Assunta… tra i grandi

Applausi a scena aperta per la lanciatrice del peso, che all’inizio dell’ultimo fine settimana conquista a Dubai, nella prima giornata dei mondiali paralimpici di atletica leggera in corso negli Emirati Arabi Uniti, il suo quarto oro in quattro mondiali. Un modello di come vivere lo sport

Tra i grandissimi: di nome e più ancora di fatto. Come riassumere più eloquentemente altrimenti quattro medaglie, d’oro, in quattro campionati mondiali? Sono i risultati stratosferici di Assunta Legnante, che giusto all’inizio di quest’ultimo finesettimana ha conquistato il suo ennesimo titolo iridato nella prima giornata dei mondiali paralimpici di atletica leggera in corso negli Emirati Arabi Uniti. Dunque Lione, Doha, Londra e ora Dubai: la capitana della squadra paralimpica azzurra non porta a casa solo il primo oro per l’Italia e il quarto consecutivo della sua carriera, ma si conferma uno dei più maestosi modelli per vivere lo sport, la consistenza dei limiti e l’approccio alla vita.

Un oro che vale Tokio 2020

Firmando il quarto sigillo iridato nella sua carriera da lanciatrice del peso F11, la campionessa ha guadagnato il pass per le Paralimpiadi di Tokyo 2020: non c’è stata storia in gara per le dodici avversarie, dato che Assunta si è imposta con un lancio da 15,83 metri, la migliore prestazione stagionale, indossando la nuova inconfondibile mascherina con l’immagine degli occhi dell’Uomo Tigre. “Ora la posso portare a Tokyo da campionessa mondiale: è un omaggio al Giappone. Lì voglio vincere il mio terzo titolo paralimpico. Era d’obbligo riconfermare il titolo mondiale per la quarta volta, ed è importante aver portato a casa uno slot. Da capitano, ho dato l’esempio agli altri ragazzi che ora dovranno fare anche meglio. Sono sette anni che non perdo, il presente è qui. Dedico questa medaglia a me, perché quest’anno ho ricominciato ad amarmi”, le sue parole, che meritano senza dubbio qualche spiegazione.

Luce o buio: una vita per lo sport

Nata a Napoli il 14 maggio 1978, aveva iniziato la sua carriera a Frattamaggiore (NA), prima di trasferirsi definitivamente ad Ascoli Piceno, iniziando da subito ad ottenere ottimi risultati insieme a Nicola Silvaggi, ex CT della nazionale italiana, come nel 2007, quando si aggiudica gli europei indoor di Birmingham come atleta normodotata. Due anni dopo, arriva il buio: un glaucoma congenito presente sin dalla nascita, che già precedentemente le aveva precluso la possibilità di partecipare ai Giochi Olimpici di Atene 2004, toglie la vista alla lanciatrice. Un momento durissimo, ma che non dura molto per lei, che tre anni più tardi torna sulla pedana ai campionati italiani assoluti paralimpici di atletica leggera, con il risultato di trovare il record del mondo nel getto del peso, nella categoria F11-12: due lanci da 13,24m e 13,27m annunciano un’annata di rivalsa da brivido, che la vedrà trionfare anche alle Olimpiadi di Londra, battendo il record mondiale e stabilendo il primato mondiale con 16 metri e 74.

“Cannoncino” non si ferma

Grazie ad una tenacia e ad una forza psico-fisica non comune, che le valgono l’appellattivo di “cannoncino”, Assunta non si accontenta: migliora nuovamente ai campionati mondiali di atletica leggera paralimpica di Lione 2013 con un dorato 16,79, mentre nella stagione 2014, il 6 giugno al Meeting di Padova, stabilisce un ulteriore nuovo record mondiale, con 17 metri e 30 nel getto del peso, in una gara con normodotati. Migliora al contempo, tanto per non farsi mancare nulla, il suo record personale nel lancio del disco da 35,07 (record europeo) a 35 metri e 48, anche se, come lei stessa ammette, “il getto del peso è la sua gara; il disco ed il giavellotto sono per lo più un divertimento”. Una straordinaria carriera, incorniciata nel dicembre del 2014 con l’assegnazione del Collare d’oro al merito sportivo, il più alto riconoscimento sportivo del nostro paese; quindi l’oro ai Mondiali Doha (Qatar), l’anno successivo, e la riconferma del titolo olimpico a Rio. Ora l’ennesimo titolo per una capitana memorabile e #OltreLaBarriera come pochi, per la quale la parola “fine” sembra più inesistente che lontana: “un punto di vista”, è il caso di dirlo, quello di Assunta Legnante, da comprendere, narrare nel tempo e valorizzare come uno dei tesori più profondi della storia dello sport.

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