Chi aiuta a non dimenticare i figli in macchina?

Il tragico episodio di Arezzo, dove una mamma ha dimenticato la figlia in auto, impone una riflessione nulla necessità di sostenere i genitori anche per quanto riguarda gli aspetti non economici. Perché il loro "mestiere" non è meno pesante di tanti altri per i quali è invece garantito un sostegno psicologico

Nonostante il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti non riesco ancora ad assuefarmi alle notizie di cronaca, men che meno quelle che riguardano i bambini. Non ho per niente osato aprire Facebook, per evitare l’inevitabile e misero “tiro al piccione” contro la mamma della provincia di Arezzo che ha dimenticato la propria figlia di 18 mesi in auto per 6 ore fino al suo arresto cardiaco.

L’hanno chiamato “black-out mentale”,  cosa che sembra molto comune e che ha fatto già tre vittime in identici scenari.

Ovviamente inizierà la routine delle indagini come “atto dovuto”, e forse si potrebbe anche arrivare ad una incriminazione della madre per omicidio colposo e abbandono del minore; nonostante tutti siano pronti a dichiarare e giurare sulla sensibilità e affidabilità di questa mamma trentottenne, ora sprofondata in un abisso di dolore.

Ma questa “inevitabile” declinazione giuridica non cancellerà il dolore, e soprattutto non farà riflettere e lavorare sulle vere cause all’origine di tutto ciò.

La nostra vita ormai ha oltrepassato il famoso «stress della vita moderna», e non basterà certo l’elisir di carciofo pubblicizzato dall’indimenticato Ernesto Calindri

Oggi tutto sembra fuori ordinanza, e la parola vortice è solo un eufemismo.

Spesso banalizziamo, forse per non destarci preoccupazione, dimenticanze semplici – come chiudere l’acqua, spegnere il gas, dimenticare le chiavi di casa o il cellulare; ma poi in un declivio può capitare che il livello di stress aumenti, insidiando le azioni che comportano responsabilità verso terzi; e allora, se la distrazione banale o una dimenticanza lascia il posto a quel ‘black out della memoria’, si può trasformare in tragedia.

Ovviamente si parla maggiormente di mestieri come piloti, autisti di mezzi pubblici, macchinisti, ecc.; ma tralasciando un mestiere delicato, di ampia responsabilità e, ci si conceda, super stressante, come il genitore. Mentre le categorie professionali citate fanno scuole professionalizzanti, corsi di aggiornamento, hanno consulenze mediche e psicologiche a disposizione – spesso obbligatorie e quindi “gratis” – i genitori non fanno scuole, men che meno aggiornamento; e spesso non hanno tempo e denaro per visite mediche o consulenze psicologiche. Ed ecco aprirsi il ventaglio di tutti i black-out possibili ed immaginabili, fino al paradossale e forse incolpevole dimenticarsi il proprio figlio in macchina.

Secondo gli specialisti della materia, per evitare che micidiali vuoti di memoria colpiscano si dovrebbe prevedere una sorta di “stanza di compensazione”, una riduzione dei forti stimoli esterni – e aggiungiamo anche i famosi e spesso distraenti social – e la ricostruzione di riserve energetiche interne: in parole povere, prendersi una pausa. Ma quando?

Tutti puntano a buon diritto a quozienti familiari per evitare tasse e gabelli che strozzano le famiglie, servizi di aiuto alla maternità e paternità, ecc. Tutto bello, importante e giusto. Ma la sensibilità e l’aiuto alla genitorialità in tutti quegli aspetti non economici (peraltro dimenticati anch’essi), a maggior valenza relazionale e di sostegno, è materia di là da venire. Comunque ci auguriamo che uno squadrone di angeli custodi vigili sui bimbi in auto perché non siano in nessun modo dimenticati

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