Bannon biografo di Salvini

Nella lista delle 100 persone più influenti al mondo, la rivista Time ha collocato il segretario della Lega tra i leader emergenti e lo stratega di Trump ne ha scritto il profilo. Le ragioni dell’alleanza.

«Matteo Salvini ha fatto risorgere l’orgoglio nazionale italiano. È il più anticonvenzionale dei politici e ha condotto le campagne più anticonvenzionali. Un turbine di raduni, discorsi, energia, tutti catturati in diretta sui social media, finanziati con pochi soldi, con grinta, determinazione e con un messaggio univoco: Bruxelles non deve dettare la politica sull’immigrazione; non è più il “partito di Davos” a dettare la sovranità sull’Italia; le élite europee non metteranno più a tacere i cittadini italiani».

È questo il ritratto del ministro degli Interni pubblicato sulla rivista Time e firmato da Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca, ideatore delle campagne al vetriolo del presidente Trump, proprietario di Breitbart, uno dei siti di riferimento della destra bianca statunitense, nonché membro del consiglio di amministrazione di Cambridge analytica, la società accusata di aver sottratto i dati di oltre 50 milioni di utenti Facebook utilizzandoli per influenzare i comportamenti elettorali durante le presidenziali americane del 2016. Scorrendo le pagine del Time, nella sezione dei leaders più influenti al mondo  Matteo Salvini è stato inserito a fianco del presidente cinese, di quello americano, del Papa, della giovane attivista Greta Thunberg.  Ciascuna di queste personalità è presentata da una star, un politologo, un intellettuale che sponsorizzano in qualche modo virtù e progetti del leader designato e Bannon è lo sponsor di Salvini. Lo stratega americano descrive in poche righe  il percorso politico del militante leghista e spiega anche le difficoltà di un governo con il Movimento 5Stelle «un partito anti-establishment, una combinazione tra destra e sinistra, populista e nazionalista» che avrebbe potuto segnare una grande svolta nella storia politica italiana, salvo scontrarsi con le difficoltà di gestire un programma economico complesso. Infine Bannon esalta i successi del suo protetto: «Salvini ha chiuso i porti all’immigrazione clandestina, ridotto la tratta di esseri umani e sfidato l’Ue» e azzarda una previsione sul futuro, «Salvini è ora il politico più discusso in Europa – ma alla fine di maggio, dopo le elezioni parlamentari europee, potrebbe essere il più potente».

Il legame tra i due non è nuovo, secondo la stampa Usa è stato il sottosegretario Siri, in questi giorni nella bufera per un’accusa di corruzione ad aver introdotto Salvini a Bannon o viceversa, ma più che gli incontri sono le costanti uscite a supporto del leader leghista che provano quanto Bannon ne approvi la politica e le discutibili dichiarazioni su temi quali l’identità nazionale, la lotta alle migrazioni, lo smarrimento delle radici cristiane del Paese, le ingerenze di poteri forti sulla politica statale, l’attacco ai media, l’agire violento dei gruppi di destra. Tutti argomenti della campagna per le presidenziali americane e che hanno fortemente orientato la vittoria di Trump. Bannon, che in questo momento è ospite in diversi Paesi europei con conferenze sui media liberi e sugli algoritmi dell’informazione, usa questi palchi – in verità più popolati da giornalisti e sparuti attivisti che dalle folle – per proclamare che alle elezioni politiche di maggio si gioca il futuro dell’Europa e che l’avanzare dei gruppi populisti darà un serio scossone alle istituzioni Ue. Il consulente di Trump non ha tenuto nascosto il suo progetto e sempre in un’intervista al Time, nello scorso autunno, ha dichiarato che preparerà i partiti nazionalisti a vincere le elezioni, attraverso l’analisi dei dati e i sondaggi, con tecniche già affinate durante la campagna Usa e la campagna Leave.Eu (Lasciare l’Unione Europea), lanciata in Gran Bretagna a sostegno della Brexit e sostenuta da Arron Banks e Nigel Farage, entrambi sottoinchiesta perchè non chiara la provenienza dei fondi a sostegno di questa piattaforma.

«L’Europa è in fiamme con il movimento populista», ha ribadito Bannon e questo perché «i partiti di centro non hanno energia, non hanno gioventù, non hanno le idee, non hanno  vigore». Da qui l’idea di lanciare, tre anni fa, “The Movement – Il Movimento”, un informale gruppo di sostegno a partiti e politici come il presidente ungherese Orban, la francese Marine Le Pen, l’esponente della destra belga Modrikamen, il partito di destra tedesco AfD e Matteo Salvini.  Il governo di Salvini, ha detto Bannon, è «la ragione per cui l’Italia è ora il centro dell’universo della politica», una sorta di avanguardia populista e anche se «la retorica è un po’ accesa», non si giustifica il costante attacco dei media esteri dall’Economist al New York Times, al Financial Times, impegnati «tutti i giorni nella ricerca dei crimini d’odio commessi da Salvini e dal resto dei funzionari che stanno solo cercando di portare ordine in Italia».

Lo sguardo di Bannon al momento è tutto puntato sulle Europee, dove sosterrà “attraverso consulenze” il gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà , in cui si ritrovano proprio il partito di Marine Le Pen, quello anti-immigrazione olandese, altri partiti sovranisti e la Lega. Le consulenze  si giocheranno in rete attraverso sondaggi, pubblicità mirate, campagne social e gestione dei dati, un campo immateriale finanziato anche da gruppi di fondamentalisti statunitensi che negli ultimi dieci anni, con accelerazione negli ultimi cinque anni, hanno donato più di cinquanta milioni di dollari a gruppi di estrema destra, come rivelato da uno studio condotto da OpenDemocracy. Lo scopo è quello di raddoppiare la presenza dei seggi nel Parlamento europeo e di essere almeno di ostacolo all’amministrazione dell’Unione e alle sue politiche unitarie: Bannon, forse, rivelerà questi piani l’11 maggio in Germania dove parlerà agli esponenti del partito di destra proprio nella camera bassa del Bundestag.

 

 

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