Azzardo, una politica senza dignità

Lobby dell’azzardo all’attacco del decreto Dignità del 2018 che vieta la pubblicità anche indiretta delle offerte del settore. I monopoli dello Stato lanciano una App per facilitare l’incontro tra domanda e offerta dell’azzardo “sicuro”. Cosa sta accadendo? Ne parliamo con Filippo Torrigiani, consulente della Commissione parlamentare antimafia
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Foto LaPresse

Le lobby dell’ azzardo non sono mai state in lockdown e sono ora all’attacco della legge di bilancio arrivata in ritardo in Parlamento. L’obiettivo per le società concessionarie resta quello di rimuovere o almeno sospendere il divieto di pubblicità introdotto dal primo governo Conte con il decreto Dignità. Lo chiede con forza anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, trovando il consenso di Valentina Vezzali, annoverata tra i tecnici del governo Draghi come sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport.

Malagò , foto LaPresse

La forza propulsiva del M5S prima maniera, che tanti consensi elettorali ha attratto sui temi ambientali (acqua pubblica, Tav, ex Ilva) e quello dell’ azzardo, si è arenata tranne in alcuni parlamentari come il senatore Giovanni Endrizzi che sembra agire in solitaria davanti a un fronte politico compatto a favore dell’incentivo di massa dell’ azzardo. Anche il direttore dell’ADM (Agenzia dei monopoli e delle dogane), l’economista Marcello Minenna scelto per quel ruolo dai pentastellati, si dimostra molto attento a far ritornare gli utenti nei grandi o mini casinò diffusi sul territorio nazionale come esche per una popolazione in piena crisi economica aggravata dalla pandemia. La sua Agenzia ha lanciato una App per facilitare l’incontro “sicuro” tra domanda e offerta.

Cosa sta accadendo? E perché? Se lo chiedono tante associazioni, come ad esempio il tavolo No Slot di Mantova, impegnate da sempre contro il proliferare dell’ azzardo. Ne abbiamo parlato con Filippo Torrigiani, consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, con un lungo impegno in Avviso pubblico, rete di enti locali contro mafie e corruzione. A suo parere «non si tratta di vietare ma di regolamentare un mercato che, nonostante stia dentro ad una cornice istituzionale, è oramai fuori controllo».

Ingresso Montecitorio foto Lapresse

Azzardo e politica, il copione si ripete anche in tempi di pandemia. A che punto siamo?
Ci troviamo in una fase che conferma la velleitarietà della classe politica nei confronti del fenomeno dell’ azzardo. Ne è la testimonianza la quantità dei proventi da tale settore che, ancora una volta, nonostante un impoverimento sempre più manifesto delle persone (nel Paese 5,6 milioni di soggetti vivono in condizioni di povertà totale) sono stati ascritti nella Legge di Bilancio: 13,7 miliardi in entrata. La ripresa in questo campo dunque andrà sostanzialmente ad arricchire le casse dell’erario della filiera del cosiddetto “gioco e null’altro”. Va anche ricordato quanto ha significato l’azzardo nel 2020, anno drammaticamente infausto segnato dalla pandemia: 80 miliardi di euro spesi. Pari al valore economico del Terzo Settore in Italia e tutto questo mentre il Paese era al palo. Una follia.

Quali sono, a suo parere, i fatti più preoccupanti a livello politico?
La politica, salvo rare eccezioni, oramai da tempo ha purtroppo abdicato alle sue funzioni. Al riguardo preoccupano molto alcune dichiarazioni di esponenti politici del tipo «senza i proventi dei giochi non si chiudono i bilanci». Affermazioni che hanno del ridicolo. Viviamo in un Paese malato che annovera tra i suoi primati negativi qualcosa come 100 miliardi di euro di evasione fiscale: tutt’altro che banale è aver presente che solo il 71% dell’Irpef è versato dal 21% dei contribuenti. Il resto? Ogni giorno siamo chiamati a corrispondere una quantità importante di soldi alla Ue per la mancata attuazione di politiche sostenibili in tema ambientale come la depurazione delle acque o il ciclo dei rifiuti.

Dove si dovrebbero recuperare i soldi per la spesa pubblica?
I segmenti dove recuperare risorse da destinare alla sanità, alle pensioni, ai giovani, alla collettività in generale, ci sono, eccome. Abbiamo, ad esempio, politiche scandalose di “concessioni” della res publica come quelle balneari o delle acque minerali. La grande assente è, appunto, la politica che, anziché prodigarsi in questa direzione preferisce, come nel caso dell’azzardo, foraggiare un mercato che produce degenerazioni sociali e malavitose.

In che modo si producono tali effetti collaterali?
Nell’arco temporale che va dal 2006 al 2016 in Italia sono stati veicolati nei canali del gioco 759 miliardi di euro, con una perdita netta per i giocatori di oltre 181 miliardi. Mai nessuno si è posto la riflessione di “quanto costa” il contrasto ai fenomeni destabilizzanti che un’offerta così smisurata produce. Oltre alla parte relativa alla prevenzione e alla cura dell’azzardopatia, vi è tutta la questione che riguarda il contrasto al malaffare, ad esempio: forze dell’ordine, magistratura, Commissione Parlamentare Antimafia, UIF Banca d’Italia che si occupano di questi temi hanno dei costi altissimi che tutta la collettività in maniera indiretta è chiamata a corrispondere attraverso le tasse. Per anni ci hanno raccontato che se lo Stato avesse gestito in maniera diretta l’azzardo, si sarebbero debellati i fenomeni di illegalità. In realtà oggi possiamo dire che ciò non è avvenuto: il mercato illegale prolifera su un binario parallelo difficilmente quantificabile e all’esito di centinaia di indagini è stato accertato che, anche attraverso il cosiddetto “gioco legale”, le consorterie malavitose fanno affari con pratiche di riciclaggio e usura.

azzardo

Come si potrebbe intervenire per evitare una nuova fase di offerta incentivata dell’azzardo di massa?
Serve un impegno di ampio respiro che sia incisivo anche a livello comunitario. Ci sono Paesi facenti parte della Ue (Malta, ad esempio) dove si fa prima ad aprire una “società di gioco” che un bar, e dove, come chiarito da più indagini, la possibilità di operare talvolta anche in maniera opaca è fin troppo facile. In Italia abbiamo questioni aperte e urgenti da affrontare: penso alla proroga delle concessioni esistenti (dalla gestione dell’azzardo alle società private, ndr). Un fatto sconcertante che mi vede in totale disaccordo.

Quali sono state le motivazioni per prorogare le concessioni dello Stato?
ADM sostiene che vanno riallineate le date di scadenza e fare nuove gare tutte insieme. Perché? Non c’è stato il tempo per bandire nuove gare? Si pensi alla gara (prorogata di 8 o 9 anni) delle lotterie istantanee. Per quale motivo non è stata fatta? Oppure a quel fenomeno di cui poco si parla rappresentato dai conti gioco: ce ne sono attivi più di 7 milioni e rappresentano, nei fatti, una sorta di deposito bancario parallelo, ma purtroppo anche su questo si registra un silenzio assordante. In questa fase, soprattutto ADM (ma non solo) si sta prodigando nel sostenere la compartecipazione degli enti locali (i Comuni) al gettito dei giochi: ecco il boccone avvelenato. Si amplifica il cortocircuito istituzionale in itinere: da una parte lo Stato “biscazziere” che vuole i soldi, dall’altro i sindaci a cui la Carta costituzionale attribuisce il diritto/dovere di tutelare la salute dei cittadini. Va da sé che, se i Comuni dovessero ricevere denari dai “giochi” sarebbe poi difficile intervenire con regolamenti e/o ordinanze di contrasto all’offerta. Servirebbe uno scatto di dignità da parte della politica: in Italia manca una Legge organica che disciplina la materia. Nel nostro Paese le normative che regolano giochi e scommesse sono molto ampie e l’intera offerta è di fatto disciplinata dai Codici civile e penale, da leggi speciali, da sentenze della Corte costituzionale, da innumerevoli decreti in materia e dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e da provvedimenti contenuti nelle leggi di bilancio.

Cosa ha comportato questa mancanza di una legge organica?
La proliferazione di un sistema che sfugge ad ogni controllo. Più di ogni e qualunque riflessione, parlano i numeri delle transazioni registrate sulle piattaforme di Sogei: nel 2020, ad esempio, i numeri sono cresciuti del 750% rispetto al 2013. Le transazioni registrate sono state 10 miliardi. E 10 miliardi di transazioni registrate vogliono dire 10 miliardi di giocate, tasti pigiati, puntate, scommesse etc. ovvero 27,4 milioni di euro al giorno, quasi 1,2 milioni l’ora, 2.530 al minuto, 317 euro al secondo. Notti, domeniche e festività comprese. E tutto questo con le sale chiuse per un arco temporale importante a causa della pandemia.

LaPresse

Una quantità enorme di denaro…
Già. E questo “mare di soldi” impegnato e speso nel gioco d’azzardo è nei fatti sottratto al resto dell’economia reale: cura della persona, abbigliamento, cultura, viaggi, ristorazione ecc. con il tessuto economico dei territori che si impoverisce. Per questi motivi è improcrastinabile una riforma del mercato dei giochi che muova necessariamente dalla tutela della salute. Unitamente a una riduzione dell’attuale offerta oltremodo invasiva.

Di che numeri parliamo?
Abbiamo 6.937 manifestazioni scommesse a Quota Fissa autorizzate. Nel 2016 erano 4.226. Ci sono poi 321.136 apparecchi in esercizio, 39 tipologie di lotterie istantanee e 23 tipologie di “gratta e vinci” on line. E l’elenco può continuare. Serve anche una rimodulazione della tassazione sul Pay Out, ovvero il ritorno in vincita, che su alcuni giochi (online) è di oltre il 90% e quindi appetibile per gli avventori. Anche un intervento sugli aggi destinati ai rivenditori di alcuni giochi sarebbe auspicabile, penso ad esempio ai gratta e vinci che è pari all’8%.

 

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