Assuefatti alla tragedia

Napolitano sulle pagine del Corriere della sera chiede di «agire e reagire politicamente e moralmente all’indifferenza» sui viaggi della morte degli immigrati
Giorgio Napolitano
Le notizie sulle tragedie del mare si connotano di dettagli, sfiorano talvolta il macabro, insistono sulle cifre e sulle provenienze, ma poi scompaiono, inabissate nell’indifferenza o nell’oceano impetuoso di notizie che ci travolgono, scalzando ogni precedente. Gli immigrati disturbano le vacanze mi fu detto, una volta da un collega, mentre da testimone avrei voluto raccontare del gioco al rimpiattino tra Malta e Italia sui soccorsi da prestare a 75 sciagurati, in balia del Mediterraneo. Ma è solo disturbo o sono diventate troppe? O abbiamo reciso quel filo sottile di solidale partecipazione che lega gli uomini fra loro?

 

«Ma se in qualche modo è istintiva l’assuefazione, è fatale anche che essa induca all’indifferenza?», così si è espresso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul Corriere della sera di oggi, in risposta ad un editoriale di Claudio Magris, pubblicato sabato. Napolitano si è sentito interpellato in prima persona da queste tragedie e dalle notizie che le raccontano. Si sorprende della rapidità con cui queste notizie scompaiono dai giornali e dai telegiornali e aggiunge: «con eguale rapidità è sembrata cessare la nostra inquietudine per un fatto così atroce».

 

Usa parole forti il presidente della Repubblica e parla di «fatti atroci», «crimini», «avventurieri senza scrupoli» e punta il dito anche verso l’Europa e il concetto di democrazia di cui si fregia. «La comunità internazionale, e innanzitutto l’Unione europea, non possono restare inerti dinanzi al crimine che quasi quotidianamente si compie organizzando la partenza dalla Libia, su vecchie imbarcazioni ad alto rischio di naufragio, di folle disperate di uomini, donne, bambini», scrive Napolitano. E descrive queste traversate come «un crimine lucroso gestito da avventurieri senza scrupoli».

 

Continua, poi, specificando la tipologia di reato e richiamando i documenti che lo condannano: è un crimine che si chiama «tratta» e «traffico» di esseri umani, ed è come tale sanzionato in Europa e perfino a livello mondiale con la Convenzione di Palermo delle Nazioni Unite nel 2000. Sono tre le espressioni con cui Napolitano conclude la sua accorata lettera, da statista e da cittadino italiano: accoglienza, prevenzione, rispetto della legge, doveri tutti della democrazia.

 

«Stroncare questo traffico, prevenire nuove, continue partenze per viaggi della morte (ben più che «viaggi della speranza») e aprirsi – regolandola – all’accoglienza: è questo il dovere delle nazioni civili e della comunità europea e internazionale, è questo il dovere della democrazia», così il presidente. Di queste riflessioni franche, che hanno valenza non solo istituzionale, se ne sente proprio il bisogno, soprattutto quando l’argomento è così controverso e dibattuto, come quello dell’immigrazione. Non bastano gli schieramenti di parte per dare risposte alle tragedie: questi morti ci appartengono al pari dei vivi e non può certo essere un tratto di mare a farceli dimenticare o renderceli presenti, solo come ennesimo problema.

 

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