della recente sentenza della Corte di appello di Milano è interdetto per due anni dai pubblici uffici. Per la sentenza definitiva pronunciata il 1° agosto 2013 dalla Corte di Cassazione deve iniziare a scontare la condanna comminatagli  – attraverso l’affidamento ai servizi sociali –  di un anno residuo di pena (usufruendo di tre anni di condono per l’indulto del 2006). E, fatto non secondario, si troverà ad affrontare, per la prima volta, gli sviluppi delle altre vicende giudiziarie nelle quali è coinvolto senza l’ “ombrello” dell’immunità parlamentare.

Berlusconi esce dal Parlamento ma non dalla scena politica, come lui stesso annuncia: «Non vado in convento, resto qui». Perché – spiega – si può continuare a fare politica anche fuori dal Parlamento, indicando a modello Grillo e Renzi.

Una personalità complessa.  Nel 2013, secondo la rivista americana Forbes, Berlusconi occupa la 194sima posizione fra gli uomini più ricchi nel mondo e la settima in Italia, con un patrimonio personale stimato in 6,2 miliardi di  dollari.Nasce dapprima come imprenditore nel campo dell’edilizia, costituendo nel 1975 la società finanziaria Fininvest, e successivamente entra nel settore della comunicazione, dando vita nel 1993 alla società di produzione televisiva Mediaset.

Scende in politica nel 1993 fondando il movimento politico Forza Italia con il quale vincerà le elezioni politiche dell’anno successivo. Tornerà a vincerle ancora nel 2001, nel 2005 e nel 2008, ricoprendo così per quattro volte la carica di presidente del Consiglio (1994-95, 2001-2005, 2005-2006, 2008-2011).

Forza Italia, nel 2008, confluirà assieme ad Alleanza Nazionale ne Il Popolo della Libertà, e tornerà a rivivere, di recente, per le note vicende che porteranno alla scissione con Nuovo Centrodestra.

E’ stato oggetto di numerosi procedimenti penali, l’unico dei quali conclusosi finora con una sentenza definitiva di condanna è stato il processo Mediaset. In alcuni casi è stato prosciolto, in altri assolto, pur se – talora –  per declaratorie di prescrizione, amnistie e depenalizzazioni dei reati contestati, giovandosi anche di leggi approvate dalla maggioranza parlamentare da lui stesso guidata, definitead personam.

Ha sempre avanzato l'ipotesi che i processi penali cui è stato sottoposto costituirebbero una manifesta persecuzione giudiziaria orchestrata da magistrati vicini alle ideologie di sinistra, che utilizzerebbero la giustizia a fini di lotta politica.

Certo, in questo teorema, si trascura spesso di sottolineare un particolare:  le prime indagini giudiziarie nei suoi confronti risalgano al 1979, molto prima della sua "discesa in campo" in politica (1993).

Lasciamo ai posteri il giudizio definitivo.  Comprendiamo, naturalmente, la vicenda umana oltreché politica che in queste ore l’ex premier si trova a vivere. Abbiamo citato, in apertura, i commenti di due lettori. Chiudiamo con quello di un terzo lettore (Mario): «Papa Francesco dice cheoccorre amare tutti e perdonare tutto a tutti, ma mi sia consentito di affermare che non è obbligatorio averne la stima». Saranno il tempo e la storia ad esprimere una valutazione complessiva sul ventennio che si è chiuso ieri con la sua uscita dal Parlamento.

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