Amos Luzzato, un ebreo autentico

Mercoledì 9 settembre è morto a 92 anni Amos Luzzato, «medico e studioso della cultura ebraica» e molto di più.

È morto ieri nella sua amata Venezia, Amos Luzzato. Un grande uomo. Aveva 92 anni. Si definiva «medico e studioso della cultura ebraica» ed«ebreo di sinistra». Era tutto questo e molto di più.

Nato a Roma nel 1928, proviene da una famiglia di studiosi e di rabbini. A causa delle leggi razziali italiane nel ’39 emigra a Tel Aviv, che allora era nella Palestina del Mandato britannico. Poi rientra in Italia nel ’49. Esercita la professione di chirurgo per oltre cinquant’anni in diversi ospedali italiani. Diventa presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) dal 1998 al 2006. Scrive tanti libri, è uno scrittore molto fecondo. A Venezia, guida la Comunità ebraica e due anni fa partecipa alle celebrazioni per i 500 anni dalla nascita del Ghetto.

Liliana Segre, amica di famiglia, il giorno della morte di Luzzato ha confidato: «Sono particolarmente colpita dal fatto che se ne sia andato. Mentre io sono ancora qui e domani (oggi, ndr)  compio 90 anni, e sono tantissimi. Fino a poco tempo fa non li sentivo. Ora pesano, sono tanti».

In tutta la vita Amos Luzzato si è impegnato contro l’antisemitismo e il razzismo, si è speso a favore del dialogo e della tolleranza.

Nel 2005 in un messaggio di pace e fratellanza tra popoli disse, di fronte all’allora presidente Azeglio Ciampi: «La violenza, l’incitamento all’odio fra popoli, culture, religioni diverse, l’omologazione, per quanto riguarda il passato, dei carnefici e delle loro vittime, tutto questo è tragicamente nella cronaca quotidiana. Saremo capaci di reagire a questa marea? Saremo capaci di insegnare ai nostri ragazzi la libertà di scegliere consapevolmente fra il bene e il male, fra la lotta di sopraffazione e la convivenza civile nel rispetto dell’altro?». La risposta la trovò nella tradizione ebraica. Concluse: «Hillel, un grande Maestro dell’ebraismo diceva: ‘Non fare agli altri ciò che non vorresti per te. Tutto il resto è commento. Va’ e studia».

Luzzato ha vissuto a fondo nel ‘900 italiano: ha visto il fascismo, il sionismo e poi la nascita dello Stato di Israele, ha militato nel Pci. Rimanendo di “sinistra”, come lui stesso si definisce, si è dimostrato aperto al dialogo con la nuova destra di Gianfranco Fini. Fu artefice del viaggio del leader della destra in Israele, da “pentito”, della sua visita al museo della Shoah, lo Yad Vashem. E lì, davanti a quegli orrori che non danno spazio a parole vane, Fini ammise che «il fascismo è stato il male assoluto». Merito di Luzzato.

Ricordo un incontro con Amos Luzzato. In un intervallo di un incontro che si teneva a Torino sul tema della guerra e della pace, gli chiesi quale poteva essere il contributo ebraico alla pace. Mi rispose: «Il contributo ebraico alla società del convivere potrà essere la diffusione della Bibbia, compresa e vissuta seconda la nostra millenaria tradizione.  Insomma, daremo un contributo essendo autentici ebrei».

 

 

 

 

 

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