Alexander

Dopo il film interpretato (anche qui) nel 1956 da un biondo Richard Burton, Hollywood, grazie a Oliver Stone, ritorna sul condottiero, con quasi tre ore di spettacolo grandioso di ricostruzioni mozzafiato (Babilonia, Alessandria con giardini pensili, decorazioni musive e così via quasi perfette), costumi fastosi, esterni molto belli; e poi battaglie cruente (vedi Platoon…) tatticamente funzionanti, scandaglio sui costumi sessuali del Macedone e del suo ambiente, sul suo sogno di gloria, simboleggiata dall’aquila di Zeus che lo guida nei momenti fatali. Un mondo riletto con passione e gusto per la perfezione da un regista che da 15 anni ha coltivato il progetto. Un affresco insomma sull’incontro-scontro fra culture e sull’ambizioso progetto di un’unica nazione umana dove mondi diversi coabitano, che è quello di Alessandro. Di cui Stone narra la storia, dalla famiglia difficile con un padre dispotico ed una madre ossessiva, figure da cui il giovane stenta a liberarsi nel suo inconscio, alla volontà di vincere la paura del proprio passato e della morte, con imprese che realizzino, novello Achille, il suo sogno di gloria immortale; sino alla fine, per Stone opera di una congiura dei suoi generali, e tipica di chi osa pensare in grande e vivere per un ideale. Su questa narrazione epica, il regista incastra episodi illuminanti Alessandro, le amicizie virili, il contrasto con la moglie Rossane e i generali, la sua crudeltà ed il valore, le tensioni e la voglia di esplorare, la religiosità. Episodi che rendono il racconto non sempre lineare, come se Stone volesse dir tutto sul Macedone che lo appassiona, per cui son più le scene corali a tenere il filo della narrazione che i singoli momenti, cui nuocciono dialoghi talvolta superficiali, e l’interpretazione gigionesca di alcuni attori, come Angelina Jolie (la madre), Val Kilmer (il padre), mentre riescono meglio i comprimari. Quanto al protagonista, Colin Farrell s’impunta con la nota grinta a dar forma alla complessa figura del condottiero, riuscendo a darne una lettura meno teatrale del vecchio Burton, più nervosa, anche se a tratti un po’ languida. In definitiva, un’operazione di ricostruzione storica sincera e verosimile, ben lontana dal fumettone Troy, se non altro per una maggior aderenza alla cultura antica e senza riferimenti all’America di Bush. Il film infatti non appare una metafora dei nostri tempi, quanto un ritratto dell’uomo idealista. Se Stone ne riducesse la lunghezza, il risultato sarebbe ancor più apprezzabile, visto che tocca agli americani insegnare agli europei quali sono le loro radici. Regia di Oliver Stone; con Colin Farrell, Angelina Jolie, Val Kilmer, Laeta Kalogridis. m.d.b.

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