America Latina: giudici indipendenti cercansi

Nella regione si passa dall’impunità più sfacciata, alla giudiziarizzazione della politica. Ma il maggiore danno è alla democrazia, perché nell’uno e nell’altro caso viene meno la fiducia nelle istituzioni
Luiz Inacio Lula da Silva (AP Photo/Andre Penner)

Alcuni anni fa ero in Bolivia, a La Paz, ed ebbi modo di dialogare con un docente di Diritto costituzionale che aveva partecipato alla redazione della nuova Costituzione boliviana. Mi spiegò che era impegnato a “formare i giudici” al contesto politico nel quale era nata la nuova Magna Charta. Gli chiesi quale fosse il senso di tale sforzo. I contesti politici sono mutevoli, per questo ci si affida alle norme di legge che sono un punto di riferimento più stabile. «La politica influisce sempre sul diritto», fu la sua risposta. Il che è vero. Ma una cosa è influire, altra storia è determinarne un’interpretazione.

Evo Morales (AP Photo/Juan Karita)

Più tardi, ebbi conferma di tale tendenza quando i giudici costituzionali permisero all’allora presidente Evo Morales di candidarsi per un quarto mandato, nonostante che la Costituzione lo impedisse. Fu quello l’inizio di una sequenza di fatti che approdarono nell’annullamento delle elezioni di fine 2019, con la rinuncia di Evo Morales, il suo esilio all’estero, la nascita di un governo interinale e, dopo le ultime elezioni, il ritorno al governo del partito di Morales, il Mas. Nel frattempo, però, il “contesto politico” ha continuato ad influire sulle decisioni dei giudici, prima con una persecuzione politica dei seguaci del Mas, poi con la violazione dei diritti umani nei loro confronti senza che fossero investigati dovutamente, come segnala Amnesty International. Ed oggi si è passati all’arresto della ex presidente ad interim Áñez, insieme a due suoi ex ministri, accusati di sedizione e terrorismo, mentre i membri del Mas che il governo precedente accusava dello stesso delitto sono oggi amnistiati.

L’episodio mi ricorda quanto mi spiegava un pubblico ministero della provincia di Buenos Aires. Per lui non era affatto difficile provare i delitti di corruzione che erano fonte di scandalo pubblico in Argentina, senza mai trasformarsi in condanne. «Nel mio caso – mi disse il pubblico ministero argentino – potrei facilmente provare i reati di vari sindaci, così vistosi e plateali che difficilmente potrebbero essere assolti. Ma non riusciamo a indagare, non abbiamo una polizia giudiziaria, non c’è abbastanza personale, per cui si avanza a rilento. I giudici poi, per ottenere il loro posto devono sfilare davanti ai baroni locali della politica e restituiscono il favore insabbiando i processi».

Cristina Fernandez de Kirchner (AP Photo/Natacha Pisarenko, Pool)

Per quanto sconcertante, la risposta spiega con molta precisione come mai l’ex presidente Menem abbia finito i suoi giorni terreni alcuni mesi fa, senza essere mai stato condannato per contrabbando di armi da guerra, nonostante le vistose falle della sua difesa ai processi: non ultima, aver preteso la legittimità della vendita di armi al Panama (che comunque poi finirono in Croazia), senza che questo Paese possedesse un esercito. Ed è la ragione per la quale, nonostante le evidenze e i documenti presentati, l’attuale vicepresidente Cristina Fernandez de Kirchner, sia sfuggita alle maglie della giustizia.

In Brasile, invece, è apparso ormai chiaro che il giudice Moro, principale protagonista delle condanne per lo scandalo Petrobras/Odebrecht (conosciuto come Lava Jato, autolavaggio), abbia fatto di tutto per poter essere lui il giudice dell’ex presidente Lula, stravolgendo la sua funzione indicando ai giudici istruttori come indagare. Il risultato è stato l’annullamento delle condanne contro Lula, che oggi può tornare nell’arena politica.

Questi tre casi mettono a fuoco uno dei principali problemi di quasi tutta l’America Latina: l’assenza di una reale indipendenza del potere giudiziario. Che tale principio non sia possibile applicarlo in modo totale è di certo un fatto. Esiste sempre un punto di incrocio con i poteri dello Stato che crea zone grigie. Altra cosa è che ci siano falle tali da rendere il potere giudiziario sottomesso agli altri poteri, primo tra tutti quello esecutivo. Il problema è vasto, perché in assenza di una solida cultura della legalità che eroda il terreno nel quale prospera la corruzione, la possibilità di godere di una certa immunità favorisce una espansione del fenomeno, con gravi danni alla fiducia nelle istituzioni pubbliche e, dunque, alla stessa democrazia.

Non sono molte le strade percorribili, se non coraggiose riforme istituzionali che consentano la necessaria e reale indipendenza della giustizia.

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