Autunno 2002: la (dis)carica delle antologie

Spiace dover attaccare sempre con la stessa lagna, ma la crisi in corso non lascia alternative. I dischi si vendono sempre meno e le casse discografiche piangono lacrime disperate. E questo è un fatto. Solo che anziché invertire la rotta o azzardare strategie innovative, si preferisce raschiare il fondo di una pentola ormai più lustra di uno specchio. E questo è un altro fatto, aggravato dalla complicità di una penuria di creatività ormai transgenerazionale. Così eccoci di nuovo a celebrare il boom degli album antologici, ciclico e penosissimo escamotage per tamponare l’emorragia: secondo logiche che poco hanno da invidiare a certo condonismo legislativo. Basta guardare le classifiche di vendita: più della metà sono greatest hits, talvolta assemblati con oculatezza riepilogativa, più spesso camuffati con qualche inedito per attizzare gli aficionados. Del recente Forty Licks degli Stones abbiamo accennato sul numero scorso. Ma la lista s’arricchisce ogni giorno di nuove uscite: c’è l’ennesima raccolta del sempiterno ElvisPresley con tutti i suoi singoli di maggior successo, e gli U2 con il riassunto del loro ultimo decennio d’attività e l’aggiunta della nuova Electrical Storm; ci sono rockband di buon valore come i Cranberries, i Manic Street Preachers, gli Everything But The Girl, e icone post-moderne come i Nirvana; cadaveri eccellenti come i Fleetwood Mac, e cantautori un po’ infeltriti come Warren Zevon; avanguardisti come Björk e mutanti sempreverdi come David Bowie. Fenomeno non solo stilisticamente trasversale, ma anche transcontinentale, giudicare dalle recenti pubblicazioni antologiche della capoverdiana Cesaria Evora, dagli svedesi Roxette, dal brasiliano Gilberto Gil, giusto per buttar qualche altro nome. E l’Italietta nostra non è da meno: dopo l’ottimo riscontro estivo di Giorgia, sta andando benino l’antologia di Samuele Bersani trainata dal singolo Che vita!, così come Max Pezzali con la raccolta Love Life; mentre una nota a sé merita Semplicemente del compianto Alex Baroni, non foss’altro perché i proventi verranno devoluti in beneficenza. Dati i costi produttivi quasi nulli, c’è da giurare che la tendenza è di quelle destinate a durare, tanto più che anche il pubblico preferisce andare sul sicuro piuttosto che rischiare per la medesima cifra, oltretutto – l’acquisto dell’opera di un carneade di belle speranze, di una ciofeca strabattuta dalle radio, o dell’ennesima autocitazione di una popstar imbolsita. A parziale conforto, nel riquadro segnaliamo qualche eccezione, ma non c’è dubbio che son tempi duri, ovunque e per tutti. Epperò non ancora abbastanza, perché non ci sia rischio di doverli rimpiangere: l’era delle antologie antologiche e delle compilation al quadrato potrebbe essere più vicina di quel che il comune senso del pudore lasci sperare. Cd Novità I muvrini Umani capitol-emi Qui in Italia non li conosce quasi nessuno. Eppure fanno base a due passi da noi, in Corsica, e la loro discografia è una miniera di tesori. Sono di una bravura impressionante, specie per quel che riguarda le armonizzazioni vocali: immaginatevi i migliori Tazenda incrociati col Gabriel più accessibile, e una spruzzata d’etno-pop mediterraneo dal forte impegno sociale. Scopriteli, e non ve ne pentirete. Beck Sea change universal Lo sbarbatello folk-punkettaro dei suoi esordi è ormai solo un ricordo. Spiazzante, modernamente demodè nel suo approccio sonoro e contenutistico, l’ancor giovane californiano s’aggancia ai grandi di un tempo (quelle con Nick Drake, Joni Mitchell, Graham Parsons sono parentele un po’ azzardate ma tangibili) per continuare ad evolversi senza rinnegarsi. Ce ne fossero. Beck Richarda ashcroft Human conditions Virgin Bella conferma per il pazzo Riccardo, già leader di quei Verve tuttora annoverabili tra le poche cose davvero significative dell’Inghilterra dello scorso decennio. Pop-rock screziato di soul, di gospel country.”Le condizioni umane” qui poeticamente descritte echeggiano Cocteau e Malraux, non disdegnano arrangiamenti complessi sontuosi arabeschi d’archi: svelando tuttavia un autore che ha chiara la differenza tra ambizione e presunzione. David gray A new day at midnight Cgd-Warner Il trentaduenne gallese è uno dei migliori cantautori dell’ultima generazione. Tra Van Morrison e Jackson Brown, il suo stile sta conquistando spessore, album dopo album. Dopo l’inatteso, clamoroso successo del precedente White Ladder, una conferma coi fiocchi. David Gray

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