Azzardo, il nodo delle concessioni pubbliche

Prove di resistenza civile alle pressioni pro-azzardo della giunta regionale piemontese e in quella provinciale a Trento. Ma il problema resta a livello nazionale. Le richieste di Slot Mob
Azzardo foto slot mob

In Piemonte la giunta regionale ha intenzione di rimuovere una legge locale del 2016 che ha cercato di contrastare la diffusione dell’azzardo. A Trento la presidenza della Provincia intende rinviare l’entrata in vigore di una norma che impone regole che ostacolano l’offerta sistematica dell’industria dell’azzardo.

La direzione sembra ormai segnata e la stasi estiva rappresenta l’alleato ideale per coloro che cercheranno in tutti i modi di venir incontro agli interessi della filiera dell’azzardo di massa, che parte dai grandi concessionari per arrivare ai gestori dei minicasinò che, come ogni altra attività “non essenziale”, hanno sofferto per la chiusura imposta dalle misure antipandemia.

Oltre la personale cortesia, il presidente del consiglio Giuseppe Conte non può fare niente davanti alla petizione on line che gli aveva chiesto di rinviare il più possibile la riapertura del comparto di slot e similari. Si tratta di attività lecite date in concessione con tanto di simbolo della Repubblica esposto all’ingresso delle sale slot, bingo, ecc. con accanto il numero di autorizzazione.

Lo Stato ne ricava 10 miliardi di euro all’anno a fronte di un volume di 110 miliardi di euro intercettato da una offerta incentivata che non risparmia alcun territorio. Le imprese che lo gestiscono ne ricavano anche loro 10 miliardi di euro. Chi, come la De Agostini di Novara, ha diversificato i suoi affari investendo in Lottomatica, ha visto crescere i suoi profitti fino a diventare leader del settore a livello internazionale, generando una tale liquidità che sta investendo in altri settori redditizi come la rendita immobiliare e la gestione dei crediti deteriorati (npl) comprati a poco prezzo dalle banche per poi esercitarne il recupero verso i clienti insolventi.

Conte può fare poco se non cambiano le leggi dello Stato, e lo sa bene da giurista esperto quale è. Per togliere le concessione autostradale ai Benetton è dovuto arrivare ad un accordo che è tutto ancora da definire nei dettagli. E c’è voluta l’emozione collettiva del crollo del ponte Morandi di Genova per arrivare ad una scelta che sembrava impossibile dopo il predominio delle privatizzazioni anche dei monopoli naturali come la rete delle strade costruita con i soldi pubblici.

In tema di azzardo il tabù delle concessioni è presente anche tra chi si ribella allo strapotere delle aziende che hanno avuto il via libera assoluto alla diffusione dei loro prodotti nei luoghi pubblici. Al massimo ci si affida a qualche norma locale pensando che possa contenere un fenomeno che è ormai senza controllo, se la Direzione nazionale antimafia ne denuncia periodicamente la presenza pervasiva delle mafie. Arrivano poi certe sentenze, come una più recente del Tar di Palermo, che riconoscono la prevalenza dell’interesse del gestore privato contro l’interesse pubblico delle autorità locali che hanno imposto alcuni limiti di apertura alle attività dell’azzardo. Un mercato che ha il suo indotto lavorativo, con i dipendenti impauriti, come tutti, dallo spettro della disoccupazione. Le industrie del settore fanno leva su tale paura perché sanno bene che, a livello pubblico, sembra impossibile avviare processi di riconversione economica virtuosa. Eppure il denaro che si annuncia in arrivo dall’Europa è condizionato a cambiamenti strutturali. A riconversioni, cioè, non più difensive, ma produttrici di maggiore e migliore occupazione.

La pressione a favore, invece, del settore consolidato dell’azzardo ha indotto alcuni soggetti a minacciare sui social la consigliera comunale di Trento Elisabetta Bozzarelli. Azioni che gli inquirenti sono chiamati a rintracciare per farne valere la responsabilità, ma la serietà della posta in gioco e gli interessi coinvolti dovrebbero far capire a tanti che non è più il tempo di esternazioni moralistiche o petizioni che distraggono dal nodo politico economico della questione azzardo. E cioè la ridiscussione pubblica del sistema delle concessioni ai privati, da Lottomatica in giù.

Solo una gestione pubblica, trasparente e sotto  controllo della società civile, orientata al bene comune, può programmare un graduale disincentivo del ricorso all’azzardo di massa. Per arrivare a questo obiettivo sarebbe necessario instaurare una commissione parlamentare di inchiesta per accertare le responsabilità diffuse di un Paese che detiene il primato europeo in tema di raccolta dell’azzardo proprio nel pieno di una crisi economica senza precedenti, con la crescita delle diseguaglianze e del numero della povertà.

Ma a livello parlamentare non esiste più un raggruppamento tematico sull’azzardo come quello coordinato dal dem Lorenzo Russo nella scorsa legislatura e i pentastellati più attenti da sempre su questo fronte (Giovanni Endrizzi, Francesco Silvestri, Matteo Mantero e Antonio Baroni) sembrano in minoranza nella loro formazione politica che ha, tuttavia, dato un segno di discontinuità con il divieto di pubblicità dell’azzardo introdotto nel decreto  dignità. Una norma ovvia e semplice che mira soprattutto a togliere strumenti di pressione delle aziende verso la libertà di stampa. Ma che viene aggirata, ad esempio, da Lottomatica con la pubblicità che, assieme al Coni, promuove sulla sua attività di beneficenza in quelle stesse periferie popolate dal disagio intercettato dall’offerta di un azzardo endemico.

Davanti a tale stato di cose, esiste una opposizione significativa nei territori, come in Piemonte, dove diverse associazioni della società civile sono addirittura scese in piazza per contestare la rimozione della legge del 2016 e hanno attivato una raccolta firme per contestare la scelta della giunta regionale.

Eppure il nodo resta a livello nazionale. Secondo il movimento Slot Mob «si continua a non voler affrontare il nodo delle concessioni miliardarie della gestione dell’azzardo alle grandi società commerciali che, come avviene in altri settori, usano come strumento di pressione il problema occupazionale dei loro dipendenti. Mantenere l’attuale situazione di incentivo illusorio e ossessionato all’azzardo in un Paese in disperato bisogno di soldi vuol dire alimentare la crescita del disagio destinato ad esplodere nella bomba sociale attesa nel prossimo autunno».

Le richieste avanzate da Slot Mob verso il governo del Conte 2 e del Parlamento sono concrete e puntali e costituiscono il criterio in base al quale poter valutare gli atti politici che ne conseguiranno. Prima di tutto si tratta di «rendere accessibili alla consultazione pubblica le concessioni dell’azzardo ai privati» rivedendo «il ginepraio delle norme che blindano il sistema delle concessioni a favore dei privati per tornare ad una gestione dell’azzardo che sia pubblica, responsabile, disincentivante e controllata democraticamente dai cittadini». Ovviamente si tratta di programmare, a livello di scelte di bilancio, un intervento in grado di usare «le risorse disponibili del piano di rilancio per pianificare una riconversione dell’indotto dell’azzardo, per liberarlo dal potere delle multinazionali e dal ricatto dei posti di lavoro».

 

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